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PAGARE MENO TASSE

In questo articolo scoprirai come pagare meno tasse in modo legale. Pagare meno tasse è abbastanza semplice in quanto si parte dal presupposto che pagare meno tasse basta abbattere il reddito imponibile.

Il nostro Studio mediante controlli periodici mensili/trimestrali riesce ad avere sempre in tempo reale il reddito imponibile dal quale derivano le tasse da pagare.

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INDIVIDUARE GLI ONERI DEDUCIBILI E DETRAIBILI.

L’imprenditore dovrebbe individuare analiticamente tutte le spese (oneri deducibili) e i costi detraibili al fine di poter inserire le spese nella propria contabilità. Va chiarito da subito che tutti i costi devono essere inerenti ovvero essere correlati all’attività

SPESE DI PUBBLICITA’

Spesso quanto effettuiamo delle situazioni contabili e rileviamo un risultato positivo consigliamo ai nostri clienti di investire in pubblicità che è un costo interamente deducibile, riduce l’utile d’esercizio e soprattutto aumenta la probabilità di acquisire nuovi clienti e toglierli alla concorrenza. Aumentando i costi indirettamente raggiungi l’obiettivo di pagare meno tasse.

STIPULA PENSIONI INTEGRATIVE

Con la stipula dei contratti di pensioni integrative fino ad un massimo di 5.164,57 euro all’anno si riesce a pagamento meno tasse.

STIPULA POLIZZE VITA E INFORTUNI

 i premi di assicurazione pagati nell’anno, possono essere portati in detrazione consentendo di pagare meno tasse

SPESE DI RISTRUTTURAZIONI EDILIZIE

Gli oneri sostenuti per la ristrutturazione EDILIZIE consentono una detrazione del 50% su interventi fino a 96.000 euro complessivi, recuperabili in un periodo di 10 anni. Anche in questo caso tali detrazioni ti consentiranno di pagare meno tasse.

SCEGLIERE UN BUON COMMERCIALISTA

Il consiglio più importante è quello di affidare un incarico ad un commercialista regolarmente iscritto all’albo serio e competente.
Un Buon commercialista ti consentirà di risparmiare tempo e soprattutto ottenere l’obiettivo di pagare meno tasse.

Il fai da te in ambito fiscale è un attività molto rischiosa in quanto vi espone a sanzioni e soprattutto si rischia di non gestire correttamente l’attività pagando più tasse del dovuto.

TIROCINIO FORMATIVO: LINEE GUIDA

Il 24 gennaio 2013 la Conferenza Permanente Stato–Regioni ha emanato le linee guida per i tirocini formativi, previste dall’articolo 1 comma 34 della L. n. 92/2012, a cui dovranno attenersi le Regioni e Province Autonome. Quando il tirocinio formativo prevede attività formative in più Regioni, occorrerà rifarsi alla normativa prevista in quella dove è stato attivato. Nonostante il tirocinio non si configuri come un rapporto di lavoro, il soggetto ospitante è tenuto a effettuare la comunicazione ai Centri per l’Impiego (ex uffici di collocamento).

Il tirocinio formativo è ritenuto una misura formativa di politica attiva e ha come fine quello di creare un contatto diretto tra il soggetto che lo ospita e il tirocinante, al fine di acquisire un bagaglio di competenze professionali che possa arricchirne le conoscenze e favorirne l’inserimento o il reinserimento nel mercato del lavoro.

Interessante è il documento dal titolo “Un quadro di qualità per i tirocini” presentato dalla Commissione Europea il 18 aprile 2012 nell’ambito della comunicazione “Verso una ripresa fonte di occupazione”, con cui viene auspicata la nascita di un “contratto di tirocinio europeo”, che dovrebbe rappresentare una guida per tutti gli stati per il raggiungimento degli obiettivi professionali e di apprendimento, la durata oltre che l’ammontare dell’importo in euro da destinare al tirocinante.

Le linee guida sui tirocini non sono applicabili:

  • ai tirocini curriculari promossi da università, istituzioni scolastiche, centri di formazione professionale;
  • ai periodi di pratica professionale, oltre ai tirocini previsti per l’accesso alle professioni ordinistiche;
  • ai tirocini transazionali, ovvero quelli realizzati all’interno dei programmi comunitari per l’istruzione e per la formazione, quali ad esempio il Lifelong Learning Programme;
  • ai tirocini per extracomunitari promossi all’interno delle quote di ingresso;
  • ai tirocini estivi.

Inoltre, le linee guida hanno stabilito alcuni strumenti con cui tentare di limitarne gli abusi, vale a dire:

  • il tirocinio non deve essere utilizzato per le attività lavorative per le quali non è necessario un periodo formativo;
  • il tirocinante non può in alcun modo sostituire i lavoratori assunti con contratti a termine nei periodi di picco delle attività, lavoratori assenti per malattia, maternità, ferie, né per ricoprire ruoli necessari all’organizzazione dello stesso.

Interessante è l’aver stabilito l’importo minimo da devolvere al tirocinante pari a 300 euro mensili, fiscalmente inquadrato come reddito assimilato a quello di lavoro dipendente, che invece non deve essere corrisposto a tutti coloro che percepiscono forme di sostegno al reddito (es. fruitori di ammortizzatori sociali).

Infine, il periodo durante il quale la persona svolge tirocinio formativo non gli fa perdere lo stato di disoccupazione.

LE TRE TIPOLOGIE DI TIROCINI E LA LORO DURATA

Le tre tipologie previste dalle linee guida sono:

  • tirocini formativi e di orientamento per coloro che hanno conseguito un titolo di studio entro e non oltre 12 mesi, e hanno come finalità quella di agevolare le scelte professionali oltre alla loro occupazione. Il tutto deve avvenire tramite un percorso che preveda una formazione del tirocinante svolta a diretto contatto con il mondo del lavoro;
  • tirocini di inserimento/reinserimento al lavoro rivolti in modo particolare ai disoccupati, anche in mobilità, agli inoccupati, cassaintegrati sulla base di specifici accordi che danno attuazione a politiche attive del lavoro per l’erogazione di ammortizzatori sociali;
  • tirocini di orientamento e formazione o di inserimento/reinserimento in favore di disabili, soggetti svantaggiati ai sensi della L. n. 381/1991, richiedenti asilo e titolari di protezione internazionale.

 

Nel testo delle linee guida è stato posto un limite massimo temporale alla durata dei tirocini, comprensiva anche di eventuali proroghe:

 

  • sei mesi per quelli formativi e di orientamento;
  • dodici mesi per i tirocini di inserimento e reinserimento;
  • dodici mesi per i tirocini svolti a favore di soggetti svantaggiati;
  • ventiquattro mesi per i tirocini svolti da disabili.

 

Per questi ultimi soggetti le Regioni e le Province Autonome potranno stabilire forme agevolative che garantiscano l’inclusione, oltre a eventuali deroghe sia in materia di durata che di reperibilità.

Il tirocinante ha diritto alla sospensione del rapporto di lavoro solo in caso di maternità o di lunga malattia, che si protragga cioè per un periodo pari o superiore a un terzo del tirocinio attuato.

NUMERO MASSIMO DI TIROCINI ATTIVABILI CONTEMPORANEAMENTE

lnumero massimo di tirocinanti che possono essere attivabili contemporaneamente, è stabilito da leggi regionali e da quelle delle province autonome.

Le linee guida, nelle more, hanno previsto quanto segue:

  • un tirocinante nelle unità operative che hanno non più di cinque dipendenti assunti a tempo indeterminato;
  • due tirocinanti nelle unità operative che hanno un numero di dipendenti assunti a tempo indeterminato compreso tra sei e venti dipendenti;
  • 10% con arrotondamento all’unità superiore, per le unità operative che hanno ventuno o più dipendenti.

Non devono essere considerati i limiti appena descritti quando vengono attivati in favore di disabili, persone ritenute svantaggiate o richiedenti asilo politico e protezione internazionale.

SOGGETTI PROMOTORI E OSPITANTI

È stato stabilito che a promuovere i tirocini formativi devono essere:

  • i servizi per l’impiego e le agenzie regionali per il lavoro;
  • istituti di istruzione universitaria statali e non statali che rilasciano titoli di studio che hanno valore legale;
  • centri pubblici o a partecipazione pubblica di formazione professionale e/o orientamento, oltre ai centri operanti in regime di convenzione con la regione oppure la provincia competente, oppure risultano accreditati;
  • comunità terapeutiche, enti ausiliari e cooperative sociali, a condizione che risultino iscritti agli albi regionali quando esistono;
  • servizi di inserimento lavorativo per disabili gestiti da enti pubblici delegati dalla regione;
  • istituzioni formative private senza scopo di lucro, operanti in base ad una specifica autorizzazione regionale;
  • soggetti autorizzati alla intermediazione dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ai sensi del D.Lgs. n. 276/2003.

soggetti ospitanti sono gli enti pubblici o privati dove viene svolto il tirocinio formativo, i quali non ne potranno svolgere più di uno con la stessa persona, rispettando i limiti di durata previsti dalle linee guida. Di solito ci appoggiamo a sportello stage.

Sono stati stabiliti alcuni vincoli per svolgere il tirocinio. Il primo riguarda il soggetto ospitante che dovrà essere in regola con:

  • la normativa sulla sicurezza sui luoghi di lavoro;
  • la L. n. 68/1999;
  • non aver effettuato licenziamenti tranne quelli per giusta causa o giustificato motivo soggettivo;
  • non avere nella stessa unità operativa procedure di CIGS o in deroga in corso per attività che siano equivalenti a quelle per le quali si intende attivare un tirocinio.

Infine, è stato chiarito che i tirocinanti non devono essere utilizzati per attività che non risultino coerenti con quelli che sono gli obiettivi formativi del tirocinio.

COME ATTIVARE UN TIROCINIO FORMATIVO E LE GARANZIE ASSICURATIVE PER I TIROCANTI

tirocini formativi sono svolti dopo la sottoscrizione di apposite convenzioni stipulate tra soggetti promotori e soggetti ospitanti sia pubblici che privati.

Alla convenzione dovrà essere allegato uno specifico progetto formativo per ogni tirocinante, utilizzando la modulistica predisposta dalle singole Regioni o Province Autonome, che dovrà essere sottoscritto dai tre soggetti coinvolti nel tirocinio: il soggetto ospitante, il tirocinante e il soggetto promotore.

Attenzione

Il progetto formativo deve essere così strutturato:

  • anagrafica: dove dovranno essere riportati i dati identificativi del tirocinante, dell’azienda o amministrazione pubblica, del soggetto promotore, del tutor individuato dal soggetto ospitante e del referente nominato dal soggetto promotore;
  • gli elementi descrittivi del tirocinio formativo, ovvero la tipologia del tirocinio che si intende attivare, il settore dell’attività economica (codici ATECO) dell’azienda o dell’amministrazione pubblica, l’area professionale di riferimento dell’attività del tirocinio (codici di classificazione CP ISTAT), sede prevalente in cui deve essere svolto il tirocinio, gli estremi identificativi delle assicurazioni, la durata e il periodo di svolgimento del tirocinio, l’entità dell’importo corrisposto al tirocinante;
  • specifiche del progetto formativo: indicazione, quando possibile, della figura professionale di riferimento, l’attività da affidare al tirocinante durante il periodo di tirocinio formativo, gli obiettivi e le modalità di riferimento del tirocinio, le competenze da acquisire con rifermento alla figura professionale di riferimento;
  • diritti e doveri delle parti coinvolte nel progetto di tirocinio formativo: tirocinante, tutor e soggetto promotore.

Spetta al soggetto promotore, tranne per diverse disposizioni previste nella convenzione, assicurare il tirocinante contro gli infortuni sul lavoro presso l’Inail e per responsabilità civile verso terzi accendendo una idonea polizza presso una compagnia di assicurazione.

Se il soggetto promotore è una pubblica amministrazione nel testo della convenzione dovrà essere definita la modalità attraverso cui il soggetto ospitante potrà assumere a suo carico l’onere delle coperture assicurative.

I COMPITI DEI SOGGETTI COINVOLTI NEI TIROCINI

I compiti del soggetto promotore sono i seguenti:

  • favorire l’attivazione dell’esperienza del tirocinio, supportando il tirocinante e il soggetto ospitante nella fase di avvio delle procedure amministrative oltre che nella predisposizione del progetto;
  • individuare un tutor o un referente come responsabile organizzativo del progetto;
  • promuovere il buon andamento dell’esperienza di tirocinio attraverso una attività di monitoraggio;
  • rilasciare l’attestazione dei risultati ottenuti specificando le competenze acquisite, considerando la valutazione del soggetto ospitante, che dovranno essere riportate nel libretto formativo, purché il tirocinante abbia partecipato ad almeno il 70% della durata prevista dal progetto formativo;
  • contribuire al monitoraggio territoriali dei tirocini formativi, predisponendo annualmente un rapporto sintetico di analisi dei tirocini svolti, evidenziandone i risultati raggiunti in termini di inserimento/reinserimento lavorativo. Questo rapporto dovrà essere inviato alla Regione o Provincia Autonoma e dovrà essere disponibile tramite la pubblicazione sul sito internet del soggetto promotore.

Il soggetto ospitante ha invece i seguenti compiti:

  • stipula della convenzione con il soggetto promotore, con cui dovrà stabilire il progetto formativo;
  • designazione di un tutor, individuato tra i propri lavoratori che hanno competenze professionali adeguate e coerenti con il progetto formativo individuale, che affianchi il tirocinante sul luogo di lavoro;
  • valutazione dell’esperienza svolta dal tirocinante in modo che il soggetto promotore possa rilasciare l’attestazione dell’attività svolta e delle competenze eventualmente acquisite.

Il tirocinante deve attenersi obbligatoriamente a quanto previsto nel progetto formativo svolgendo le attività concordate con il tutor.

IL RUOLO DEI TUTOR

Sia il soggetto promotore che il soggetto ospitante nominano un tutor con compiti differenti.

Il tutor o referente individuato dal soggetto promotore deve svolgere i seguenti compiti:

  • collaborare alla stesura del progetto formativo relativo al tirocinio;
  • coordinare l’organizzazione e programmare il percorso del tirocinio;
  • monitorare l’andamento del tirocinio, garantendo il rispetto di quanto previsto nel progetto avendo l’obiettivo di assicurare la soddisfazione da parte del soggetto ospitante e del tirocinante;
  • acquisire dal tirocinante elementi relativi alla esperienza svolta e agli esiti della stessa, riferendosi in modo particolare a una eventuale prosecuzione del rapporto intrapreso con il soggetto ospitante, se differente dalla pubblica amministrazione;
  • concorrere alla redazione dell’attestazione finale, considerando gli elementi che vengono forniti dal soggetto ospitante.

Il soggetto ospitante invece è tenuto a nominare un tutor che ha la responsabilità dell’attuazione del piano formativo, oltre che dell’inserimento e affiancamento del tirocinante sul luogo di lavoro per tutto il periodo relativo al progetto formativo. La persona da nominare come tutor deve essere in possesso di esperienze e competenze professionali adeguate che garantiscano il raggiungimento degli obiettivi previsti dal tirocinio. A un singolo tutor possono essere affidati al massimo tre tirocinanti contemporaneamente.

I compiti riservati al tutor del soggetto ospitante sono i seguenti:

  • favorire l’inserimento del tirocinante;
  • promuovere l’acquisizione delle competenze, rispettando le previsioni del progetto formativo, coordinandosi anche con altri lavoratori del soggetto ospitante;
  • aggiornare la documentazione prevista per i tirocini (es. registri) per l’intero periodo degli stessi;
  • accompagnare e supervisionare il percorso formativo del tirocinante.

Sono previste anche forme di collaborazione tra le due figure di tutor che si identificano come segue:

    • nella definizione delle condizioni organizzative e didattiche favorevoli all’apprendimento;
    • nel garantire il monitoraggio dello stato di avanzamento del percorso formativo del tirocinante, tramite modalità di verifica in itinere e a conclusione dell’intero processo;
    • nel garantire il processo di attestazione dell’attività svolta e delle competenze eventualmente acquisite dal tirocinante.

L’ATTIVITÀ ISPETTIVA E LE SANZIONI APPLICABILI

Saranno le Regioni e le Province Autonome a controllare che ci sia il corretto utilizzo dei tirocini, cercando di prevenire eventuali forme di abuso dell’istituto.

Qualora il tirocinio attivato non dovesse risultare conforme alla nuova disciplina e alla normativa regionale di riferimento, spetterà al personale ispettivo trasformarlo in un rapporto di lavoro subordinato applicando le sanzioni amministrative dovute (es. sanzioni sul libro unico del lavoro, prospetto paga, dichiarazione di assunzione), oltre al recupero dei contributi previdenziali ed assicurativi non pagati.

Inoltre, qualora al tirocinante non venisse corrisposta l’indennità prevista, sarà comminata una sanzione nei confronti del soggetto ospitante compresa tra 1.000 e 6.000 euro, oltre alle sanzioni previste dalla L. n. 689/1981.

Le regioni dovranno prevedere apposite norme che regolino i casi di inadempienza da parte dei soggetti promotori, rispettando quanto previsto dalle disposizioni nazionali in materia.

Pace fiscale ed effetti sulla rottamazione

Oggi scade il termine per effettuare il versamento della quinta ed ultima rata della rottamazione delle cartelle riguardante i carichi 2000- 2016 e la seconda rata riguardante i carichi 2017. La scadenza è importante in quanto il mancato versamento anche di una sola rata determina la decadenza dai benefici. In tale ipotesi torneranno ad essere dovute le sanzioni piene oltre gli interessi di mora.

Nel frattempo i contribuenti sono in fibrillazione perché attendono il decreto legge collegato alla Manovra economica 2019. Il provvedimento dovrebbe essere molto corposo e contenere, oltre ad un “pacchetto” sulle semplificazioni, anche la tanto attesa “pace fiscale”. I contribuenti sfogliano la margherita per comprendere cosa fare per ciò che riguarda la scadenza di oggi. In particolare, si interrogano sul da farsi cercando di comprendere se versare o meno la rata in scadenza.

Non è facile prendere una decisione anche perché durante questi giorni si sono susseguite e si sono accavallate una serie di notizie contrastanti che potrebbero favorire, a seconda dei casi, l’una o l’altra scelta. Esaminiamo punto per punto quali possono essere gli elementi in grado di condizionare la decisione finale.

Il limite della “pace fiscale”
Indipendentemente da ogni valutazione i contribuenti devono essere consapevoli della circostanza che il legislatore fisserà una soglia massima per fruire della “pace fiscale”. Inizialmente, almeno secondo uno dei due schieramenti politici coinvolti sembrava che il predetto limite dovesse essere pari a un milione di euro. In altri casi si è parlato di un limite molto più basso di 100.000 euro. E’ possibile che ci si incontri a metà strada prevedendo un limite pari a 500.000 euro.

Dovrà poi essere compreso come la soglia sarà determinata. E’ possibile che si faccia riferimento alle sole imposte, ad eccezione delle fattispecie che interessano esclusivamente le sanzioni. In ogni caso, laddove la rottamazione dovesse riguardare importi molto elevati, il contribuente potrebbe di fatto aver superato la soglia massima, salvo il caso in cui il limite non debba essere calcolato sull’importo residuo a debito.

Il mancato pagamento della rottamazione
Una delle possibilità allo studio riguarda il differimento delle rate delle diverse rottamazioni in scadenza. Oltre alla quinta rata della definizione delle cartelle riguardanti il periodo 2000/2016, oggi scade anche la seconda rata della rottamazione della cartelle i cui importi sono stati affidati per la riscossione al concessionario dal 1 gennaio al 30 settembre 2017.
In generale si sta pensando di prevedere una proroga delle rate in scadenza, ma anche di “ripescare” i contribuenti che hanno aderito al provvedimento e che hanno omesso il versamento di una o più rate. In questo caso, laddove le misure dovessero essere confermate, il mancato pagamento delle rate in scadenza oggi 1° ottobre non darà presumibilmente luogo alla decadenza dai benefici.

L’accesso alla “pace fiscale”
Quella precedentemente illustrata è solo una delle possibilità. Non si può escludere completamente, però, che il mancato pagamento delle rate aventi scadenza in data odierna, determini la decadenza dalla “rottamazione”. In tale ipotesi saranno sicuramente dovute le sanzioni e gli interessi di mora dovuti al mancato pagamento della cartella. Non si può neppure escludere che il decreto legge collegato alla Manovra economica contenga una disposizione che impedisca ai contribuenti decaduti dalla rottamazione (a causa del mancato o tardivo pagamento di una delle rate) di accedere alla “pace fiscale.

Nella tarda serata di ieri il Consiglio dei Ministri ha approvato la Nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza (NaDef) 2018. Si riportano i punti principali del documento – in linea con il contratto di governo – che riguardano tra gli altri flat tax, clausole di salvaguardia, reddito di cittadinanza e legge Fornero.

Approvato inoltre, in via preliminare, un decreto legislativo che introduce nuove norme in materia di fatturazione elettronica nei confronti delle Amministrazioni pubbliche e delle Amministrazioni autonome, prevedendo l’obbligo di ricevere ed elaborare le fatture elettroniche emesse per contratti pubblici di appalto conformi allo standard europeo degli appalti pubblici.

 

Il CONTENUTO della NOTA di AGGIORNAMENTO al DEF 2018

CLAUSOLE di SALVAGUARDIA

Con la “sterilizzazione” delle clausole Iva, vengono cancellati gli aumenti dell’Iva previsti a decorrere dal 1° gennaio 2019.

FLAT TAX

La flat tax sarà introdotta gradualmente. Inizialmente, sarà introdotto “l’innalzamento delle soglie minime per il regime semplificato di imposizione su piccole imprese, professionisti e artigiani”: si ipotizza un’aliquota del 15 per cento per ricavi fino a 65mila euro (oltre occorre il nulla osta di Bruxelles). Sarebbero interessate alla misura oltre un milione di partite Iva.

Riforma dell’Irpef
Successivamente (probabilmente dal 2021) la “tassa piatta” sarà estesa anche ai privati, probabilmente con due aliquote:

  • 23 per cento per i redditi fino a 75mila euro;
  • 33 per cento oltre tale soglia.

IRES

Confermata la riduzione dell’Ires sugli utili reinvestiti, anche in nuove assunzioni.

PIANO INDUSTRIA 4.0.

Il piano Industria 4.0. sarà confermato anche nel 2019.

IPERAMMORTAMENTO

Sarà applicabile anche ai beni consegnati entro il 30 giugno 2020, semprechè:

  • il contratto sia stato stipulato entro il 31 dicembre 2019;

e

  • entro tale data venga versato un acconto pari almeno al 20 per cento dell’importo complessivo.

 

Maggiorazione

  • 180 per cento per gli investimenti di importo non superiore a 500mila euro;
  • 150 per cento per gli investimenti di importo tra 500mila e 2 milioni di euro;
  • 100 per cento per gli investimenti di importo tra 2 e 10 milioni;
  • 50 per cento per gli investimenti di importo tra 10 e 30 milioni.

REDDITO di CITTADINANZA

È prevista l’introduzione del reddito di cittadinanza, con la contestuale riforma e il potenziamento dei Centri per l’impiego. A tal fine saranno stanziati 10 miliardi.

PENSIONE di CITTADINANZA

Coerentemente con quanto anticipato nei giorni scorsi dai leader di maggioranza, la Nota di aggiornamento prevede l’introduzione della pensione di cittadinanza.

RISPARMIATORI VITTIME DI CRISI BANCARIE

Previsto lo stanziamento di risorse per il risarcimento dei risparmiatori danneggiati dalle crisi bancarie.

LEGGE FORNERO

Il Governo predisporrà una riforma previdenziale finalizzata a superare la legge Fornero, al fine di favorire l’assunzione dei giovani.

SOSTEGNO all’ECONOMIA

  1. Tra i punti indicati nel comunicato stampa diffuso nella notte da Palazzo Chigi, sono annunciate anche “politiche di rilancio dei settori chiave dell’economia, in primis il manifatturiero avanzato, le infrastrutture e le costruzioni”.
  2. Confermata l’introduzione di una piattaforma finalizzata ad incentivare il ricorso al venture capital con il coinvolgimento dei fondi pensione e delle casse previdenziali. Previsto anche il potenziamento del Fondo di garanzia per le Pmi.

PACE FISCALE
Anche se non menzionata nel comunicato stampa diffuso a margine della seduta del Consiglio dei Ministri, pare confermata l’introduzione – nell’ambito della Manovra 2019 – della “pace fiscale”, cioè della maxi-rottamazione prevista dal contratto di governo. Al momento pare sia previsto un limite di 100mila euro.

FATTURAZIONE ELETTRONICA negli APPALTI PUBBLICI
Il Consiglio dei Ministri ha inoltre approvato (in via preliminare) un decreto legislativo che – in attuazione della Direttiva 16 aprile 2014, n. 2014/55/UE – introduce nuove norme in materia di fatturazione elettronica nei confronti delle Amministrazioni pubbliche e nei confronti delle Amministrazioni autonome. Il provvedimento, in particolare, prevede l’obbligo di ricevere ed elaborare le fatture elettroniche emesse per contratti pubblici di appalto conformi allo standard europeo degli appalti pubblici. Nel comunicato stampa del Governo si precisa che tali obblighi “non prevedendo alcuna soglia, si applicano a tutte le fatture dirette alla pubblica amministrazione”.

Il disegno di legge di Bilancio 2019 dovrà essere presentato alle Camere entro il 20 ottobre 2018.

Il 1 gennaio 2019 si avvicina e si vanno via via ampliando gli strumenti messi a disposizione da parte dell’Agenzia delle Entrate a favore dei contribuenti, per consentire loro di ottemperare al nuovo obbligo di fatturazione in esclusiva modalità elettronica.

Dopo l’ampliamento delle funzionalità della piattaforma Fatture e Corrispettivi, con l’attivazione del servizio di generazione del QRCode e la possibilità di registrare l’indirizzo telematico di recapito preferenziale, nonché il servizio di conservazione sostitutiva gratuito (previa adesione al contratto di servizio), e la possibilità di conferire direttamente via web delega ad uno o più servizi agli intermediari, arrivano ora gli strumenti informativi ed un restyling del sito internet, con la creazione di una sezione appositamente dedicata alla e-fattura, nella quale reperire tutto il materiale inerente e tramite la quale accedere rapidamente ai diversi siti e servizi necessari ad adempiere.

Sono stati messi a disposizione sul sito dell’Agenzia, nel pomeriggio di giovedì 27 settembre, una serie di nuovi strumenti divulgativi, pensati per agevolare i contribuenti nell’affrontare la rivoluzione digitale:

  • Una guida pratica per i contribuenti, che brevemente illustra il concetto di fattura elettronica e le modalità di recapito, basate sul Sistema di Interscambio, oltre ad illustrare i diversi software rilasciati dall’Agenzia delle Entrate, sia per postazioni computer singoli (stand alone), che per devices mobili (Android o IOS), così come la piattaforma web Fatture e Corrispettivi.
  • Video tutorial (fruibili dal canale You Tube dell’Agenzia https://www.youtube.com/user/Entrateinvideo/featured). Al momento sul canale video dell’Agenzia, per quanto riguarda l’ambito e-fattura sono disponibili due interventi, uno riguardante il QRCode e l’altro, di più ampio respiro, relativo alla fatturazione elettronica in genere, ma non è da escludersi che in futuro ne vengano resi disponibili altri.

La guida operativa pubblicata è presentata dell’Agenzia come uno strumento dal taglio pratico, che dovrebbe accompagnare il contribuente nel passaggio dal cartaceo al digitale, partendo con il fornire un quadro di insieme: chi ricade nell’obbligo e chi è esonerato, quali sono i vantaggi e come funziona il Sistema di interscambio, il “postino” che si occupa di far viaggiare le fatture elettroniche (non prima di averle verificate).

Un apposito capitolo, inoltre, è interamente dedicato ad illustrare tutti i servizi messi a punto dall’Agenzia, forniti gratuitamente agli operatori e tramite i quali emettere, inviare e conservare i documenti fiscali:

  • ia procedura web, disponibile sul portale “Fatture e Corrispettivi” presente sul sito internet dell’Agenzia, ovvero quella piattaforma nel suo insieme, per accedere alla quale occorrono le credenziali Spid (“Sistema pubblico dell’identità digitale”) o quelle di Fisconline o Entratel, oppure essere in possesso di una Carta nazionale dei servizi (Cns);
  • il software “Fattura Elettronica”, da installare su personal computer, che permette di predisporre la fattura anche in assenza di una connessione a internet (che tuttavia è comunque indispensabile per la successiva fase di trasmissione e ricezione dei files fattura, a meno che questo non sia delega a terzi);
  • l’app “Fatturae” per smartphone o tablet aventi sistema operativo Androis o IOS, scaricabile gratuitamente dagli stores Android e Apple, e che consente di generare la fattura elettronica e di trasmetterla al Sistema di interscambio, cui si accede con le stesse credenziali richieste per entrare nel portale “Fatture e Corrispettivi”.

Per quanto riguarda la guida, si tratta di quattro capitoli in tutto, corredati da molte immagini tratte dagli applicativi resi disponibili dall’Agenzia, tesi ad illustrare quanto occorre sapere sul nuovo obbligo, introdotto dall’ultima legge di bilancio (legge 205/2017), che prevede a partire dal 1° gennaio 2019, a carico degli operatori Iva, soggetti residenti o stabiliti in Italia, l’obbligo di emettere e ricevere le proprie fatture per cessioni di beni e prestazioni di servizi esclusivamente in modalità elettronica, sia con riferimento agli altri operatori Iva (operazioni B2B, cioè Business to Business), sia con riferimento ai consumatori finali (operazioni B2C, cioè Business to Consumer), fatti salvi i soggetti espressamente esonerati, ovvero gli operatori che rientrano nel “regime di vantaggio” (art. 27, commi 1 e 2, Dl 98/2011) e quelli che rientrano nel “regime forfettario” (art. 1, commi da 54 a 89, L. 190/2014), nonché i produttori agricoli in regime di esonero dagli adempimenti.

Per quanto riguarda i video, come si è detto, uno è sostanzialmente una guida che spiega in termini generali il “sistema fatturazione elettronica”, mentre il secondo è più specifico, in quanto interamente dedicato al QRCode. Più precisamente, quest’ultimo contributo video è rivolto a evidenziare i vantaggi del codice a barre bidimensionale, che potrà essere mostrato al fornitore tramite smartphone, tablet o su carta, per consentire l’acquisizione automatica e senza il rischio di errori dei dati anagrafici necessari per predisporre la fattura.

Tutto questo e molto altro ancora è ora riunito nella neo inaugurata nuova sezionedel sito dell’Agenzia delle Entrate, interamente dedicata alla fatturazione elettronica.

La sezione svolge la funzione di raccoglitore di tutto quanto riguarda l’argomento, dalle guide alla normativa e la prassi, con link diretti agli ulteriori siti tramite i quali concretamente si va ad operare, primo su tutti il portale Fatture e Corrispettivi (https://ivaservizi.agenziaentrate.gov.it/portale/).

Sarà dunque questo nuovo raccoglitore, denominato Fatture elettroniche e corrispettivi, il punto di riferimento d’ora innanzi per rintracciare in un unico luogo virtuale tutte le informazioni rilasciate dall’Agenzia in materia di e-fattura, a partire dai documenti di prassi e di norma, quali il Provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate del 30 aprile 2018, che ha fissato il paletti tecnici del tracciato XML del file fattura, per arrivare a strumenti di carattere maggiormente divulgativo, come la nuova guida pratica, il collegamento a video tutorial presenti sul canale Youtube dell’Agenzia e la pagina con i servizi gratuiti per predisporre, inviare, conservare e consultare le fatture elettroniche.

COME CAMBIARE COMMERCIALISTA

dalla revoca del mandato alle comunicazioni necessarie

Scegliere il commercialista giusto è una missione possibile?

Il tuo futuro commercialista deve capire cosa vuoi, consigliarti e comprendere quale  è la tua professione

Cambiare commercialista è un passaggio delicato. Come farlo nel modo corretto? Tutti i dettagli: dalla revoca del mandato alle comunicazioni necessarie.

Nel momento in cui si prende la decisione di cambiare commercialista è necessario fare alcuni passi e prestare attenzione ad alcune cose per evitare problemi con il vecchio professionista o contestazioni con la stessa amministrazione finanziaria.

La revoca del mandato

Bisogna verificare prima di tutto se il mandato è stato conferito con atto scritto oppure solo verbalmente e, nel primo caso, verificare i termini previsti per poterlo eventualmente revocare.

Nell’esempio proposto quindi, qualunque sia la motivazione che spinge a chiedere la revoca del mandato al commercialista, il mandato conferito in forma scritta può essere revocato sempre e senza alcun obbligo di motivazione (e senza dover inserire il riferimento a particolari leggi), dovendo tuttavia rispettare i termini contrattuali relativi alla disdetta.
Nella lettera, che deve essere spedita con raccomandata A/R, sarebbe opportuno che venisse specificato, avendo il commercialista tenuto la contabilità per tutto l’anno, che tutti gli adempimenti e le dichiarazioni fiscali rimangono a suo carico, cosa che non sempre è scontata.

Resta inteso poi che con la revoca dovranno essere riconsegnati i registri contabili, i registri IVA, e tutta la documentazione fiscale e tributaria; sarete comunque tenuti a corrispondere le spese sostenute ed ovviamente si dovrà corrispondere al commercialista il compenso dovuto per l’opera svolta come contrattualmente previsto.

Provvediamo a mandare la raccomandata al tuo vecchio commercialista e  recuperare tutti i documenti.

Vorrei chiedervi se il datore di lavoro può effettuare una modifica dell’orario di lavoro  liberamente. È possibile modulare l’orario
unilateralmente o occorre obbligatoriamente il consenso anche del datore di
lavoro?

Prima di rispondere al quesito posto, vale la pena specificare che la
modulazione dell’orario di lavoro da parte del datore di lavoro è differente a
seconda del tipo di lavoro in essere, ossia:
1. se si tratta di lavoro part-time, scattano tutte quell’insieme di nuove
norme introdotte dall’art. 4-12 del D.Lgs. n. 81/2015, e quindi entrano
in gioco le clausole flessibili che disciplinano le modalità attraverso le
quali la distribuzione dell’orario di lavoro può avvenire;
2. differente è il caso del lavoro a tempo pieno. In quest’ultimo caso non
esiste una norma specifica, ma esiste un noto principio generale che
da un lato assegna al datore di lavoro l’attribuzione di determinare
l’orario di lavoro (ciò avviene unilateralmente all’atto della costituzione
del rapporto di lavoro mettendolo per iscritto nel contratto). 

I principi generali riconoscono dunque al datore di lavoro la possibilità di
mutare l’orario di lavoro unilateralmente purché tale modifica sia sorretta e
giustificata da esigenze organizzative ed oggettive connesse appunto
all’organizzazione e produzione del lavoro.

In caso contrario, tale potestà del datore di lavoro non può diventare arbitrio.

Quindi, la risposta al quesito posto è affermativa ma con un distinguo:
 il datore di lavoro può mutare l’organizzazione e la distribuzione
dell’orario di lavoro, ma tale mutamento deve essere giustificato da
ragioni oggettive connesse alla produzione e alla organizzazione del
lavoro e non già a mere determinazioni arbitrarie dello stesso datore di
lavoro.

Comunicato Stampa 26 luglio 2017 n. 131
Ministero dell’Economia e delle Finanze
Proroga al 20 agosto anche per i versamenti di imposta dei lavoratori autonomi
Dal 21 luglio 2017 al 20 agosto 2017 anche i lavoratori autonomi potranno effettuare i versamenti delle imposte con una lieve maggiorazione, a titolo di interesse, pari allo 0,40 per cento. Il nuovo termine verrà formalizzato con un Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri (DPCM) su proposta del Ministro dell’Economia e delle Finanze che sarà firmato nei prossimi giorni. Il DPCM uniformerà il trattamento tra titolari di reddito di impresa e titolari di reddito di lavoro autonomo.
In dettaglio, i versamenti interessati dalla nuova scadenza sono quelli derivanti dalla dichiarazione dei redditi, dalla dichiarazione Irap e dalla dichiarazione in materia di imposta sul valore aggiunto di imprenditori e lavoratori autonomi.
Con un altro DPCM, in dirittura d’arrivo, viene prorogato, al 31 ottobre 2017 il termine per la presentazione della dichiarazione dei sostituti d’imposta (modello 770) e delle dichiarazioni in materia di imposte sui redditi e di Irap

In questo articolo faremo il punto sui nuovi vincoli in merito alla compensazione dei modelli F24 nonchè alle modalità di pagamento.

Il decreto legge ha confermato  la stretta della soglia che impone il visto di conformità per poter utilizzare il credito in compensazione. A partire dalle dichiarazioni presentate dalla data  del 24/04/17  per poter utilizzare crediti in compensazione in misura superiore a 5.000 euro dovrà essere apposto il visto di conformità.

Si ricordano le nuove modalità di presentazione obbligatoria dei modelli F24:

La prima distinzione che occorre tenere presente è relativa alla “natura” del contribuente. Sono infatti previste regole diverse per i ‘privati’ e per i titolari di partita IVA.

Per quanto riguarda i privati sono tre le situazioni che possono verificarsi:

  1. Delega che presenta esclusivamente tributi a debito (nessuna compensazione). In tal caso il privato potrà scegliere di presentare direttamente la delega allo sportello bancario o postale, in forma cartacea, oppure avvalersi dei canali internet banking, od ancora utilizzare Fisconline o conferire delega ad un intermediario per l’utilizzo del canale Entratel.
  2. Delega con saldo maggiore di zero (a debito), nella quale però siano utilizzati crediti in compensazione (delega parzialmente compensativa). In questo caso il privato, la delega non potrà presentarla allo sportello, ma dovrà utilizzare l’internet banking, oppure Fisconline o Entratel.
  3. Delega compensativa a zero. Si tratta del caso di un modello F24 che presenta uno o più tributi a debito ed uno o più tributi a credito, che vanno ad azzerare l’importo da versarsi. In tal caso il privato non potrà presentare la delega allo sportello, e nemmeno utilizzare l’internet banking. Quando la delega presenta un saldo a zero (totalmente compensativa) l’unico canale legittimo di trasmissione è quello dell’Agenzia delle Entrate, quindi Fisconline oppure con delega al consulente a mezzo canale Entratel.

Diverse e più complesse sono le fattispecie previste per il titolare di partita IVA:

1. Delega che presenta esclusivamente tributi a debito (nessuna compensazione). In questo caso il titolare di partita IVA potrà presentarla mediante internet banking, oppure utilizzando Fisconline o Entratel. Si ricorda che la presentazione della delega cartacea allo sportello bancario o postale è già da tempo preclusa ai titolari di partita IVA, in ogni fattispecie possibile.

2. Delega che presente un saldo maggiore di zero (quindi a debito), nella quale sono esposti crediti in compensazione (delega parzialmente compensativa). Questa fattispecie è la più complessa, perché il canale che il titolare è obbligato a rispettare non dipende dalla sussistenza di un saldo a debito, bensì deve essere vagliato in base a quali sono i crediti esposti in compensazione. Il D.L. 50 ha infatti previsto che in caso di utilizzo di una lunga serie di codici tributo in compensazione, indipendentemente dal saldo finale della delega, l’azienda – il professionista non possano più utilizzare l’internet banking, bensì debbano far transitare obbligatoriamente la delega sul canale Fisconline o Entratel. I crediti che impongono l’utilizzo dei canali dell’Agenzia delle Entrate sono analiticamente indicati nella Risoluzione 68/E, e si riferiscono a:
crediti d’imposta derivanti da quadro RU;
crediti per imposte sostitutive;
imposte sui redditi ed addizionali;
IRAP;
IVA (annuale ed infrannuale da modello TR).

Sfuggono a questa stretta solo le compensazioni effettuate in F24, relativamente ai crediti sovra elencati, che sono esposte in F24 ma sono relative alla medesima ‘famiglia’ di credito. Si tratta quindi di compensazioni che potrebbero essere effettuate in verticale, ma per le quali s’intende usare l’esposizione ‘orizzontale’ in F24. La Risoluzione 68/E, all’allegato 3, espone un’interessante tabella riassuntiva dei codici di credito, affiancati ai codici di debito della medesima ‘famiglia’, la cui compensazione interna non fa scattare l’obbligo di presentazione del modello F24 a mezzo Entratel/Fisconline.

Può essere utile ricordare che i crediti interessati alla nuova stretta sono esclusivamente quelli menzionati nel D.L. 50 e meglio specificati nella Risoluzione 68/E. L’utilizzo in compensazione di crediti di natura diversa, ad esempio INPS, INAL, Bonus Renzi, in presenza di delega parzialmente compensativa, potrà continuare ad avvenire tramite il canale internet banking.

3. Delega totalmente compensativa, con saldo zero. In tal caso, per i titolari di partita IVA, così come per i ‘privati’ è obbligatorio l’utilizzo dei canali dell’Agenzia (Entratel o Fisconline), e questo indipendentemente dalla natura dei crediti utilizzati in compensazione.

Dott. Raffaele Iorio

A Settembre 2016 ho effettuato una ristrutturazione edilizia di un immobile; non ero  a conoscenza della possibilità di usurfruire della detrazione fiscale ristrutturazione immobili pertanto ho pagato tramite assegni bancari. Il C.a.f. al quale mi sono rivolto insiste che doveva essere effettuato un bonifico parlante e che sarei tenuto a ripetere il pagamento tramite bonifico per la ristrutturazione edilizia e in accordo con il fornitore farmi restituire quanto pagato tramite gli assegni. Purtroppo la ditta fornitrice si rifiuta di restituire quanto versato anche qualora dovessi anticipare il bonifico.

E’ corretto quanto detto dal C.A.F.? Non c’è altro modo pe recuperare la detrazione per la ristrutturazione edilizia?

Quanto affermato dal C.A.F. è  corretto, tuttavia è opportuno chiarire la normativa relativa alla ristrutturazione edilizia. Le disposizioni generali in materia di detrazioni per interventi di ristrutturazione edilizia prevedono che “Il pagamento delle spese detraibili è disposto mediante bonifico bancario o postale dal quale risulti:
la causale del versamento,
il codice fiscale del beneficiario della detrazione ed il numero di partita IVA
ovvero il codice fiscale del soggetto a favore del quale il bonifico è effettuato”.

Lo stesso è finalizzato al rispetto delle disposizioni contenute nel D.L. 78/2010 che ha introdotto l’obbligo di operare una ritenuta all’atto dell’accredito dei pagamenti disposti con bonifici relativi a spese detraibili. In particolare, l’articolo 25 del citato decreto prevede che “a decorrere dal 1° luglio 2010 le banche e le Poste Italiane S.p.A. operano una ritenuta pari all’ 8% a decorrere dal 1° gennaio 2015 a titolo di acconto dell’imposta sul reddito dovuta dai beneficiari, con obbligo di rivalsa, all’atto dell’accredito dei pagamenti relativi ai bonifici disposti dai contribuenti per beneficiare di oneri deducibili o per i quali spetta la detrazione d’imposta”.

La detrazione non è riconosciuta in caso di effettuazione di pagamenti secondo modalità diverse da quelle sopra richiamate. Fa da sé che ai fini della richiesta del beneficio fiscale è necessario che i pagamenti siano dunque effettuati con apposito “bonifico parlante”.

Quanto appena detto è stato oggetto di intervento con la circolare 43 del 18/11/2016 con la quale l’Agenzia ritiene tale preclusione ormai superata nei casi in cui:
vi sia stata una errata compilazione del bonifico;
non sia possibile ripetere correttamente il pagamento;
risulti comunque soddisfatta la finalità della norma agevolativa, tesa alla corretta tassazione del reddito derivante dalla esecuzione delle opere di ristrutturazione edilizia e di riqualificazione energetica.

L’agevolazione per la ristrutturazione edilizia viene dunque riconosciuta anche in presenza di una dichiarazione sostitutiva di atto notorio del beneficiario dei pagamenti, che attesti che i corrispettivi accreditati a suo favore sono stati inclusi nella contabilità dell’impresa ai fini della loro concorrenza alla corretta determinazione del reddito del percipiente. Per cui nel suo caso specifico l’unica via percorribile ai fini della richiesta della detrazione è quella di richiedere al fornitore la documentazione sopra citata. Tale documentazione dovrà essere esibita dal contribuente che intende avvalersi della detrazione al professionista abilitato o al CAF in sede di predisposizione della dichiarazione dei redditi o, su richiesta, agli uffici dell’amministrazione finanziaria.