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Come cambiare commercialista: dalla revoca del mandato alle comunicazioni necessarie

Hai deciso di cambiare Commercialista?

Qualunque sia il motivo che ti spinge a cambiare commercialista, ti comunichiamo che puoi farlo in qualsiasi momento.  Infatti il mandato conferito al Commercialista può essere revocato in qualsiasi momento senza obbligo di motivazione. Pertanto cambiare Commercialista è una missione possibile?

Cambiare commercialista è una fase delicata. Ti spieghiamo come farlo nel modo corretto?

Tutti i dettagli: dalla revoca del mandato alle comunicazioni necessarie per cambiare Commercialista.

Nel momento in cui si prende la decisione di cambiare commercialista è necessario fare alcuni passi e prestare attenzione ad alcune cose per evitare problemi con il vecchio professionista o contestazioni con la stessa amministrazione finanziaria.

La revoca del mandato 

Bisogna verificare prima di tutto se il mandato è firmato oppure vi è un accordo verbale.

Nel primo caso bisogna verificare i termini previsti per il recesso onde evitare il pagamento delle penali.

Nella lettera, che deve essere spedita con raccomandata A/R per cambiare commercialista: è opportuno che venisse specificato, che tutti gli adempimenti e le dichiarazioni fiscali rimangono a suo carico, cosa che non sempre è scontata.

Resta inteso poi che con la revoca per cambiare commercialista dovranno essere riconsegnati i registri contabili, i registri IVA, e tutta la documentazione fiscale e tributaria.

Offriamo il servizio cambio Commercialista. In cosa consiste?

  • mandiamo la raccomandata al tuo vecchio commercialista
  • ci interfacciamo per recuperare i documenti contabili e fiscali

Scopri le nostre tariffe e richiedi un preventivo al seguente link

 

Ecco di seguito un fac simile lettera revoca mandato commercialista.

Nostro Nome e Cognome
Indirizzo

Nome cognome commercialista/studio
Indirizzo

Gent.le sig. XXXXXXXXX,

con la presente si comunica di voler recedere dal contratto con voi stipulato e quindi di non voler più usufruire, dal ___________, dei servizi offerti dal vostro studio: contabili, fiscali e tributari.

Tutte le dichiarazioni fiscali ed adempimenti relativi all’anno in corso restano di Vostra competenza, ma la preghiamo di sospendere ogni prestazione a favore della mia impresa dal 31/12/20XX, ed altresì la invitiamo a consegnare tutti i registri contabili, registri IVA, nonché tutta la documentazione fiscale e tributaria in Vostro possesso al seguente professionista _______________(oppure allo scrivente).

 

Vorrei chiedervi se il datore di lavoro può effettuare una modifica dell’orario di lavoro  liberamente. È possibile modulare l’orario
unilateralmente o occorre obbligatoriamente il consenso anche del datore di
lavoro?

Prima di rispondere al quesito posto, vale la pena specificare che la
modulazione dell’orario di lavoro da parte del datore di lavoro è differente a
seconda del tipo di lavoro in essere, ossia:
1. se si tratta di lavoro part-time, scattano tutte quell’insieme di nuove
norme introdotte dall’art. 4-12 del D.Lgs. n. 81/2015, e quindi entrano
in gioco le clausole flessibili che disciplinano le modalità attraverso le
quali la distribuzione dell’orario di lavoro può avvenire;
2. differente è il caso del lavoro a tempo pieno. In quest’ultimo caso non
esiste una norma specifica, ma esiste un noto principio generale che
da un lato assegna al datore di lavoro l’attribuzione di determinare
l’orario di lavoro (ciò avviene unilateralmente all’atto della costituzione
del rapporto di lavoro mettendolo per iscritto nel contratto). 

I principi generali riconoscono dunque al datore di lavoro la possibilità di
mutare l’orario di lavoro unilateralmente purché tale modifica sia sorretta e
giustificata da esigenze organizzative ed oggettive connesse appunto
all’organizzazione e produzione del lavoro.

In caso contrario, tale potestà del datore di lavoro non può diventare arbitrio.

Quindi, la risposta al quesito posto è affermativa ma con un distinguo:
 il datore di lavoro può mutare l’organizzazione e la distribuzione
dell’orario di lavoro, ma tale mutamento deve essere giustificato da
ragioni oggettive connesse alla produzione e alla organizzazione del
lavoro e non già a mere determinazioni arbitrarie dello stesso datore di
lavoro.

In questo articolo faremo il punto sui nuovi vincoli in merito alla compensazione dei modelli F24 nonchè alle modalità di pagamento.

Il decreto legge ha confermato  la stretta della soglia che impone il visto di conformità per poter utilizzare il credito in compensazione. A partire dalle dichiarazioni presentate dalla data  del 24/04/17  per poter utilizzare crediti in compensazione in misura superiore a 5.000 euro dovrà essere apposto il visto di conformità.

Si ricordano le nuove modalità di presentazione obbligatoria dei modelli F24:

La prima distinzione che occorre tenere presente è relativa alla “natura” del contribuente. Sono infatti previste regole diverse per i ‘privati’ e per i titolari di partita IVA.

Per quanto riguarda i privati sono tre le situazioni che possono verificarsi:

  1. Delega che presenta esclusivamente tributi a debito (nessuna compensazione). In tal caso il privato potrà scegliere di presentare direttamente la delega allo sportello bancario o postale, in forma cartacea, oppure avvalersi dei canali internet banking, od ancora utilizzare Fisconline o conferire delega ad un intermediario per l’utilizzo del canale Entratel.
  2. Delega con saldo maggiore di zero (a debito), nella quale però siano utilizzati crediti in compensazione (delega parzialmente compensativa). In questo caso il privato, la delega non potrà presentarla allo sportello, ma dovrà utilizzare l’internet banking, oppure Fisconline o Entratel.
  3. Delega compensativa a zero. Si tratta del caso di un modello F24 che presenta uno o più tributi a debito ed uno o più tributi a credito, che vanno ad azzerare l’importo da versarsi. In tal caso il privato non potrà presentare la delega allo sportello, e nemmeno utilizzare l’internet banking. Quando la delega presenta un saldo a zero (totalmente compensativa) l’unico canale legittimo di trasmissione è quello dell’Agenzia delle Entrate, quindi Fisconline oppure con delega al consulente a mezzo canale Entratel.

Diverse e più complesse sono le fattispecie previste per il titolare di partita IVA:

1. Delega che presenta esclusivamente tributi a debito (nessuna compensazione). In questo caso il titolare di partita IVA potrà presentarla mediante internet banking, oppure utilizzando Fisconline o Entratel. Si ricorda che la presentazione della delega cartacea allo sportello bancario o postale è già da tempo preclusa ai titolari di partita IVA, in ogni fattispecie possibile.

2. Delega che presente un saldo maggiore di zero (quindi a debito), nella quale sono esposti crediti in compensazione (delega parzialmente compensativa). Questa fattispecie è la più complessa, perché il canale che il titolare è obbligato a rispettare non dipende dalla sussistenza di un saldo a debito, bensì deve essere vagliato in base a quali sono i crediti esposti in compensazione. Il D.L. 50 ha infatti previsto che in caso di utilizzo di una lunga serie di codici tributo in compensazione, indipendentemente dal saldo finale della delega, l’azienda – il professionista non possano più utilizzare l’internet banking, bensì debbano far transitare obbligatoriamente la delega sul canale Fisconline o Entratel. I crediti che impongono l’utilizzo dei canali dell’Agenzia delle Entrate sono analiticamente indicati nella Risoluzione 68/E, e si riferiscono a:
crediti d’imposta derivanti da quadro RU;
crediti per imposte sostitutive;
imposte sui redditi ed addizionali;
IRAP;
IVA (annuale ed infrannuale da modello TR).

Sfuggono a questa stretta solo le compensazioni effettuate in F24, relativamente ai crediti sovra elencati, che sono esposte in F24 ma sono relative alla medesima ‘famiglia’ di credito. Si tratta quindi di compensazioni che potrebbero essere effettuate in verticale, ma per le quali s’intende usare l’esposizione ‘orizzontale’ in F24. La Risoluzione 68/E, all’allegato 3, espone un’interessante tabella riassuntiva dei codici di credito, affiancati ai codici di debito della medesima ‘famiglia’, la cui compensazione interna non fa scattare l’obbligo di presentazione del modello F24 a mezzo Entratel/Fisconline.

Può essere utile ricordare che i crediti interessati alla nuova stretta sono esclusivamente quelli menzionati nel D.L. 50 e meglio specificati nella Risoluzione 68/E. L’utilizzo in compensazione di crediti di natura diversa, ad esempio INPS, INAL, Bonus Renzi, in presenza di delega parzialmente compensativa, potrà continuare ad avvenire tramite il canale internet banking.

3. Delega totalmente compensativa, con saldo zero. In tal caso, per i titolari di partita IVA, così come per i ‘privati’ è obbligatorio l’utilizzo dei canali dell’Agenzia (Entratel o Fisconline), e questo indipendentemente dalla natura dei crediti utilizzati in compensazione.

Dott. Raffaele Iorio

A Settembre 2016 ho effettuato una ristrutturazione edilizia di un immobile; non ero  a conoscenza della possibilità di usurfruire della detrazione fiscale ristrutturazione immobili pertanto ho pagato tramite assegni bancari. Il C.a.f. al quale mi sono rivolto insiste che doveva essere effettuato un bonifico parlante e che sarei tenuto a ripetere il pagamento tramite bonifico per la ristrutturazione edilizia e in accordo con il fornitore farmi restituire quanto pagato tramite gli assegni. Purtroppo la ditta fornitrice si rifiuta di restituire quanto versato anche qualora dovessi anticipare il bonifico.

E’ corretto quanto detto dal C.A.F.? Non c’è altro modo pe recuperare la detrazione per la ristrutturazione edilizia?

Quanto affermato dal C.A.F. è  corretto, tuttavia è opportuno chiarire la normativa relativa alla ristrutturazione edilizia. Le disposizioni generali in materia di detrazioni per interventi di ristrutturazione edilizia prevedono che “Il pagamento delle spese detraibili è disposto mediante bonifico bancario o postale dal quale risulti:
la causale del versamento,
il codice fiscale del beneficiario della detrazione ed il numero di partita IVA
ovvero il codice fiscale del soggetto a favore del quale il bonifico è effettuato”.

Lo stesso è finalizzato al rispetto delle disposizioni contenute nel D.L. 78/2010 che ha introdotto l’obbligo di operare una ritenuta all’atto dell’accredito dei pagamenti disposti con bonifici relativi a spese detraibili. In particolare, l’articolo 25 del citato decreto prevede che “a decorrere dal 1° luglio 2010 le banche e le Poste Italiane S.p.A. operano una ritenuta pari all’ 8% a decorrere dal 1° gennaio 2015 a titolo di acconto dell’imposta sul reddito dovuta dai beneficiari, con obbligo di rivalsa, all’atto dell’accredito dei pagamenti relativi ai bonifici disposti dai contribuenti per beneficiare di oneri deducibili o per i quali spetta la detrazione d’imposta”.

La detrazione non è riconosciuta in caso di effettuazione di pagamenti secondo modalità diverse da quelle sopra richiamate. Fa da sé che ai fini della richiesta del beneficio fiscale è necessario che i pagamenti siano dunque effettuati con apposito “bonifico parlante”.

Quanto appena detto è stato oggetto di intervento con la circolare 43 del 18/11/2016 con la quale l’Agenzia ritiene tale preclusione ormai superata nei casi in cui:
vi sia stata una errata compilazione del bonifico;
non sia possibile ripetere correttamente il pagamento;
risulti comunque soddisfatta la finalità della norma agevolativa, tesa alla corretta tassazione del reddito derivante dalla esecuzione delle opere di ristrutturazione edilizia e di riqualificazione energetica.

L’agevolazione per la ristrutturazione edilizia viene dunque riconosciuta anche in presenza di una dichiarazione sostitutiva di atto notorio del beneficiario dei pagamenti, che attesti che i corrispettivi accreditati a suo favore sono stati inclusi nella contabilità dell’impresa ai fini della loro concorrenza alla corretta determinazione del reddito del percipiente. Per cui nel suo caso specifico l’unica via percorribile ai fini della richiesta della detrazione è quella di richiedere al fornitore la documentazione sopra citata. Tale documentazione dovrà essere esibita dal contribuente che intende avvalersi della detrazione al professionista abilitato o al CAF in sede di predisposizione della dichiarazione dei redditi o, su richiesta, agli uffici dell’amministrazione finanziaria.

Premessa – Il Legislatore con alcune disposizione normative contenute nel D.L n. 50/2017 ha ridotto ad euro 5.000 (da euro 15.000) il limite massimo oltre il quale, per poter compensare i crediti relativi ad IVA, imposte dirette, IRAP e ritenute alla fonte (di qualunque tipologia), i contribuenti hanno l’obbligo di far apporre il visto di conformità sulle dichiarazione da cui i crediti stessi emergono, ovvero, in alternativa, per i contribuenti di cui all’articolo 2409-bis c.c., di far sottoscrivere la dichiarazione dai soggetti che esercitano il controllo contabile.

La violazione del predetto obbligo comporta il recupero (a mezzo atto di contestazione da parte dell’Agenzia delle Entrate) del credito impropriamente utilizzato, oltre che degli interessi e l’applicazione delle dovute sanzioni.

Inoltre, per i soggetti titolari di partita IVA, è stato istituito l’obbligo di utilizzare i servizi telematici messi a disposizione dall’Agenzia delle Entrate qualora essi intendano compensare, per qualsiasi importo, crediti d’imposta. Dunque, in presenza di crediti compensati, il modello F24 dei predetti soggetti, potrà essere presentato solo telematicamente attraverso i canali telematici dell’Agenzia delle Entrate (non è più possibile farlo attraverso i servizi di home banking).

I chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate – Con riferimento a quanto detto in premessa e con particolare riguardo alla decorrenza delle novità, l’Agenzia delle Entrate, con la Risoluzione n. 57/E pubblicata ieri, ha chiarito che le news entrano in vigore a decorrere dal giorno stesso della pubblicazione del decreto in Gazzetta Ufficiale, ossia dal 24 aprile 2017.

In particolare, l’Amministrazione Finanziaria ha chiarito che le nuove norme trovano applicazione per tutti i comportamenti tenuti dopo la loro entrata in vigore e, pertanto, alle dichiarazioni presentate dal 24 aprile 2017. A tal proposito è stato, pertanto, precisato che:

  • per le dichiarazioni già presentate prima del 24 aprile (esempio Modello IVA/2017) prive del visto di conformità, restano applicabili i precedenti vincoli, quindi, non possono essere scartate le deleghe di pagamento che, pur presentate successivamente al 24 aprile, utilizzano in compensazione crediti emergenti da dichiarazioni già trasmesse per importi inferiori a euro 15.000;
  • per le dichiarazioni non ancora presentate alla data del 24 aprile 2017, ad esempio Modello IVA 2017 presentato con ritardo non superiore a 90 giorni o dichiarazioni integrative da presentare ai sensi degli articoli 2 e 8 del D.P.R. n. 322 del 1998; è necessario apporre il visto di conformità qualora si intenda compensare crediti superiori ad euro 5.000, valgono quindi i nuovi limiti.

Infine, nella Risoluzione in commento, è affermato che, il controllo in merito all’obbligo, per i titolari di partita IVA, di utilizzo dei canali telematici dell’Agenzia delle Entrate in presenza di F24 con crediti utilizzati in compensazione, inizierà a partire dal 1° giugno.

fonte: fiscal focus

Chi affitta casa ai turisti tramite Airbnb o altri siti specializzati dovrà pagare le tasse. A partire dal prossimo 1° giugno 2017 entrerà in vigore la «flat tax» del 21% sulle locazioni brevi, con modalità di funzionamento analoghe a quelle della cedolare secca già vigente per le ordinarie locazioni tra privati. Sulla carta nulla di nuovo, in quanto già in passato i redditi derivanti dall’affitto di case vacanze avrebbero dovuto essere dichiarati e autotassati dai contribuenti. Tuttavia nella maggior parte dei casi ciò non avveniva, lasciando nel sommerso le operazioni.

A rendere maggiormente incisivo il prelievo sostitutivo, interviene ora l’obbligo di ritenuta per l’intermediario, vale a dire il soggetto che mette in contatto, anche attraverso un sito web, il proprietario dell’immobile e l’utilizzatore. Qualora quest’ultimo paghi il prezzo al sito, il gestore dovrà effettuare la ritenuta del 21% sul pagamento al locatore, riversandola poi allo stato entro il 16 del mese successivo. A prevederlo è l’articolo 4 del dl n. 50/2017.

L’introduzione della cosiddetta «tassa Airbnb», dal nome del più famoso portale web che mette in contatto chi cerca un alloggio per brevi periodi con chi dispone di uno spazio extra da affittare, era stata già ipotizzata in almeno due occasioni sotto il precedente governo Renzi, senza tuttavia mai trovare la strada legislativa.

Ora la manovra correttiva stabilisce l’applicazione dell’imposta sostitutiva, definendo gli affitti turistici come quei contratti «di locazione di immobili a uso abitativo di durata non superiore a 30 giorni, inclusi quelli che prevedono la prestazione dei servizi di fornitura di biancheria e di pulizia dei locali, stipulati da persone fisiche, al di fuori dell’esercizio di attività d’impresa, o di arte e professione, direttamente o tramite soggetti che esercitano attività di intermediazione immobiliare, anche attraverso la gestione di portali online».

L’obbligo di ritenuta riguarda anche quei soggetti che eventualmente esercitano l’attività di intermediazione immobiliare in maniera tradizionale, senza cioè avvalersi di un sito internet.

Secondo le stime del governo, la nuova imposta dovrebbe portare a regime un maggior gettito di quasi 140 milioni di euro l’anno.

Per arrivare alla stima, i tecnici dell’esecutivo si sono basati su un’indagine condotta dalla Guardia di finanza di Venezia, che ha accertato nelle località più turistiche come in media tre affitti su quattro venissero svolti in nero.

Nelle dichiarazioni dei redditi delle persone fisiche del 2016, relative all’anno 2015, il totale dei canoni percepiti sulle locazione brevi era di circa 221 milioni (quasi interamente assoggettati a cedolare secca). Pertanto, a parere del Mef, è verosimile ipotizzare una maggiore base imponibile di 663 milioni di euro, da cui grazie alla flat tax dovrebbe giungere una gettito di circa 139,3 milioni di euro. Per il corrente anno l’incasso atteso è ridotto a 81 milioni, dati i soli sette mesi di applicazione.

A completare il cerchio anti-evasione arriva poi l’obbligo per gli intermediari di comunicare all’amministrazione finanziaria i dati dei contratti conclusi.

In questo modo, l’Agenzia delle entrate potrà incrociare il codice fiscale dei soggetti locatori con le rispettive dichiarazioni dei redditi. Attività che finora, in assenza di un obbligo di certificazione da parte degli intermediari, era di fatto impossibile, fatto salvo l’utilizzo delle indagini bancarie (strumento di indagine però piuttosto complesso da attivare e limitato esclusivamente ai casi più rilevanti).

Un tema che rimane aperto anche a seguito della novità legislativa, già emerso per esempio in occasione di alcune operazioni delle Fiamme gialle, è invece l’individuazione della linea di confine tra l’attività di locazione breve «occasionale» e l’attività di impresa vera e propria (ancorché esercitata da un privato cittadino, che magari dispone di più immobili concessi in affitto ai turisti senza soluzione di continuità).

Sul punto, è necessaria un’analisi caso per caso delle caratteristiche dell’attività concretamente svolta, ai fini di poterne individuare la «commercialità» e inserirla, in presenza dei presupposti, in una delle categorie reddituali di cui all’art. 6 del Tuir (redditi fondiari o attività commerciale, che può declinarsi in redditi di impresa o redditi diversi).

Il monitoraggio dovrebbe prendere in esame elementi «qualitativi», come per esempio la fornitura di servizi accessori quali cambio biancheria, pulizie od organizzazione di visite turistiche, ma non sembra trascurabile nemmeno l’aspetto «quantitativo» (ossia il numero di stanze o case date in affitto).

Questa catalogazione assumerebbe un’importanza determinante anche in ambito Iva, con l’eventuale obbligo per il contribuente di dotarsi di una partita Iva per attività immobiliare o per prestazione di alloggio nel settore alberghiero.

Come funzionerà la nuova imposta sulle locazioni turistiche
 

 

A cosa si applica

La nuova imposta riguarderà le locazioni brevi, definite dal decreto come «contratti di locazione di immobili ad uso abitativo di durata non superiore a 30 giorni, ivi inclusi quelli che prevedono la prestazione dei servizi di fornitura di biancheria e di pulizia dei locali, stipulati da persone fisiche, al di fuori dell’esercizio di attività d’impresa, direttamente o tramite soggetti che esercitano attività di intermedia- zione immobiliare, anche attraverso la gestione di portali  online»
Decorrenza 1°  giugno 2017
Normativa di riferimento Le disposizioni applicative sono quelle già vigenti per il regime di cedolare secca, dettate dall’articolo 3 del dlgs n. 23/2011
Obbligatorietà No. Il regime di flat tax sulle locazioni brevi sarà facoltativo
 

Aliquota

  • 21%,  in caso di opzione
  • Irpef con scaglioni progressivi (dal  23 al 43%, più addizionali locali) in caso    di regime ordinario
 

Base imponibile

Oltre ai canoni pagati dal locatario al locatore nei normali contratti di locazione breve, l’imposta riguarderà anche i corrispettivi derivanti dai contratti di subloca- zione e dai contratti a titolo oneroso conclusi dal comodatario aventi a oggetto   il godimento dell’immobile a favore di terzi
 

Il ruolo dell’intermediario: comunicazione

I soggetti che esercitano attività di intermediazione immobiliare, anche attraver- so la gestione di portali online, mettendo in contatto persone in ricerca di un immobile con persone che dispongono di unità immobiliari da locare, dovranno trasmettere all’amministrazione finanziaria i dati relativi ai contratti di locazione e/o  sublocazione conclusi per il loro  tramite
 

Sanzioni

L’omessa, incompleta o infedele comunicazione dei dati relativi ai contratti sarà punita con una sanzione variabile da 250 a 2.000 euro (riducibile alla metà se la trasmissione corretta è effettuata entro i 15 giorni successivi alla scadenza)
 

Il ruolo dell’intermediario: ritenuta

I soggetti che esercitano attività di intermediazione immobiliare, anche attraverso la gestione di portali on line, qualora ricevano dal locatario i canoni o i corrispettivi relativi ai contratti (per poi riversarli ai locatori), dovranno operare una ritenuta del 21% sull’ammontare dei canoni e corrispettivi incassati all’atto dell’accredito; la ritenuta dovrà essere poi versata all’erario entro il giorno 16 del mese successivo all’incasso e poi certificata al percipiente alla fine dell’anno
 

Status della ritenuta

Se il contribuente ha optato per il regime sostitutivo, la ritenuta è effettuata a titolo di imposta; se invece non è stata esercitata l’opzione, la ritenuta si consi- dererà operata a titolo di acconto
 

 

Disposizioni attuative

  • Un provvedimento dell’Agenzia delle entrate dovrà stabilire le modalità attua- tive della nuova imposta. Il provvedimento dovrà essere emanato entro  90 giorni dall’entrata in vigore del dl
  • L’Agenzia potrà anche stipulare convenzioni con i soggetti che utilizzano in Italia i marchi di portali di intermediazione online al fine di definire le modalità di collaborazione per il monitoraggio delle locazioni concluse

FONTE Italia Oggi.

Una srl si può sciogliere sia per volontà dei soci (con necessità di atto notarile), sia per cause operanti di diritto.  Nel secondo caso è possibile chiudere la srl senza  Notaio, mediante una serie di pratiche in Camera di Commercio:

deposito presso il Registro delle Imprese della dichiarazione con cui l’organo amministrativo attesta il verificarsi di una causa di scioglimento operante di diritto;
deposito del verbale di messa in liquidazione della società;
deposito del bilancio finale di liquidazione con contestuale cancellazione della società dal Registro delle Imprese.
Tuttavia la procedura è abbastanza complessa in quanto ogni camera di commercio ha un proprio iter burocratico pertanto è necessario appoggiarsi ad un Commercialista che abbia avuto esperienza in chiusura srl senza notaio.

Noi  di Commercialista on Line possiamo offrirti assistenza per la chiusura della srl senza notaio.

Il costo per la liquidazione con la procedura semplificata è mediamente il 60% rispetto a quello ordinario che prevede l’intervento del notaio.

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Il nuovo regime di cassa, obbligatorio dal 1° gennaio 2017 per le imprese minori, è un regime “naturale”: l’ingresso nel regime non è subordinato ad una manifestazione di volontà del contribuente. L’uscita dal regime di cassa, invece, può avvenire per superamento dei limiti imposti dalla legge, ovvero in caso di opzione per il regime ordinario. L’opzione si esercita per comportamento concludente, dandone comunicazione con il quadro VO della dichiarazione IVA. Con la circolare n. 11/E del 2017, l’Agenzia delle Entrate fornisce alcune indicazioni sulle modalità di entrate o uscita dal nuovo regime.

Nel fornire risposta ai molti dubbi sollevati dagli operatori del settore in merito al nuovo regime di cassa introdotto dalla legge di Bilancio 2017, la circolare n. 11/E/2017 dell’Agenzia delle Entrate, analizza anche la casistica dell’entrata e dell’uscita dal “nuovo” regime per le imprese minori con riferimento al regime di cassa.
Il regime di cassa rappresenta il regime naturale dei soggetti che esercitano un’attività di impresa e che siano in possesso dei requisiti previsti. La normativa fiscale prevede che sono ammessi alla contabilità semplificata, a partire dall’anno successivo, i seguenti soggetti:
– persone fisiche che esercitano imprese commerciali ai sensi dell’art. 55 TUIR;
– imprese familiari e aziende coniugali;
– società di persone commerciali (società in nome collettivo e società in accomandita semplice);
– società di armamento e società di fatto;
– enti non commerciali, con riferimento all’eventuale attività commerciale esercitata,
qualora i ricavi “percepiti in un anno intero, ovvero conseguiti nell’ultimo anno di applicazione dei criteri previsti (ex art. 109, comma 2, TUIR) non abbiano superato l’ammontare di 400.000 euro per le imprese aventi per oggetto prestazioni di servizi, ovvero di 700.000 euro per le imprese aventi per oggetto altre attività” (i ricavi sono quelli indicati agli articoli 57 e 85 TUIR).
L’Agenzia delle Entrate, con la circolare n. 11/E, evidenzia che l’ingresso nel regime non è subordinato ad una manifestazione di volontà del contribuente. La norma, infatti, prevede che i soggetti che intraprendono l’esercizio di un’impresa commerciale, qualora ritengano di percepire ricavi per un ammontare, ragguagliato ad anno, non superiore ai limiti stabiliti indicati in precedenza per l’applicazione del regime (400.000 euro per le imprese con prestazioni di servizi e 700.000 per le altre attività), possono per il primo anno tenere la contabilità semplificata.
Tale possibilità non è subordinata ad alcuna comunicazione all’Amministrazione finanziaria.

Comportamento concludente anche per i forfetari

Nel documento di prassi, l’Agenzia delle Entrate afferma che possono accedere al regime di cassa anche i soggetti il cui regime naturale è quello forfetario. Tali contribuenti, che comunque posseggono i requisiti previsti dalla normativa vigente per applicare il regime in parola, devono a tal fine esprimere una specifica opzione: ciò avviene, nel rispetto della regola generale stabilita dal D.P.R. n. 442/1997, mediante comportamento concludente e successiva comunicazione nella dichiarazione annuale IVA.
Per le Entrate, in sostanza, il regime effettivamente prescelto si evince dalla sua concreta applicazione.

Uscita dal regime di cassa

L’uscita dal regime di cassa avviene per superamento dei limiti imposti dalla normativa suindicata (comma 1, dell’articolo 18, del DPR 600/1972), ovvero per opzione per il regime ordinario.

Da quando ha effetto l’opzione

L’opzione per la contabilità ordinaria, con vincolo triennale ha effetto dall’inizio del periodo di imposta nel corso del quale la scelta è effettuata fino a quando non è revocata, e si esercita per comportamento concludente, dandone comunicazione con il quadro VO della dichiarazione IVA.
Alla stessa comunicazione sono tenuti i soggetti che adottano il regime di contabilità semplificata ed esercitano l’opzione prevista.
Quanti, effettuando solo operazioni esenti, sono esonerati dalla presentazione della dichiarazione annuale IVA, comunicano l’opzione presentando il quadro VO unitamente alla dichiarazione dei redditi.

In conclusione

I dubbi in merito alle modalità di entrata e uscita da parte del soggetto che di “diritto” entra nel nuovo regime di cassa dal 1° gennaio 2017 sono stati risolti, da parte dell’Agenzia delle Entrate, richiamando la stessa normativa contenuta nell’art. 18, D.P.R. n. 600/1973 prevista per i soggetti in contabilità semplificata.
Qualche perplessità rimane, poiché la novità normativa introdotta dal legge di Bilancio 2017 – che obbliga le imprese minori a determinare il reddito in base al principio di cassa in maniera simile, ancorché con regole opportunamente adattate all’impresa, a quello già utilizzato dai lavoratori autonomi – non viene trattata dalla circolare n. 11/E/2017 con esempi relativi alle diverse casistiche particolari che si sono prospettate in questi mesi.
Nella circolare, nonostante lo sforzo profuso dall’Agenzia delle Entrate nello spiegare una norma che presenta ancora molte lacune normative, sono affermati principi che già erano a conoscenza degli operatori del settore e applicati da tempo per i regime semplificati e ordinari
rottamazione cartelle equitalia

La “rottamazione” delle cartelle consente ad ogni contribuente di definire in via agevolata tutte le somme iscritte a ruolo nel periodo dal 01/01/2000 al 31/12/2016, pagando solo somme iscritte a titolo di capitale, interessi legali e aggi di riscossione, con stralcio quindi delle  sanzioni, degli interessi di mora e delle somme e sanzioni aggiuntive gravanti su crediti previdenziali.

Per aderire alla rottamazione cartelle equitalia, il modello va presentato all’Ente entro il  21 Aprile 2017, compilando la richiesta in ogni sua parte. Successivamente, Equitalia comunicherà entro il 31 maggio 2017 l’esito della rottamazione, indicando l’importo scontato che potrà esser versato in un’unica soluzione o a rate fino ad un massimo 5.

Prima di inoltrare la richiesta di rottamazione è però opportuno verificare con attenzione, caso per caso, la sussistenza dei requisiti per l’adesione e determinare il beneficio ottenibile, in modo da valutare la convenienza a procedere.

Per tale motivo abbiamo attivato il nuovo servizio per la per la gestione online delle pratiche di rottamazione cartelle equitalia. Ci occuperemo di seguire tutto l’iter della procedura, dalla raccolta dei documenti, ai conteggi utili per valutare i benefici della sanatoria, fino alla definizione della posizione con Equitalia, il tutto comodamente tramite email.

COSTI

  • €200+IVA* di apertura pratica per il recupero della documentazione da Equitalia ed analisi sulla convenienza;
  • €100+ IVA* per singola cartella/avviso ordinario che si intende rottamare.

 

RICHIESTA DI INFORMAZIONI

Con l’emanazione, da parte del Governo, del D.L. 17 marzo 2017, n. 25 la disciplina del lavoro accessorio (c.d. “voucher inps”) esce definitivamente dal panorama giuridico italiano.

Con una decisione repentina l’Esecutivo, al fine di poter anche scongiurare il referendum a suo tempo indetto per il 28 maggio 2017 “referendum sui voucher inps”, ha promulgato il provvedimento sopra citato inserendo, inoltre, disposizioni atte a rivedere la normativa in tema di diritti e tutela dei lavoratori coinvolti in gare di appalto.

Il D.L. n. 25/2017, pubblicato in G.U. del 17 marzo 2017, n. 64, per espressa previsione diviene efficace e decorre già dalla stessa data che disciplina i voucher inps.

Art. 1

Abrogazione degli artt. da 48  a 50  del D.Lgs. n. 81/2015

 

Gli articoli:

  • 48  (Definizione e campo di applicazione)
  • 49  (Disciplina del lavoro accessorio)
  • 50   (Coordinamento informativo a fini previdenziali)

del D.Lgs. 15 giugno 2015, n. 81, relativi alla disciplina del lavoro accessorio sono abrogati.

I buoni per prestazioni di lavoro accessorio voucher inps richiesti alla data di entrata in vigore del decreto legge (17 marzo 2017) possono essere utilizzati fino al 31 dicembre 2017.

Secondo quanto previsto, pertanto, e in attesa di chiarimenti urgenti, i buoni voucher inps acquistati o richiesti all’Inps entro il 17 marzo 2017 potranno essere utilizzati secondo la disciplina previgente. Dal 18 marzo 2017 non sarà possibile acquistare e richiedere nuovi od ulteriori buoni lavoro voucher inps. 

Art. 2

Modifica dell’art. 29 del D.Lgs. n. 276/2003

 

Reintroduzione della solidarietà tra committente e appaltatore negli appalti

All’art. 29, comma 2, del D.Lgs. 10 settembre 2003, n. 276, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) al primo periodo, le parole: «Salvo diversa disposizione dei contratti collettivi nazionali sottoscritti da associazioni dei datori di lavoro e dei lavoratori comparativamente più rappresentative del settore che possono individuare metodi e procedure di controllo e di verifica della regolarità complessiva degli appalti,» sono soppresse. 

Pertanto il nuovo testo stabilisce che:

“In caso di appalto  di  opere  o  di  servizi,  il  committente imprenditore  o  datore  di  lavoro  è obbligato  in   solido   con l’appaltatore, nonché con ciascuno  degli  eventuali  subappaltatori entro  il  limite  di  due  anni  dalla  cessazione  dell’appalto,  a corrispondere ai lavoratori i trattamenti  retributivi,  comprese  le quote  di  trattamento  di  fine  rapporto,  nonché   i   contributi previdenziali e i premi assicurativi dovuti in relazione  al  periodo di esecuzione del contratto di appalto,  restando  escluso  qualsiasi obbligo per le sanzioni civili di cui risponde solo  il  responsabile dell’inadempimento.”

 

b) il secondo, il terzo e il quarto periodo sono soppressi. 

Abolite pertanto le seguenti disposizioni:

  • possibilità di agire in giudizio contro il committente imprenditore o datore di lavoro per il pagamento, unitamente all’appaltatore e con gli eventuali ulteriori subappaltatori;
  • possibilità di eccepire da parte del committente imprenditore o datore di lavoro, nella prima difesa, il beneficio della preventiva escussione del patrimonio dell’appaltatore medesimo e degli eventuali subappaltatori;
  • possibilità per il giudice di accertare la responsabilità solidale di tutti gli obbligati.

Rimane invece vigente la disciplina secondo cui il committente che ha eseguito il pagamento può esercitare l’azione di regresso nei confronti del coobbligato secondo le regole generali (Legge n. 92/2012 ).

Art. 3

Entrata in vigore

Le previsioni di cui sopra introdotte dal D.L. n. 25/2017 , e in attesa della conversione definitiva in legge da parte del Parlamento, entrano in vigore il giorno 17 marzo 2017 così come previsto dal testo stesso della norma.

Con l’abolizione dei voucher inps sono utilizzabili, entro il 31 dicembre 2017, solo i buoni richiesti entro il 17 marzo scorso. È la regola transitoria contenuta nel decreto pubblicato venerdì scorso in Gazzetta Ufficiale ed entrato in vigore il giorno stesso. L’impatto della normativa sarà molto forte nei settori dove il voucher inps era utilizzato in maniera regolare per gestire attività occasionali e sporadiche. Nel calcio professionistico, per esempio, alcune squadre utilizzavano i voucher inps per pagare l’attività degli steward allo stadio. Ora, le squadre dovranno individuare un modello alternativo al voucher inps per la gestione di queste figure lavorative. Un’alternativa potrebbe essere il contratto di somministrazione di manodopera, oppure l’esternalizzazione del servizio tramite appalto.