Dott. Raffaele Iorio

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1) hai un consulente del lavoro a Milano ma non sei soddisfatto del servizio reso

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Al Consulente del lavoro che opera a Milano è richiesta una preparazione elevata che non tutti hanno. a garanzia di tutto vi è l’iscrizione all’albo professionale che garantisce professionalità e competenza.

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Siamo uno studio tradizionale di consulenti del lavoro iscritto all’albo professionale ma guardiamo al futuro. Grazie alla tecnologia assistiamo i clienti anche fuori Milano con un servizio esclusivo di consulente del lavoro on line. Grazie alla nostra piattaforma web in accordo con Zucchetti mettiamo in rete buste paga, F24 nonchè forniamo un servizio esclusivo di assistenza e consulenza del lavoro per garantirti il miglior servizio.

Offriamo soluzioni esclusive di gestione del personale: dalla semplice elaborazione della busta paga ad attività più complesse e di supporto all’imprenditore. Possiamo assistervi in caso di vertenze sindacali oppure consulenza su licenziamenti individuali o collettivi.

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regime forfettario tariffa commercialista

Se sei in questa sezione vuol dire che sei alla ricerca di capire quale è la tariffa del commercialista per la gestione del regime forfettario.

Innanzitutto occorre capire chi rientra nel regime forfettario:

Possono adottare  iL REGIME FORFETTARIO tutti i soggetti di ridotte dimensioni che nell’anno precedente quello di adozione hanno percepito compensi non superiori a € 65.000. Se iniziano l’attività, devono presumere di non superare il limite indicato. In tutti i casi, è prevista la possibilità di optare per il regime analitico. I soggetti che nel 2017 o nel 2018 hanno optato per il regime analitico, possono, avendone i requisiti, accedere nel 2019 al regime forfettario senza dover attendere il decorso del triennio previsto per l’esercizio dell’opzione (Risp. AE 11 aprile 2019 n. 107).

Il regime prevede:
– determinazione forfettaria del reddito mediante un coefficiente di redditività, applicazione dell’imposta sostitutiva (di IRPEF, addizionali regionale e comunale e IRAP) pari al 15% (ridotta al 5% per i primi cinque anni di attività) ed esonero dalla tenuta della contabilità;
– semplificazioni ai fini IVA (compresa la non applicazione dell’imposta sulle fatture emesse e la conseguente impossibilità di rivalsa sugli acquisti);
– non applicazione dell’IRAP.

Quali sono i soggetti esclusi?

Non possono accedere al regime i soggetti che si trovano in una delle seguenti situazioni:

– residenza all’estero, salvo il caso in cui siano residenti in uno Stato membro UE o aderente al SEE e producano in Italia almeno il 75% del reddito complessivo prodotto
– effettuazione, in via esclusiva o prevalente, di attività di:
 • cessioni di fabbricati o porzioni di fabbricato e di terreni edificabili (c.d. immobiliari)
• cessioni intra UE di mezzi di trasporto nuovi 
– partecipazione, contemporaneamente all’esercizio dell’attività, a società di persone (comprese le s.s. che producono redditi d’impresa o di lavoro autonomo), associazioni professionali, società di fatto commerciali, imprese familiari e aziende coniugali (1) (2)
– controllo diretto o indiretto di s.r.l. o associazioni in partecipazione, che esercitano attività economiche direttamente o indirettamente riconducibili a quelle svolte dall’imprenditore
– adozione dei regimi forfettari di determinazione del reddito (es. allevamento), del regime del Patent box o dei seguenti regimi speciali IVA (3):
 • agricoltura e attività connesse e pesca o agriturismo
• editoria
• agenzie di viaggi e turismo
• intrattenimenti, giochi e altre attività simili
• rivendita di beni usati, di oggetti d’arte, d’antiquariato o da collezione, agenzie di vendite all’asta di oggetti d’arte, d’antiquariato o da collezione
• vendita sali e tabacchi o commercio di fiammiferi
• gestione di servizi di telefonia pubblica, rivendita di documenti di trasporto pubblico e di sosta
• vendite a domicilio
– attività esercitata prevalentemente nei confronti di: datore di lavoro con cui sono in corso rapporti di lavoro o erano intercorsi nei due anni precedenti; soggetti a lui riconducibili
(1) I soggetti che possedevano una partecipazione già al 31 dicembre 2018, possono adottare il regime forfettario purché la cedano entro il 2019, pena la fuoriuscita dal 2020 (Circ. AE 10 aprile 2019 n. 9/E).
(2) Comprese le partecipazioni detenute a titolo di nuda proprietà (Circ. AE 10 aprile 2019 n. 9/E).
(3) L’adozione di uno di tali regimi esclude l’applicazione del regime forfettario anche per tutte le altre attività eventualmente svolte (Circ. AE 4 aprile 2016 n. 10/E).

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come emettere una fattura regime forfaitario

Premessa

Delle caratteristiche di accesso e permanenza nel regime forfetario, così come riformulato dalla Legge n. 145/2018, si è lungamente discusso nel corso dell’ultimo mese. Definita la platea dei soggetti interessati, diviene ora opportuno stabilire alcuni punti fermi che devono regolare l’emissione delle fatture.

Innanzi tutto è appena il caso di ricordare che il contribuente in regime agevolativo forfetario non è obbligato all’emissione di fattura in formato elettronico. Ciò non di meno, può su base volontaria decidere di emettere fatture elettroniche, senza che ciò comporti altra conseguenza che non sia quella di assolvere l’imposta di bollo in modo virtuale.
I contribuenti forfetari, ricordiamo, sono fuori dal “mondo IVA”, per questa ragione nell’emettere le fatture non esporranno mai l’imposta sul valore aggiunto. Di contro, i medesimi soggetti non possono portare in detrazione l’IVA assolta sugli acquisti. L’assenza dell’IVA, tuttavia, impone l’assolvimento dell’imposta di bollo su ciascuna fattura che superi l’importo di euro 77,47.  

Se la fatturazione viene effettuata in via analogica (ovvero su carta), l’imposta sarà assolta mediante apposizione di una marca da bollo da 2 euro su ciascun originale fattura (ovvero sul documento che resta al cliente del contribuente forfetario).  Se, invece, il contribuente forfetario emette fattura elettronica, all’atto dell’emissione dovrà segnalare mediante l’apposito campo che si tratta di fattura soggetta a bollo (in questo caso, virtuale). 

Sarà l’Agenzia delle Entrate, sulla scorta delle e-fatture trasmesse al SDI, a conteggiare la somma dei vari “due euro”, con cadenza trimestrale, e richiedere il versamento effettivo di quanto dovuto con modello F24.

Fatture emesse dai contribuenti forfetari, aspetti comuni

Per le fatture emesse dai contribuenti forfetari valgono, laddove applicabili, i medesimi obblighi previsti per l’emissione delle fatture da parte di contribuenti diversi.  Gli elementi essenziali di cui all’articolo 21 del D.P.R. n. 633/1972, pertanto, dovranno essere presenti, ovvero:

  • dati del soggetto cedente o prestatore (ditta, denominazione o ragione sociale, nome e cognome, residenza o domicilio e partita IVA del contribuente forfetario che emette fattura);
  • dati del cessionario o committente, ovvero del cliente del forfetario, completi anche in questo caso di partita IVA o, se soggetto consumer, codice fiscale;
  • data e numero progressivo di emissione della fattura;
  • natura, qualità e quantità dei beni e dei servizi formanti oggetto dell’operazione.

La peculiarità delle fatture emesse dai forfetari è che non è mai esposta l’IVA e per questa ragione è necessario inserire una specifica locuzione che evidenzi che si tratta di fattura emessa da tale tipologia di contribuenti.

Altra peculiarità, che discende dal fatto che il forfetario non è sostituto di imposta e altrettanto non è tenuto a subire ritenute d’acconto, è che la ritenuta non sarà mai presente. È comunque opportuno precisare, anche in questo caso, come mai la r/a non viene esposta, anche al fine di agevolare la compilazione della CU da parte il soggetto che riceve la fattura nell’ambito di attività imprenditoriale o professionale.

La controparte, infatti, sarà così in grado di meglio identificare se la ritenuta non sia presente poiché si tratta di prestazione non assoggettabile a ritenuta per natura, oppure se non è presente poiché la prestazione, seppure rientrate tra quelle normalmente assoggettabili, è stata effettuata da un contribuente in regime agevolato.

Ultima peculiarità, di cui si è già detto, è l’obbligo di assolvimento dell’imposta di bollo nella misura di due euro su ciascuna fattura il cui importo superi la soglia di euro 77,47.

Forfetario – Cessioni di beni

Un contribuente in regime forfetario che emette fattura a fronte di cessioni di beni deve esporre la natura, quantità e qualità di prodotti ceduti, ed esplicitare il proprio regime fiscale, e ricorrendone il caso assolvere imposta di bollo.

Negozio di cartoleria che emette fattura per cessione di  10 dossier uso ufficio, corrispettivo 10 euro cadauno.

Forfetario – Prestazioni di servizi

Un contribuente in regime forfetario che emette fattura a fronte della prestazione di un servizio deve esporre la natura dei servizi prestati, ed esplicitare il proprio regime fiscale, e ricorrendone il caso assolvere l’imposta di bollo.

Falegname che emette fattura per il restauro e la verniciatura di 6 sedie per totali euro 1.000,00.

Forfetario – Lavoratore autonomo iscritto all’INPS Gestione separata

Un contribuente in regime forfetario che operi in qualità di lavoratore autonomo e che, essendo privo di cassa previdenziale obbligatoria, risulti iscritto alla Gestione INPS Separata, nell’emettere parcella può decidere di addebitare la rivalsa INPS, fissata attualmente nella misura del 4%.

Ai fini della verifica della soglia dei 65mila euro annui di compensi la rivalsa INPS deve essere considerata in aggiunta all’onorario. In dichiarazione dei redditi l’intera somma versata a titolo di contributi, ivi compreso il 4% addebitato ai clienti, diviene onere deducibile.

Trattandosi di prestazione professionale, la parcella – normalmente soggetta a ritenuta d’acconto – non sconterà ritenuta poiché si tratta di contribuente in regime forfetario.

Interprete e traduttore che emette fattura per la traduzione di un testo tecnico.

Forfetario – Professionista iscritto a Cassa di Previdenza

Un contribuente in regime forfetario che operi in qualità di lavoratore autonomo e che sia iscritto alla Cassa Professionale di riferimento (CNPADC Commercialisti, Cassa Forense Avvocati, INPGI Giornalisti ecc.) nell’emettere parcella addebita il contributo integrativo a carico del committente.

A differenza di quanto accade con l’INPS gestione separata, il contributo integrativo da corrispondersi alla Cassa previdenziale di riferimento, ed addebitato ai clienti, costituisce per il professionista un debito nei confronti della Cassa stessa. Come tale, non concorre alla soglia dei 65.000 euro annui, poiché non si tratta di compensi (e non potrà essere esposto in Redditi quale onere deducibile, a differenza del contributo soggettivo e di maternità che restano a carico del professionista stesso).

Trattandosi di prestazione professionale, la parcella – normalmente soggetta a ritenuta d’acconto – non sconterà ritenuta poiché si tratta di contribuente in regime forfetario.

Prestazione professionale svolta da Dottore Commercialista.

Forfetario – Le spese anticipate in nome e per conto

Indipendentemente dall’iscrizione ad una qualche Cassa di previdenza obbligatoria, piuttosto che all’INPS gestione separata, non è inusuale, soprattutto in ambito professionale, che si sostengano spese in nome e per conto del cliente. Queste spese, debitamente documentate, risultano escluse dal campo IVA ai sensi dell’articolo 15 del D.P.R. n. 633/1972.

Trattandosi di poste meramente numerarie, le somme anticipate in nome e per conto del cliente, e debitamente documentate, non concorrono alla soglia dei 65.000 euro annui di compensi, poiché sono crediti verso il cliente per anticipazioni, e non onorari.

Prestazione professionale svolta da Dottore Commercialista con addebito di spese anticipate in nome e per conto.

ODCEC Milano a tutela dei commercialisti contro le app della contabilità “fai da te”

Milano, 16 aprile 2019 – Tutelare, in modo fermo e continuativo, il cittadino da forme di comunicazione che possano indurlo verso una falsa percezione delle problematiche fiscali. È questo uno degli obiettivi che si è posto l’ODCEC Milano nell’affidare ai legali l’avvio di un’azione – stragiudiziale e, nel caso, anche giudiziale – nei confronti della società che ha lanciato “Tax Man” (app che gestisce la contabilità per le partite Iva) e di qualsiasi altro messaggio che richiami la consulenza dei commercialisti come un’attività sostituibile senza problemi, addirittura con una app o strumenti informatici.

“La normativa fiscale è complessa e indurre il cittadino a credere che sia di facile applicazione rischia di produrre effetti devastanti sulle classi più deboli – spiega Marcella Caradonna, Presidente di ODCEC Milano – Chi è nelle condizioni di farlo, utilizza la formula del “730 precompilato”, ma se la situazione è più complessa è importante farsi assistere da noi commercialisti”.

Nella gestione economica e fiscale di una famiglia, infatti, non si può ragionare per automatismi. Ogni contesto è una situazione a sé e spesso, ad esempio per superficialità o non conoscenza, non vengono utilizzate le opportunità che in termini di agevolazioni la legge offre, con un danno economico per le persone.

“Siamo stanchi di vedere clienti che, dopo aver provato il “fai da te” ritornano da noi delusi, dopo aver speso inutilmente soldi – continua Caradonna. – Già in passato si è ottenuto il ritiro di materiale pubblicitario e oggi più che mai abbiamo deciso di intervenire per la tutela nostra e soprattutto del cittadino e auspichiamo che anche le associazioni dei consumatori si uniscano con interventi specifici su questi temi”.

Pace fiscale” – Le ultime novità sulla sanatoria.

Con il D.L. n. 119 del 23 ottobre 2018 (decreto collegato alla Manovra) sono state introdotte diverse forme di pacificazione fiscale, tra cui una nuova definizione agevolata delle cartelle esattoriali (“rottamazione-ter”), la definizione agevolata delle controversie tributarie e la dichiarazione integrativa speciale.

In tema di definizione delle liti pendenti l’Agenzia delle Entrate ha recentemente pubblicato la Circolare n. 6/E del 1° aprile 2019, con cui sono stati analizzati in particolare gli artt. 6 e 7 del D.L. n. 119/2018.

Definizione agevolata delle controversie tributarie

L’art. 6 del D.L. n. 119/2018 disciplina la possibilità di chiudere le vertenze fiscali che hanno ad oggetto atti impositivi, pendenti in ogni stato e grado di giudizio, con ricorso notificato entro il 24 ottobre 2018.

Atti definibili

Possono essere definite, se concernenti questioni devolute alla giurisdizione tributaria, le liti presso le Commissioni tributarie provinciali, regionali e quelle di primo e secondo grado di Trento e Bolzano, anche a seguito di rinvio, nonché presso la Corte di Cassazione.

L’Agenzia delle Entrate, ai fini della definizione, deve essere parte della lite che si vuole definire.

Pertanto non possono essere definite:

  • le controversie con impositori diversi dall’Agenzia Entrate (ad esempio l’Agenzia delle dogane e dei monopoli);
  • le controversie nella quali unica parte è Agenzia Entrate – Riscossione;
  • le controversie che vertono su sanzioni amministrative non tributarie.

Possono essere oggetto di definizione solo le controversie che hanno ad oggetto atti impositivi e quindi avvisi di accertamento, provvedimenti di irrogazione delle sanzioni, atti di recupero dei crediti d’imposta indebitamente utilizzati e ogni altro atto che comporti una pretesa tributaria.

Sono esclusi dalla definizione:

  • atti che non contengono una pretesa tributaria quantificata;
  • dinieghi espressi o taciti di rimborso;
  • dinieghi di precedenti definizioni agevolate;
  • atti di riscossione, quali ruoli, cartelle di pagamento e avvisi di liquidazione. I ruoli derivanti dall’attività di controllo automatizzato ex art. 36-bis, D.P.R. n. 600/1973, possono scaturire anche dalla rettifica di dati indicati nelle dichiarazioni; in questo caso, essendo atti a carattere impositivo, rientrano nell’ambito di applicazione della definizione. Medesima considerazione per le liti sui ruoli emessi a seguito di controllo formale, ex art. 36-ter, D.P.R. n. 600/1973, per gli avvisi di liquidazione dell’imposta di registro che esprimono per la prima volta una pretesa fiscale maggiore di quella applicata al momento della richiesta di registrazione;
  • sanzioni per omesso o ritardato pagamento;
  • tasse automobilistiche;
  • accertamenti riguardanti società di persone per il maggior reddito da imputare ai soci per trasparenza (è agevolabile solo l’imposta IRAP);
  • contributi e premi previdenziali e assistenziali;
  • atti concernenti risorse proprie tradizionali dell’Unione europea, IVA riscossa all’importazione e aiuti di Stato dichiarati in contrasto con il diritto comunitario (sono esclusi per espressa previsione normativa).

Per godere della definizione le liti devono essere pendenti al 24 ottobre 2018 e rimangono quindi esclusi:

  • i rapporti già regolati alla data del 24 ottobre 2018 per pronunce definitive;
  • i rapporti, anche se pendenti al 24 ottobre 2018, esauriti alla data di presentazione della domanda;
  • i rapporti che al 24 ottobre 2018 e alla data di presentazione della domanda sono già stati perfezionati con mediazione tributaria o conciliazione giudiziale.

Presentazione della domanda e definizione

Attenzione: La domanda di definizione deve essere presentata entro il 31 maggio 2019 in modalità telematica tramite apposito modello.

La definizione si perfeziona con il pagamento della somma da versare o della prima rata. Sono possibili al massimo 20 rate trimestrali, di cui la prima con scadenza al 31 maggio 2019. Non è ammessa la compensazione.

L’importo da pagare sarà determinato in base allo stato e al grado della controversia (100%, 90%, 40%, 15% e 5%).

L’eventuale diniego della definizione deve essere notificato entro il 31 luglio 2020.

Sospensione degli effetti

La definizione delle liti pendenti non comporta la sospensione dei giudizi, che possono però essere sospesi su specifica richiesta del contribuente.

Per le controversie definibili, sono sospesi per 9 mesi i termini di impugnazione, anche incidentale, delle pronunce giurisdizionali e di riassunzione che scadono dal 24 ottobre 2018 al 31 luglio 2019.

La cosiddetta “Pace fiscale” permette la definizione anche in altri contesti. Si descrivono brevemente le principali opportunità.

La definizione agevolata dei PVC

Il contribuente può definire il contenuto integrale dei processi verbali di constatazione (PVC) redatti e consegnati entro il 24 ottobre 2018, presentando una dichiarazione integrativa e versando le imposte dovute per regolarizzare le violazioni constatate nel verbale in materia di imposte sui redditi e relative addizionali, contributi previdenziali e ritenute, imposte sostitutive, IRAP, IVIE, IVAFE e IVA. È possibile definire solo i PVC per i quali, alla predetta data, non è stato ancora notificato un avviso di accertamento o ricevuto un invito al contraddittorio.

Attenzione: Le dichiarazioni dovranno essere presentate entro il 31 maggio 2019.

Nella dichiarazione di “regolarizzazione” non potranno essere utilizzate, a scomputo dei maggiori imponibili dichiarati, le perdite pregresse.

La definizione del PVC si perfezionerà con la presentazione della dichiarazione ed il versamento in unica soluzione o della prima rata nei termini indicati.

In deroga allo Statuto del Contribuente, per i periodi di imposta fino al 31/12/2015 oggetto di PVC definiti, i termini di accertamento sono prorogati di due anni.

L’Agenzia delle Entrate, con la Circolare n. 7/E del 9 aprile 2019, ha fornito alcuni ulteriori chiarimenti in merito alla disciplina sulla definizione agevolata dei processi verbali di constatazione notificati entro il 24 ottobre 2018. Vengono descritte, in particolare, quali violazioni possono essere definite, gli effetti premiali e le regole per i contribuenti che intendono accedere alla sanatoria. Sono state inoltre fornite informazioni circa il raddoppio dei termini di decadenza, i regimi con esonero dichiarativo e la definizione agevolata delle società consolidanti.

La definizione agevolata degli atti di accertamento

Gli avvisi di accertamento, gli avvisi di rettifica e di liquidazione, gli atti di recupero notificati entro il 24 ottobre 2018, non impugnati e ancora impugnabili alla stessa data, potranno essere definiti pagando le somme complessivamente dovute per le sole imposte, senza le sanzioni, gli interessi e gli eventuali accessori, entro 30 giorni dalla predetta data o, se più ampio, entro il termine di proposizione del ricorso che residua dopo la data di entrata in vigore del D.L. n. 119/2018.

La disposizione si applica, negli stessi termini, anche alle somme contenute negli inviti al contradditorio notificati entro il 24 ottobre 2018. Inoltre, la definizione è applicabile anche agli accertamenti con adesione sottoscritti entro il 24 ottobre 2018. In questo caso, il versamento era dovuto entro 20 giorni (dunque entro il 13 novembre 2018).

È esclusa la compensazione prevista dall’art. 17 del D.Lgs. 9 luglio 1997, n. 241.

Non possono essere oggetto di definizione gli atti emessi nell’ambito della procedura di collaborazione volontaria di cui all’art. 5-quater del D.L. n. 167/90 (“voluntary disclosure”).

La rottamazione delle cartelle-ter

Attenzione: Per aderire alla “nuova” definizione agevolata dei ruoli (“Rottamazione delle cartelle-ter”) occorrerà presentare l’apposito modello entro il 30 aprile 2019 e potranno essere definiti i carichi affidati all’Agente della riscossione dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2017.

Il modello da presentare, denominato modulo DA-2018, è disponibile sul sito www.agenziaentrateriscossione.gov.it.

Per quanto riguarda le modalità di presentazione, coloro che hanno una casella di posta elettronica certificata (PEC) possono inviare il modulo DA-2018, insieme alla copia del documento di identità, alla casella PEC della Direzione Regionale dell’Agenzia Entrate Riscossione di riferimento (l’elenco si trova a pagina 4 del modulo DA-2018 e sul portale www.agenziaentrateriscossione.gov.it).

In alternativa il modulo di adesione può essere anche consegnato agli sportelli di Agenzia Entrate Riscossione presenti sul territorio nazionale (esclusa la regione Sicilia).

Successivamente alla presentazione Agenzia Entrate Riscossione invierà una comunicazione di accoglimento o di diniego entro il 30 giugno 2019. In caso di risposta positiva, l’Agente della riscossione comunicherà l’ammontare del debito ammesso alla Definizione agevolata inviando i relativi bollettini di pagamento.

È possibile richiedere un prospetto informativo con l’elenco dei ruoli rottamabili, e non, accedendo al sito www.agenziaentrateriscossione.gov.it e compilando e inviando successivamente la documentazione richiesta.

In caso di adesione alla sanatoria verranno cancellati:

  • gli interessi di mora e le sanzioni incluse in tali carichi (fatta eccezione per le sanzioni amministrative per violazioni del Codice della Strada);
  • le somme e le sanzioni aggiuntive (dovute anche sui contributi previdenziali).

Resteranno da pagare:

  • le somme a titolo di interessi e capitale;
  • le somme maturate a titolo di aggio e di rimborso delle spese per le procedure esecutive e per la notifica della cartella di pagamento.

Il pagamento delle somme per i carichi affidati dal 1° gennaio al 31 dicembre 2017 potrà avvenire in un’unica soluzione con il versamento del 100% di quanto dovuto entro il 31 luglio 2019 oppure con versamento rateale.

La “rottamazione” può rappresentare una interessante opportunità, specialmente nei casi in cui prevalgono sanzioni e interessi di mora. Tuttavia non sono applicabili le norme sulla rateizzazione dei debiti con l’Agente di riscossione (che prevedono 72 rate o 120 rate mensili); l’adesione alla “rottamazione” potrebbe quindi comportare un maggior impegno finanziario nel breve termine.

Riteniamo innanzitutto opportuno verificare la posizione dei ruoli in essere (che talvolta riserva qualche spiacevole sorpresa).

Attenzione: Invitiamo quindi, chi non avesse già provveduto, a richiedere ad Agenzia Entrate Riscossione un estratto conto dei ruoli accedendo ai servizi online messi a disposizione sul sito dell’Agenzia Entrate – Riscossione.

Lo stralcio dei debiti fino a mille euro

I debiti di importo residuo fino a 1.000 euro affidati all’Agente di riscossione dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2010 sono automaticamente annullati.

Non è necessaria una manifestazione di volontà da parte del beneficiario. L’annullamento è stato “automatico” dal 31 dicembre 2018.

Le possibilità per regolarizzare la propria situazione messe a disposizione dal legislatore sono molteplici e di non immediata comprensione.

Qualora vogliate avere maggiori informazioni sulla possibilità di aderire a un’agevolazione, restiamo a disposizione per ogni eventuale chiarimento e per esaminare, con incontri dedicati, i casi specifici che ci vorrete sottoporre.

Cordiali saluti

Pace fiscale

Rottamazione dei ruoli dal 2000 al 2017, cancellazione dei debiti fino a 1.000 euro, regolarizzazione della posizione delle ASD ed infine “saldo e stralcio” per le persone fisiche in difficoltà economica. Sono alcuni degli interventi del Legislatore attuati attraverso la Manovra 2019, prima con il Collegato fiscale (D.L. 23 ottobre 2018, n. 119, convertito con L. 17 dicembre 2018, n. 136) e poi con la Legge di Bilancio (L. 30 dicembre 2018, n. 145)) al fine di permettere ai contribuenti di sanare le proprie pendenze nei confronti del Fisco.

In particolare, nel Decreto fiscale, trova posto:

  • la definizione agevolata dei processi verbali di constatazione (art. 1);
  • la definizione agevolata degli atti del procedimento di accertamento (art. 2);
  • la nuova edizione della definizione agevolata dei carichi consegnati all’agente della riscossione dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2017 (art. 3);
  • l’annullamento dei debiti risultanti dai carichi affidati agli agenti della riscossione dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2010 (art. 4);
  • la definizione agevolata dei carichi affidati all’agente della riscossione a titolo di risorse proprie dell’Unione europea (art. 5);
  • la definizione agevolata delle controversie tributarie (art. 6);
  • la sanatoria per le associazioni e società sportive dilettantistiche (art. 7);
  • la definizione agevolata delle imposte di consumo (art. 8);
  • la sanatoria per le irregolarità formali sia ai fini delle imposte sui redditi che IVA (art. 9).

Infine la Legge di Bilancio (art. 1, commi da 184 a 199) ha proposto il “saldo e stralcio” che consiste nell’applicazione di un’aliquota di quanto dovuto dal contribuente, determinata in base alla “grave e comprovata situazione di difficoltà economica”, attestata dalla dichiarazione ISEE e relativa a ciascun nucleo familiare. Anche in questo caso ci si riferisce ai carichi affidati all’agente della riscossione dal 1° gennaio 2000 alla data del 31 dicembre 2017 e come limite massimo per accedere alla sanatoria è previsto un tetto di 20.000 euro, risultante dalla dichiarazione ISEE.

730: È reato presentare la dichiarazione dei redditi spacciandosi per commercialista.

È reato presentare la dichiarazione dei redditi spacciandosi per commercialista.

Lo ha sancito la Corte di cassazione che, con la sentenza n. 16366 del 15 aprile 2019, ha respinto il ricorso di una donna che aveva presentato la dichiarazione dei redditi, in virtù di un accordo con il Caf poi decaduto e in relazione alle sue competenze e conoscenze fiscali ma senza essere iscritta all’albo unico.

In un passaggio chiave di questa articolata decisione gli Ermellini chiariscono che la specifica inclusione delle attività di tenuta e redazione dei libri contabili, fiscali e del lavoro, e di elaborazione e predisposizione delle dichiarazioni tributarie e cura degli ulteriori adempimenti tributari, nell’elenco di quelle riconosciute di competenza tecnica degli iscritti alla sezione B consente però ora senz’altro di ritenere, alla stregua delle conclusioni sopra assunte, che lo svolgimento di esse, se effettuato da soggetto non abilitato con modalità tali da creare, in assenza di chiare indicazioni diverse dallo stesso provenienti, le apparenze dell’attività professionale svolta da esperto contabile regolarmente abilitato, è punibile a norma dell’art. 348 cod. pen.

La consulente è stata condannata  tanto  per il reato di esercizio abusivo della professione quanto per quello di truffa

Per la Suprema corte, che ha confermato e reso definitiva la sentenza di condanna, bene ha fatto la Corte d’appello di Milano a rilevare l’illiceità della condotta della signora che aveva svolto attività di consulenza tributaria, redatto dichiarazioni fiscali ed effettuato i relativi pagamenti, occupandosi della ricezione delle cartelle esattoriali.

Ma non è ancora tutto. La consulente è stata condannata tanto per il reato di esercizio abusivo della professione tanto per quello di truffa in quanto aveva ingannato i clienti, ricavandone ingiustamente un profitto, sulla possibilità per lei di redigere e presentare la dichiarazione dei redditi.

Sul punto è stato del tutto inutile il ricorso con il quale la difesa ha tentato di smontare l’impianto accusatorio, sostenendo la mancanza della prova dei raggiri e quella del danno. Per gli Ermellini, infatti, il reato di truffa contrattuale si configura per l’ingiusto profitto ricavato dalla consulente. Ciò non è infatti escluso dalla circostanza per cui il raggirato ha corrisposto un prezzo per un servizio realmente fornito.

Regime forfetario: deroga al vincolo triennale

Può accedere già dal periodo d’imposta 2019 al nuovo regime forfetario il commercialista che fino al periodo d’imposta 2016 aveva adottato il regime contabile semplificato per gli esercenti arti e professioni, che nel 2017, pur avendo i requisiti per accedere al regime naturale forfetario, aveva manifestato – attraverso la dichiarazione Iva – l’opzione di rinnovo tacito per il regime contabile semplificato. Nell’ipotesi descritta, quindi, non è necessario il rispetto del vincolo triennale: lo ha confermato l’Agenzia delle Entrate con la Risposta all’istanza di interpello 11 aprile 2019, n. 107 

Imposte locali rottamabili

Via libera alla rottamazione delle imposte locali; Imu, Tari, Tares, ma anche multe ed altre entrate locali potranno essere versate senza applicazione di sanzioni, anche se il comune non iscrive a ruolo ma si avvale di ingiunzioni di pagamento, emesse da agenti della riscossione privati. È questa una delle misure del decreto crescita che, tra le varie disposizioni fiscali, interviene anche ad offrire agli enti locali questa possibilità, originariamente esclusa.

L’articolo 14-bis del provvedimento riapre, dunque, agli enti locali, la possibilità di regolamentare la definizione agevolata dei tributi di competenza e delle sanzioni relative alle proprie entrate. Sia che abbiano deciso di riscuotere tramite Agenzia delle Entrate Riscossione, sia che si avvalgano di concessionari privati o altre forme previste dalla legge. In particolare, gli enti chiamati in causa sono regioni, province, città metropolitane e comuni per il periodo 2000-2017.

In verità il provvedimento parla di somme da incassare «a seguito di provvedimenti di ingiunzione fiscale» con ciò permettendo la rottamazione a quei comuni che non riscuotono più mediante ruolo, ossia affidandosi all’ex Equitalia.

Alla luce delle disposizioni vigenti gli strumenti con i quali si attua la riscossione coattiva delle entrate tributarie e patrimoniali delle amministrazioni locali, sono rappresentati dal ruolo (dpr n. 602/1973 e dpr n. 112/1999 ) e dall’ingiunzione fiscale (rd n. 639/1910). Si tratta di un dato non di poco conto se si considera che il ruolo e il procedimento d’ingiunzione rappresentano i due meccanismi di riscossione a cui gli Enti locali possono decidere liberamente di affidarsi e che il ricorso all’ingiunzione di pagamento riguarda circa 4.500 municipi italiani.

Sul punto erano sorti dubbi all’indomani del varo della pace fiscale, giacché il provvedimento non accennava minimamente alla rottamazione delle pendenze tributarie proprie degli enti locali.

In passato, invece, gli articoli 6 e 6-ter del dl n. 193/2016 avevano specificamente disciplinato le ingiunzioni di pagamento e i carichi di ruolo riguardanti i tributi locali e le violazioni del Codice della Strada. Ora si sana questa lacuna e anche le entrate degli enti locali avranno la loro rottamazione.

In verità la scelta resta in capo all’amministrazione locale visto che, a differenza di quanto avviene per i comuni che riscuotono mediante ruolo (e quindi Agenzia riscossione), qui la rottamazione va «costruita» ossia va modellata in base alle singole situazioni. Entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore del provvedimento, la misura può essere adottata «con le forme previste dalla legislazione vigente per l’adozione dei propri atti destinati a disciplinare le entrate stesse»; ciò significa che occorrerà, nel caso dei comuni, una delibera di giunta da recepire in consiglio comunale e sarà opportuno, assieme alla delibera, confezionare un apposito regolamento. Entro 30 giorni dall’approvazione, poi, occorrerà dare notizia dell’atto mediante pubblicazione nel proprio sito internet istituzionale.

La legge lascia, come accennato, ampia possibilità di manovra agli enti locali. L’unica indicazione è l’esclusione delle sanzioni relative alle entrate.

Quindi massima libertà sul numero di rate e sulla relativa scadenza, (purché il pagamento si completi entro il 30 settembre 2021). In forma libera anche le modalità con cui il debitore manifesta la sua volontà di avvalersi della definizione agevolata e i termini per la presentazione dell’istanza in cui il debitore indica il numero di rate con il quale intende effettuare il pagamento.

È previsto inoltre che il contribuente provveda a rinunciare alle controversie pendenti relative ai debiti cui si riferisce l’istanza di definizione. Ciò evita, alla radice, eventuali problematiche legate al coordinamento con la definizione delle liti pendenti, questa prevista fin dall’origine anche per le entrate degli enti locali.

Da definire anche il termine entro il quale l’ente territoriale o il concessionario della riscossione trasmette ai debitori la comunicazione nella quale sono indicati l’ammontare complessivo delle somme dovute per la definizione agevolata, quello delle singole rate e la scadenza delle stesse.

Da quando viene presentata l’istanza sono sospesi i termini di prescrizione e di decadenza per il recupero delle somme in oggetto. La norma non lo specifica ma appare logico che da tale data siano sospese anche eventuali rateizzazioni in essere.

Laddove, dopo l’accettazione dell’istanza e la rideterminazione del debito, il contribuente non paghi, in tutto o in parte, l’unica rata o una delle rate in cui è stato dilazionato il pagamento delle somme, la definizione non produce effetti e riprendono a decorrere i termini di prescrizione e di decadenza per il recupero delle somme oggetto dell’istanza. In tale caso, i versamenti effettuati sono acquisiti a titolo di acconto dell’importo complessivamente dovuto.

Il comma 5 dispone che si applicano le disposizioni in materia di definizione agevolata dei carichi affidati all’agente della riscossione di cui ai commi 16 e 17 dell’articolo 3 del dl n. 119 del 2018. In particolare la rottamazione non può essere perfezionata per le somme dovute a titolo di recupero di aiuti di Stato, per quelle derivanti da pronunce di condanna della Corte dei conti, per le multe, le ammende e le sanzioni pecuniarie dovute a seguito di provvedimenti e sentenze penali di condanna e le sanzioni diverse da quelle irrogate per violazioni tributarie.

Infine, per le sanzioni amministrative per violazioni del codice della strada, la rottamazione ha efficacia limitatamente agli interessi, compresi quelli in caso di esecuzione forzata (articolo 27, sesto comma, legge 24 novembre 1981, n. 689).

Elementi che il Comune deve adottare

Numero di rate e relativa scadenza (entro il 30 settembre 2021)
Modalità per aderire alla definizione agevolata
Termini per la presentazione dell’istanza in cui il debitore indica il numero di rate
Impegno alla rinuncia ai giudizi pendenti aventi a oggetto i debiti cui si riferisce l’istanza
Termine entro il quale l’ente territoriale o il concessionario della riscossione trasmette ai debitori la comunicazione nella quale sono indicati l’ammontare complessivo delle somme dovute per la definizione agevolata, quello delle singole rate e la scadenza delle stesse.

Il comodato non evita l’Imu

Il proprietario di un immobile non può avere diritto all’esenzione dalle imposte locali se lo ha dato in comodato gratuito ai figli minori. Non è pensabile né credibile che due figli minori, di 5 e 11 anni, possano vivere da soli, ancorché abbiano la residenza anagrafica nell’immobile.

L’agevolazione non spetta neppure se l’immobile viene concesso in comodato al coniuge, perché non è annoverabile tra i parenti in linea retta. Lo ha stabilito la Cassazione, con ordinanza 5529/2019.

Per i giudici sono fondate le pronunce di merito laddove hanno escluso che «due minori di cinque ed undici anni possano vivere da soli» e hanno negato «la sussistenza dei requisiti richiesti dalla norma primaria per l’esenzione, non essendo configurabile un rapporto di comodato gratuito unicamente tra il genitore ed i figli minori».

Peraltro, anche convivendo con l’altro genitore, l’agevolazione non potrebbe essere riconosciuta «non essendo il coniuge del ricorrente annoverabile, in relazione al disposto dell’art. 74 c.c., tra «i parenti in linea retta fino al secondo grado».

Nel caso di specie è stata disconosciuta l’esenzione Ici, ma lo stesso trattamento la legge riserva al comodante per l’Imu e la Tasi. L’art. 13 del dl 201/2011, infatti, per gli immobili concessi in comodato dal titolare ai parenti in linea retta entro il primo grado, utilizzati come abitazione principale, prevede una riduzione della base imponibile al 50%.

Sono escluse le unità immobiliari classificate nelle categorie catastali A/1, A/8 e A/9. E’ richiesto che il contratto sia registrato e che il comodante, oltre all’immobile adibito a propria abitazione principale, possieda un solo immobile in Italia, risieda anagraficamente e dimori abitualmente nel comune in cui è situato l’immobile concesso in comodato.

Occorre, inoltre, che il titolare attesti il possesso dei requisiti nel modello di dichiarazione da inviare al comune. L’art. 1, co. 1092 , dell’ultima legge di bilancio (145/2019) ha esteso l’agevolazione Imu al coniuge del comodatario in caso di morte dello stesso, ma solo se vi è la presenza di figli minori. Il beneficio fiscale si applica anche alla Tasi, considerato che per i due tributi l’imponibile si calcola nello stesso modo.