Dott. Raffaele Iorio

Carburanti: serve la e-fattura e il pagamento tracciato

La filiera dei carburanti, in teoria, avrebbe dovuto essere già pronta a partire dal 1° luglio 2018 all’avvento dell’obbligo di fatturazione elettronica. Così non è stato, e infatti con il c.d. “DL Dignità” – Decreto Legge 12 luglio 2018 n. 87, convertito in Legge n. 96 del 9 agosto 2018, l’obbligo di e-fattura era stato limitato alla filiera “ante pompa”, andando quindi ad interessare le forniture di gasolio e benzina ad uso autotrazione con l’esclusione dei rifornimenti effettuati presso la rete distributiva stradale. Per questa ragione, dal 1° luglio 2018 e sino a tutto il 31 dicembre 2018 erano rimaste valide le modalità e le regole pregresse per quanto riguarda l’utilizzo della scheda carburante o, in alternativa, il pagamento dei rifornimenti esclusivamente con moneta elettronica. 

E’ comunque partito il 1° luglio 2018 l’obbligo imposto a coloro che acquistano carburanti di utilizzare strumenti di pagamento tracciabili, così come puntualmente individuati dal Provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate Prot. n. 73203/2018 del 4 aprile 2018. 

L’evoluzione convulsa della normativa relativa ai carburanti ha ingenerato una certa confusione, aggravatasi con l’avvio dell’obbligo di fatturazione in esclusiva modalità elettronica che è divenuto operativo per tutti a partire dal 1° gennaio 2019 (con l’esclusione delle sole imprese “minori”, ovvero contribuenti forfettari ed in regime di vantaggio). Per tale ragione si ritiene utile fornire un sunto del quadro di insieme. 

Rifornimenti di carburante, disposizioni in vigore per l’anno 2018
Riepiloghiamo sinteticamente il quadro complessivo dell’anno 2018: 

  • Sino al 30 giugno 2018, al fine di validamente documentare gli acquisti di carburante, era sufficiente essere nella disponibilità di una scheda carburante correttamente compilata. Non sussistevano vincoli in merito alle modalità di pagamento, pertanto il rifornimento poteva essere onorato anche in contanti;
  • Dal 1° luglio 2018 sono entrate in vigore le restrizioni in merito alle modalità di pagamento utilizzabili nell’effettuare acquisti di carburanti e lubrificanti per autotrazione, la cui mancata osservanza comportano l’indetraibilità dell’IVA e l’indeducibilità del costo. Dal 1° luglio al 31 dicembre 2018, pertanto, occorreva disporre di una scheda carburante correttamente compilata e contestualmente utilizzare uno strumento di pagamento valido ai sensi tributari. Come previsto dal Provvedimento 73203/2018 costituiscono validi strumenti di pagamento: assegni, bancari e postali, circolari e non; pagamenti elettronici (carte di debito e credito, prepagate, bancomat); bonifici; bollettini di c/c postale e gli altri strumenti di pagamento elettronico che consentono l’addebito in conto corrente. Più semplicemente, sono considerati strumenti validi di pagamento quelli che consentono la tracciabilità. Vige, pertanto, il divieto di utilizzo di denaro contante.
  • Per tutto l’anno 2018 era possibile utilizzare, quale alternativa alla carta carburante, la modalità di pagamento esclusiva mediante carte di credito, carte di debito o carte prepagate emesse da operatori finanziari soggetti all’obbligo di comunicazione previsto dall’art. 7, sesto comma, del Decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 605. Tale modalità di pagamento, che senza dubbio rispetta i dettami del Provvedimento 73203/2018, esonerava dalla tenuta della scheda carburante (ai sensi dell’articolo 1 – comma 3-bis – del D.P.R. 444 del 10 novembre 1997).

Rifornimenti di carburante, disposizioni in vigore a partire dal 1° gennaio 2019
Per quanto riguarda le normative attualmente applicabili, è necessario primariamente ricordare che restano pienamente vigenti le disposizioni relative all’obbligo di tracciabilità dei pagamenti. Quindi, al fine di poter detrarre l’IVA assolta sull’acquisto di carburanti (nei casi e nei limiti previsti dal D.P.R. 633/72), e dedurre il costo (nei limiti dei dettami del T.U.I.R.), è tutt’ora vigente l’obbligo di pagamento effettuato esclusivamente con modalità tracciabili, ovvero con l’utilizzo di uno degli strumenti previsti dal summenzionato Provvedimento 73203/2018. 

Per quanto riguarda, invece, la documentazione a supporto dell’acquisto effettuato, occorre ricordare che sono entrate in vigore le disposizioni di cui all’articolo 1, comma 909 – 3 della Manovra 2018 – Legge 27 dicembre 2017 n. 205 – ovvero dal 1° gennaio 2019 è obbligatoria l’emissione di fattura in esclusivo formato elettronico per le cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate tra soggetti residenti o stabiliti nel territorio dello Stato

La scheda carburante, pertanto, è andata definitivamente in pensione, così come non è più utilizzabile la documentazione di spesa basata su pagamenti effettuati esclusivamente in modalità elettronica. Questi strumenti, infatti, inerivano l’aspetto “passivo”, ovvero la documentazione utilizzabile dall’acquirente per dimostrare la spesa. L’obbligo di fatturazione elettronica, tuttavia, ha investito in pieno anche la rete distributiva dei carburanti, a partire dal 1° gennaio 2019, e pertanto anche i rifornimenti effettuati presso la rete distributiva stradale dovranno essere sempre e comunque documentati da e-fattura. 

In sostanza, dal 2019 occorre rispettare due condizioni: possesso di fattura elettronica e pagamento tracciato. 

Al fine di rendere meno oneroso il flusso amministrativo, l’Agenzia delle Entrate, nel corso del convegno CNDCEC / ADE tenutosi il 15 gennaio 2019, ha ricordato che il distributore può avvalersi delle disposizioni di cui all’articolo 21 comma 4 del D.P.R. 633/72, ovvero la fatturazione differita, potendo quindi emettere un’unica fattura – entro il giorno 15 del mese successivo – a fronte di tutte le cessioni effettuate verso lo stesso cliente nel mese precedente. Per potersi avvalere della fattura differita, tuttavia, occorre che per ciascun rifornimento sia rilasciato un DDT o documento equipollente, e sul punto è stato chiarito che si considera come tale anche lo scontrino generalmente rilasciato dalle apparecchiature di rifornimento, eventualmente integrato a mano con la partita IVA del soggetto acquirente. 

spese sanitarie anno 2018: entro il 31 gennaio 2019

Salvo proroghe dell’ultimo momento, come avvenuto per lo scorso anno, c’è tempo fino al 31 gennaio per effettuare l’invio dei dati di spesa sanitaria al S.T.S. ai fini della predisposizione della dichiarazione precompilata da parte dell’Agenzia delle Entrate. L’obbligo riguarda i dati dei documenti di spesa (scontrini, fatture, ricevute) rilevanti per la detrazione Irpef delle spese sanitarie del contribuente. In particolare, come specificato nelle F.A.Q. del S.T.S. vanno inviate tutte le fatture relative a prestazioni sanitarie, certificative, a carattere peritale rilasciate a persone fisiche. Nel caso dell’attività del medico competente, non vanno inviate le fatture rilasciate al datore di lavoro anche se persona fisica. Ai fini dell’invio non rileva il fatto che la fattura sia gravata o meno da IVA. 
I dati di spesa devono essere trasmesse tenendo conto della data dell’avvenuto pagamento, a prescindere dal fatto che il documento di spesa riporti una data precedente. 

Normativa – L’art.3 comma 3del D.lgs. 175/2014 dispone che ai fini della elaborazione della Dichiarazione dei Redditi, le aziende sanitarie locali, le aziende ospedaliere, gli istituti di ricovero e cura a carattere scientifico, i policlinici universitari, le farmacie, pubbliche e private, i presidi di specialistica ambulatoriale, le strutture per l’erogazione delle prestazioni di assistenza protesica e di assistenza integrativa, gli altri presidi e strutture accreditati per l’erogazione dei servizi sanitari e gli iscritti all’Albo dei medici chirurghi e degli odontoiatri, inviano al Sistema Tessera Sanitaria, secondo le modalità previste dal Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 26 marzo 2008, attuativo dell’articolo 50, comma 5-bis, del Decreto-Legge 30 settembre 2003, n. 269, convertito, con modificazioni, dalla Legge 24 novembre 2003, n. 326, e successive modificazioni, i dati relativi alle prestazioni erogate dal 2015 ad esclusione di quelle già previste nel comma 2, ai fini della loro messa a disposizione dell’Agenzia delle Entrate. Le specifiche tecniche e le modalità operative relative alla trasmissione telematica dei dati, sono rese disponibili sul sito internet del Sistema Tessera Sanitaria. 

I soggetti obbligati – In prima battuta, sono tenuti all’invio dei dati: 

  • le aziende sanitarie locali;
  • le aziende ospedaliere;
  • gli istituti di ricovero e cura a carattere scientifico;
  • i policlinici universitarie e le farmacie pubbliche e private.

Sono, inoltre, tenuti all’invio dei dati di spesa sanitaria: i presidi di specialistica ambulatoriale, le strutture per l’erogazione delle prestazioni di assistenza protesica e di assistenza integrativa, gli altri presidi e strutture accreditati per l’erogazione dei servizi sanitari e gli iscritti all’Albo dei medici chirurghi e degli odontoiatri. Con il Decreto 31 luglio 2015 del Ministero dell’Economia e delle Finanze sono state definite le specifiche tecniche di riferimento e le modalità operative relative alla trasmissione telematica delle spese sanitarie al Sistema Tessera Sanitaria. 
A partire dal 1º gennaio 2016 sono inviati al Sistema Tessera Sanitaria, con le medesime modalità anche da parte delle strutture autorizzate per l’erogazione dei servizi sanitari e non accreditate (Legge n°208/2015-vedi Decreto attuativo 2 agosto 2016) nonché dalle strutture autorizzate per la vendita al dettaglio dei medicinali veterinari (autorizzazione art. 70, comma 2 del Decreto Legislativo n. 193 del 2006). 

Successivamente con il Decreto MEF datato 1° dicembre 2016 l’obbligo di invio dei dati di spesa sanitaria è stato disposto per ulteriori soggetti se dotati di partita Iva e non nello svolgimento dell’attività intramoenia, facciamo riferimento a psicologi, infermieri, ostetriche, tecnici di radiologia medica, parafarmacie, ottici. 
Anche gli iscritti agli albi professionali dei veterinari inviano al Sistema Tessera Sanitaria i dati delle spese veterinarie sostenute dalle persone fisiche a partire dal 1° gennaio 2016, riguardanti le tipologie di animali individuate dal Decreto del Ministero delle Finanze 6 giugno 2001, n. 289. 

L’effettuazione dell’invio dei dati –Per la trasmissione dei dati di spesa sanitaria gli iscritti, ossia i professionisti sanitari correttamente abilitati al Sistema TS, possono utilizzare: 

  • un’apposita applicazione web resa disponibile dal sistema TS, disponibile sul sito www.sistemats.it, per l’inserimento dei dati di ogni singolo documento fiscale comprensivo delle voci di spesa;
  • il proprio sistema software, opportunamente integrato a cura del fornitore del software medesimo con le funzionalità necessarie per dialogare via web services seguendo le specifiche tecniche pubblicate sul sito Sistema TS, in modalità:
    • “sincrono” di trasmissione del singolo documento fiscale con le relative voci di spesa (ogni invocazione del servizio invia un singolo documento fiscale);
    • “asincrono” di trasmissione di un file contenente un insieme di documenti fiscali con le relative voci di spesa.

L’invio dei dati al Sistema T.S., può avvenire anche tramite soggetti terzi; a prevederlo specificamente è il D.M. MEF 31 luglio 2015 al punto 4.4.1. In particolare considerando anche quelle che sono le istruzioni operative per i singoli professionisti sanitari chiamati all’invio dei dati, qualora il soggetto tenuto alla trasmissione dei dati sanitari, ad esempio un medico, intendesse delegare il proprio commercialista di riferimento, per il caricamento dei dati delle proprie fatture, deve attivare un’apposita delega, tramite il sito internet www.sistemats.it
Anche in caso di delega il medico rimane responsabile dei dati trasmessi salvo responsabilità professionale dello stesso intermediario delegato (ad esempio se non effettua l’invio nonostante l’incarico). 

Le sanzioni previste – L’art.3 comma 5-bis del D.lgs. 175/2014 prevede uno specifico carico sanzionatorio in caso di omessa o errata comunicazione dei dati al S.T.S. 
In particolare in caso di omessa, tardiva o errata trasmissione dei dati di cui al comma 3 e 4 si applica la sanzione di euro 100 per ogni comunicazione, in deroga di quanto previsto dall’art.12 del Decreto Legislativo 18 dicembre 1997, n°472, con un massimo di euro 50.000”. Nei casi di errata comunicazione dei dati, la sanzione non si applica se la trasmissione dei dati corretti è effettuata entro i cinque giorni successivi alla scadenza, ovvero in caso di segnalazione da parte dell’Agenzia entro i cinque successivi alla segnalazione stessa. Se la comunicazione è correttamente trasmessa entro sessanta giorni dalla scadenza prevista, la sanzione è ridotta a un terzo con un massimo di 20.000 euro. 

Regime forfettario 2019

Tra le modifiche al regime forfettario, introdotte dalla legge 30 dicembre 2018, n. 145 (legge di Bilancio 2019), segnaliamo innanzitutto quella riferita al limite massimo di fatturato per la sua applicazione.

A decorrere dal 2019 il regime forfettario sarà riservato a persone fisiche esercenti attività d’impresa, arti o professioni che nell’anno precedente (2018) abbiano conseguito ricavi ovvero abbiano percepito compensi, ragguagliati ad anno, non superiori a 65.000 euro per tutte le categorie di attività.

Il regime forfettario prevede, esclusivamente per le persone fisiche con ricavi non superiori al limite, un’imposizione fiscale forfettaria (a tutti gli effetti una FLAT TAX), con un’aliquota fissa del 5% (nuove attività/startup) ovvero del 15% (attività già in essere) da applicare ad una base imponibile determinata forfettariamente a seconda dell’attività svolta.

GRUPPO DI SETTORE CODICI ATTIVITÀ ATECO 2007 COEFFICIENTE DI REDDITIVITÀ
Industrie alimentari e delle bevande (10 – 11) 40%
Commercio all’ingrosso e al dettaglio 45 – (da 46.2 a 46.9) – (da 47.1 a 47.7) – 47.9 40%
Commercio ambulante di prodotti alimentari e bevande 47.81 40%
Commercio ambulante di altri prodotti 47.82 – 47.89 54%
Costruzioni e attività immobiliari (41 – 42 – 43) – (68) 86%
Intermediari del commercio 46.1 62%
Attività dei Servizi di alloggio e di ristorazione (55 – 56) 40%
Attività Professionali, Scientifiche, Tecniche, Sanitarie, di Istruzione, Servizi Finanziari ed Assicurativi (64 – 65 – 66) – (69 – 70 – 71 – 72 – 73 – 74 – 75) – (85) – (86 – 87 – 88) 78%
Altre attività economiche (01 – 02 – 03) – (05- 06 – 07 – 08 – 09) – (12 – 13 – 14 – 15 – 16 – 17 – 18 – 19 – 20 – 21 – 22 – 23 – 24 – 25 – 26 – 27 – 28 – 29 – 30 – 31 – 32 – 33) – (35) – (36 – 37 – 38 – 39) – (49 – 50 – 51 – 52 – 53) – (58 – 59 – 60 – 61 – 62 – 63) – (77 – 78 – 79 – 80 – 81 – 82) -(84) – (90 – 91 – 92 – 93) – (94 – 95 – 96) – (97 – 98) – (99) 67%

Tra le ulteriori agevolazioni previste per i contribuenti che aderiscono al regime forfettario ricordiamo:

  • ;

Dal 2019 verranno rimossi i limiti del valore dei beni strumentali posseduti (attualmente fissato a 20.000 euro), delle spese del lavoro dipendente (limite pari a 5.000 euro) e dell’ammontare del reddito da lavoro dipendente o assimilato (attualmente pari a 30.000 euro).

Esclusioni

Non potranno avvalersi del regime forfetario (le novità sono indicate in grassetto):

  • i soggetti che si avvalgono di regimi speciali ai fini IVA o di regimi forfettari di determinazione del reddito;
  • i soggetti non residenti, ad eccezione di coloro che risiedono in uno degli Stati membri dell’Unione europea, o in uno Stato aderente all’Accordo sullo Spazio economico europeo, che assicuri un adeguato scambio di informazioni, e producono in Italia almeno il 75% del reddito complessivamente prodotto;
  • i soggetti che effettuano, in via esclusiva o prevalente, operazioni di cessione di fabbricati e relative porzioni o di terreni edificabili ovvero cessioni intracomunitarie di mezzi di trasporto nuovi;
  • gli esercenti attività d’impresa, arti o professioni che partecipano contemporaneamente all’esercizio dell’attività, a società di persone, ad associazioni o imprese familiari di cui all’art. 5 del TUIR, ovvero che controllano direttamente o indirettamente società a responsabilità limitata o associazioni in partecipazione, che esercitano attività economiche direttamente o indirettamente riconducibili a quelle svolte dagli esercenti attività d’impresa, arti o professioni destinatarie del nuovo regime forfettario;
  • i soggetti la cui attività d’impresa, arte o professione sia esercitata prevalentemente nei confronti di datori di lavoro (o soggetti ad essi direttamente o indirettamente riconducibili) con i quali:
    • sono in corso rapporti di lavoro, o
    • erano intercorsi rapporti di lavoro nei due precedenti periodi d’imposta.

Adesione al regime agevolato o ordinario

Il regime forfettario è il regime naturale per coloro che ne rispettano i requisiti. Dunque se si vuole applicare il regime ordinario pur avendo i requisiti per il regime forfettario va indicata l’opzione nel quadro VO della dichiarazione IVA riferita all’anno in cui è stato applicato il regime ordinario.

Attenzione: Si precisa che l’opzione per il regime ordinario è vincolante per un triennio.

Il passaggio al regime forfettario richiede la rettifica della detrazione dell’IVA detratta sui beni strumentali posseduti da meno di 5 anni (10 anni se si tratta di immobili), nonché quella detratta sulle rimanenze finali al 31/12/2018.

Per quanto riguarda il regime dei minimi, chi già ne usufruisce potrà farlo fino allo scadere del quinquennio agevolato ovvero fino al compimento del 35° anno di età.

Per chi aderisce al regime agevolato in esame, la base imponibile previdenziale (a prescindere dall’iscrizione di competenza), è costituita dal reddito forfettario individuato ai fini fiscali, ovvero determinato applicando al totale dei ricavi e compensi incassati la relativa percentuale di redditività.

I soggetti iscritti alla gestione INPS artigiani e commercianti che aderiscono al regime forfettario possono usufruire di una riduzione contributiva del 35%, applicabile sia al contributo minimale che a quello eccedente, a seguito di presentazione di un’apposita richiesta all’INPS da effettuarsi entro il mese di febbraio (febbraio 2019 per il periodo contributivo 2019) o con la massima tempestività rispetto alla ricezione del provvedimento d’iscrizione in caso di inizio dell’attività in corso d’anno.

Risulta in ogni caso dovuto il contributo di maternità.

La riduzione contributiva non è prevista per gli iscritti alla gestione separata.

Per i soggetti iscritti a Casse previdenziali autonome è opportuno verificare le condizioni previste sui relativi siti internet per neoiscritti, praticanti o altre categorie.

Il regime forfettario non sempre risulta conveniente

L’imposta sostitutiva con aliquota agevolata non sempre assicura un risparmio economico.

Si presentano, in sintesi, i principali vantaggi e svantaggi da considerare ai fini di una precisa analisi di convenienza.

ANALISI DI CONVENIENZA
  PRO CONTRO
Imposta sostitutiva FLAT La Flat tax conviene a chi ha redditi alti poiché le aliquote IRPEF crescono progressivamente all’aumentare del reddito, mentre la Flat tax prevede un’aliquota fissa (peraltro inferiore a quella minima prevista per l’IRPEF).   La Flat tax conviene soprattutto a chi ha altri redditi assoggettati ad IRPEF perché aumentano le detrazioni fiscali per i familiari a carico, per i lavoratori dipendenti e per i pensionati. Queste ultime, infatti, sono inversamente proporzionali al reddito complessivo IRPEF, che con l’adesione al regime forfettario non comprende più il reddito d’impresa o da lavoro autonomo, assoggettato a tassazione sostitutiva. Inoltre, altri redditi assoggettati ad IRPEF consentono di beneficiare delle altre detrazioni e deduzioni IRPEF e di incrementare il risparmio nei confronti di una aliquota marginale IRPEF più alta.   La Flat tax sostituisce anche l’IRAP e le addizionali regionali e comunali. Dall’applicazione di una imposta sostitutiva dell’IRPEF deriva, in assenza di altri redditi IRPEF, l’impossibilità di beneficiare di detrazioni e deduzioni IRPEF. Per redditi molto bassi l’imposta sostitutiva potrebbe risultare superiore nell’ammontare alle imposte che sostituisce.
Determinazione forfettaria del reddito La Flat tax conviene a chi ha redditi alti (e quindi sostiene costi ridotti rispetto al fatturato) poiché il regime forfettario prevede l’applicazione di coefficienti fissi di redditività sul fatturato che, se inferiori a quelli effettivi, portano a pagare l’imposta sostitutiva su un reddito più basso di quello effettivo. La Flat tax non conviene a chi ha redditi bassi o addirittura è in perdita (e che quindi sostiene costi elevati rispetto al fatturato) poiché il regime forfettario prevede l’applicazione di coefficienti fissi di redditività sul fatturato, che se superiori a quelli effettivi, portano a pagare l’imposta sostitutiva e i contributi previdenziali su un reddito (base imponibile) più alto di quello effettivo.
Gestione IVA L’esonero dall’applicazione dell’IVA è vantaggioso per chi riesce a “trasformare” l’IVA che avrebbe dovuto applicare ai clienti in corrispettivo: può succedere a chi opera nei confronti di consumatori finali. L’esonero dall’applicazione dell’IVA è svantaggioso per gli altri contribuenti che non potranno più detrarre l’imposta assolta sulle spese.   Il passaggio al regime forfetario richiede la rettifica dell’IVA detratta sui beni ammortizzabili posseduti da meno di 5 anni (o 10 anni per i beni immobili).   Il passaggio al regime forfetario richiede la rettifica dell’IVA detratta sui beni che fanno parte delle rimanenze alla fine dell’anno precedente a quello di prima applicazione del regime.
Contribuzione previdenziale Il regime forfettario permette ai soggetti iscritti alla gestione INPS Artigiani e Commercianti di usufruire, dietro presentazione di apposita domanda, della riduzione dei contributi da versare pari al 35%.   Nel caso in cui il reddito determinato in modo forfettario sia inferiore a quello effettivo si pagano meno contributi, perché sono calcolati su un reddito (forfettario) più basso.   Se l’applicazione del regime forfettario comporta il versamento di maggiori contributi, ciò determina un miglioramento del trattamento pensionistico futuro. Nel caso in cui il reddito determinato in modo forfettario sia superiore a quello effettivo si pagano più contributi, perché sono calcolati su un reddito (forfettario) più alto.   Se l’applicazione del regime forfettario comporta il versamento di minori contributi, ciò determina un peggioramento del trattamento pensionistico futuro.
Adempimenti contabili ed amministrativi Si è esonerati dall’obbligo della tenuta della contabilità e dagli adempimenti IVA (dichiarazione IVA, spesometro, liquidazioni trimestrali). Inoltre non va presentata la dichiarazione IRAP.   Si è esonerati dall’obbligo di emissione della fattura elettronica (fatto salvo per quelle destinate alla P.A.).  
Beni ammortizzabili   Con il passaggio al regime forfettario non è più possibile dedurre le quote di ammortamento dei beni strumentali posseduti, nemmeno dopo l’uscita dal regime. Lo stesso vale per i beni strumentali acquistati durante l’adozione del regime forfetario.

Come si evince da queste seppur sintetiche considerazioni, l’analisi di convenienza si presenta piuttosto complessa perché deve tener conto di diversi elementi (progressività dell’aliquota IRPEF, detrazioni e deduzioni, determinazione del reddito, gestione IVA).

La convenienza va quindi valutata caso per caso, tenendo conto anche del vincolo triennale per chi sceglie il regime ordinario e le semplificazioni portate dal regime.

Si segnala che per i soggetti che hanno optato per il regime di contabilità semplificata, ma che sono in possesso dei requisiti necessari ai fini dell’accesso al regime forfettario, non rileva il vincolo triennale di permanenza nel regime semplificato opzionato. Non sussistono pertanto ostacoli per accedere al regime forfettario. Lo ha precisato l’Agenzia delle Entrate con la risoluzione n. 64/E del 14 settembre 2018.

Vi invitiamo a contattare lo studio per ogni eventuale chiarimento e salutiamo cordialmente.

Bonus nido e bonus bebè: regole e novità 2019

La Legge di Bilancio 2019 prevede l’aumento fino a 1.500 euro per il triennio 2019-2021 del bonus nido per il pagamento di rette relative alla frequenza di asili nido pubblici e privati o per la realizzazione di forme di supporto a domicilio nel caso di bambini al di sotto dei 3 anni, affetti da gravi patologie croniche. 
Il bonus sarà dunque corrisposto dall’INPS su richiesta del genitore, nella misura massima di 1.500 euro annui, suddivise in 11 mensilità d’importo massimo di 136 euro. 
La Legge di Bilancio 2019 ha provveduto anche a stanziare le risorse utili a confermare, per i nati nel 2019, il bonus bebè per il solo primo anno di vita o di adozione del bambino. 

Bonus nido
Il bonus nido spetta ai soggetti cittadini italiani o stranieri residenti in Italia, genitori di un bambino nato o adottato dal 1° gennaio 2016. Nel caso di cittadini extracomunitari è necessario che si tratti di soggetti in possesso di: 

  • carta di soggiorno per familiare di cittadino dell’Unione europea (italiano o comunitario) non avente la cittadinanza di uno Stato membro;
  • carta di soggiorno permanente per i familiari non aventi la cittadinanza di uno Stato Membro;
  • permesso di soggiorno di lungo periodo;
  • status di rifugiato politico o protezione sussidiaria.

Il genitore richiedente deve essere anche colui che ha pagato la retta dell’asilo. 
Al riguardo, va evidenziato che deve trattarsi di asili nido privati autorizzati all’apertura e al funzionamento da parte dell’Ente locale competente, a seguito della verifica del rispetto di tutti i requisiti tecnico-strutturali, igienico-sanitari, pedagogici e di qualità previsti dalle vigenti normative nazionali e locali ai fini dello svolgimento del servizio educativo di asilo nido. 
Sono pertanto escluse dal rimborso le spese sostenute per i servizi educativi integrativi all’asilo nido (es. ludoteche, spazi gioco, spazi baby, pre-scuola, etc.). 

Alle istanze, presentate annualmente, deve essere allegata la documentazione probante il pagamento almeno della retta relativa al primo mese di frequenza per cui si richiede il beneficio. 
Il contributo mensile erogato dall’INPS non può eccedere la spesa effettivamente sostenuta per il pagamento della retta: nella domanda il richiedente deve indicare le mensilità relative ai periodi di frequenza scolastica compresi tra gennaio e dicembre di ciascun anno per le quali intende ottenere il beneficio. 

In ogni caso il rimborso avviene solo a seguito dell’invio della ricevuta di pagamento delle rette che, per i mesi successivi al primo, dovranno essere allegate entro la fine del mese di riferimento e, comunque, non oltre il 31 gennaio 2019. Per i frequentanti asili nido pubblici che emettano i bollettini di pagamento dell’ultimo trimestre oltre tale data, la documentazione di spesa potrà essere allegata entro e non oltre il 1° aprile dell’anno successivo. 

Per agevolare i genitori nella trasmissione della ricevuta di pagamento l’app INPS Mobile è stata integrata con una funzionalità innovativa che consente di allegare una semplice fotografia dell’attestazione di pagamento dell’asilo tramite smartphone o tablet. 

Qualora la domanda sia rivolta al rimborso di spese sostenute per forme di supporto presso la propria abitazione, la stessa deve essere presentata esclusivamente dal genitore convivente con il minore e contenere l’attestazione rilasciata dal pediatra di libera scelta che indichi: 

  • i dati anagrafici del minore (data di nascita, città, indirizzo e n. civico di residenza dello stesso);
  • l’impossibilità di frequentare l’asilo nido per l’intero anno solare di riferimento, in ragione di una grave patologia cronica.

Bonus bebè
Il bonus bebè viene erogato dall’INPS con periodicità mensile, a partire dalla data di nascita o di adozione del bambino in misura pari a: 

  • 80 euro al mese in presenza di una condizione economica ai fini ISEE non superiore a 25mila euro annui;
  • 160 euro al mese, nel caso in cui l’indicatore della situazione economica equivalente non è superiore a 7.000 euro annui.

L’agevolazione spetta fino al compimento del primo anno di età del bambino. 
Per l’affidamento temporaneo di minore nato o adottato, l’assegno spetta a decorrere dal mese di emanazione del provvedimento del Giudice o del provvedimento dei servizi sociali reso esecutivo dal Giudice tutelare. 

Il bonus bebè spetta anche agli stranieri titolari dei seguenti permessi:

  • carta di soggiorno per familiare di cittadino dell’Unione europea (italiano o comunitario) non avente la cittadinanza di uno Stato membro;
  • carta di soggiorno permanente per i familiari non aventi la cittadinanza di uno Stato Membro.

Bonus Legge di Bilancio 2018: dal 2019 solo per gli under 30

Dal 1° gennaio 2019 scende a 30 anni il limite di età per i lavoratori con cui è possibile stipulare un contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato a tutele crescenti, fruendo, per un periodo massimo di 36 mesi, dell’esonero dal versamento del 50% dei contributi previdenziali a carico dei datori di lavoro, nel limite massimo di importo pari a 3.000 euro su base annua, riparametrato e applicato su base mensile.
È possibile applicare la decontribuzione ai rapporti a tempo indeterminato stipulati con lavoratori che, alla data della prima assunzione incentivata, non abbiano compiuto il 30° anno di età (per il 2018 il limite di età era fissato a 35 anni) e non siano stati occupati a tempo indeterminato con il medesimo o con altro datore di lavoro. Per la verifica del pregresso rapporto di lavoro a tempo indeterminato, ai fini dell’agevolazione contributiva, non sono considerati eventuali periodi di apprendistato svolti presso un altro datore di lavoro e che non sono stati confermati al termine del periodo formativo.

Caratteri dell’esonero
L’esonero contributivo è totale qualora l’azienda assuma lavoratori in possesso dei seguenti due requisiti:
non abbiano compiuto i 35 anni di età, ovvero dai 35 anni in su purché privi di un impiego regolarmente retribuito da almeno 6 mesi;
siano residenti in una di queste Regioni: Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Sicilia, Puglia, Calabria e Sardegna.

Nelle ipotesi in cui il lavoratore abbia usufruito di un parziale esonero, può avvalersi del beneficio in caso di una nuova assunzione a tempo indeterminato da parte di altri datori di lavoro privati, per il periodo residuo utile alla piena fruizione, indipendentemente dall’età anagrafica del lavoratore alla data delle nuove assunzioni. In pratica, si forma una sorta di portabilità dell’agevolazione contributiva in capo al lavoratore.
Qualora il rapporto di lavoro agevolato, termini prima dei 36 mesi, il lavoratore potrà portare “in eredità” al nuovo datore di lavoro i mesi di decontribuzione non usufruiti dal precedente datore.

Tipologia contrattuale
È agevolabile l’assunzione con contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato a tutele crescenti, previsto dall’articolo 1 e ss., del Decreto Legislativo n. 23 del 4 marzo 2015.
La decontribuzione si applica, per un periodo massimo di 12 mesi e sempre nel limite massimo di 3.000 euro, anche nei casi di prosecuzione, successiva al 31 dicembre 2017, di un contratto di apprendistato in rapporto a tempo indeterminato a condizione che il lavoratore non abbia compiuto il 30° anno di età alla data della prosecuzione.
In questo specifico caso, l’agevolazione decorre dal primo mese successivo a quello di scadenza dell’ulteriore beneficio contributivo previsto in caso di qualificazione al termine del periodo di apprendistato (12 mesi successivi al termine del periodo di apprendistato) (articolo 47, comma 7, del Decreto Legislativo 15 giugno 2015, n. 81).

Nel caso prospettato, non vige la possibilità di usufruire dell’agevolazione contributiva, da parte di altro datore di lavoro, qualora il rapporto cessi durante il periodo incentivato. Inoltre, non si applicano i princìpi generali di fruizione degli incentivi ed il divieto di licenziamento per giustificato motivo oggettivo nella medesima unità produttiva.
L’agevolazione contributiva si applica anche nei casi di trasformazione di un contratto a tempo determinato in contratto a tempo indeterminato, fermo restando il possesso del requisito anagrafico alla data della conversione.

Limiti e regole
Per usufruire dell’incentivo, il datore di lavoro deve:
rispettare i princìpi generali di fruizione degli incentivi, previsti dall’articolo 31 del Decreto Legislativo 14 settembre 2015, n. 150;
non aver proceduto, nei sei mesi precedenti la data di assunzione agevolata, a licenziamenti individuali per giustificato motivo oggettivo ovvero a licenziamenti collettivi, ai sensi della Legge 23 luglio 1991, n. 223, nella medesima unità produttiva.

Qualora il datore di lavoro proceda, nei 6 mesi successivi all’assunzione incentivata, al licenziamento per giustificato motivo oggettivo dello stesso lavoratore agevolato o di un altro lavoratore impiegato nella medesima unità produttiva ed inquadrato con la medesima qualifica del lavoratore assunto con l’esonero, l’Istituto Previdenziale (INPS) provvederà alla revoca dell’incentivo ed al recupero del beneficio già fruito da parte dell’azienda. In questo specifico caso, il recupero dei benefici agevolativi non comporterà alcun effetto nei confronti degli altri datori di lavoro privati che assumeranno il lavoratore per il periodo residuo utile alla fruizione dell’esonero.

Cedolare secca anche per le locazioni commerciali

l testo della legge di Bilancio 2019, approvato nei giorni scorsi dal Senato, prevede l’estensione del regime della cedolare secca anche alle locazioni commerciali.

In particolare:

  1. sono interessati dalla novità i canoni di locazione relativi ai contratti stipulati nel 2019, aventi ad oggetto unità immobiliari classificate nella categoria catastale C/1, cioè destinate all’attività commerciale per la vendita o la rivendita di prodotti, e relative pertinenze locate congiuntamente;
  2. detto regime sarà applicato – con l’aliquota del 21 per cento – su opzione del contribuente; in mancanza si applicherà il regime ordinario vigente per la tassazione del reddito fondiario;
  3. il regime in esame, peraltro, non si applicherà ai contratti stipulati nel corso del 2019, qualora alla data del 15 ottobre 2018 risulti già in essere un contratto non scaduto, tra i medesimi soggetti e per lo stesso immobile.

Al riguardo si ricorda inoltre quanto segue:

  • la cedolare secca per le locazioni abitative è stata istituita dall’art. 3 del D.Lgs. 14 marzo 2011, n. 23, come modificato dall’art. 4 del D.L. 31 agosto 2013, n. 102 convertito con modifiche dalla Legge 28 ottobre 2013, n. 124;
  • per effetto dell’art. 9 del D.L. 28 marzo 2014, n. 47, convertito con modifiche dalla Legge 23 maggio 2014, n. 80, per i citati contratti di locazione del cosiddetto “canale concordato”, per il quadriennio 2014-2017 l’aliquota della cedolare secca è ridotta al 10 per cento;
  • la norma di cui al precedente punto si applica anche ai contratti di locazione stipulati nei Comuni per i quali negli ultimi cinque anni sia stato deliberato lo stato di emergenza a seguito del verificarsi di eventi calamitosi, ai sensi dell’art. 2, comma 1 , lettera c), della Legge 24 febbraio 1992, n. 225;
  • restano esclusi dal regime in commento i contratti conclusi con conduttori che agiscono nell’esercizio di attività di impresa o di lavoro autonomo, anche se i relativi immobili vengano utilizzati dal locatario per soddisfare esigenze abitative dei propri collaboratori o dipendenti (Circolare Agenzia delle Entrate 1° giugno 2011, n. 26/E);
  • sono invece compresi i contratti conclusi con enti pubblici o privati non commerciali, purché risulti dal contratto la destinazione degli immobili a finalità abitative (Circolare Agenzia delle Entrate 8 aprile 2016, n. 12/E).

COME EMETTERE LA FATTURA ELETTRONICA

FATTURA ELETTRONICA: COME EMETTO LA FATTURA?

Premesso che le fasi in cui si articola il processo di fatturazione elettronica sono: Redazione in formato XML, Invio al Sistema di Interscambio, Ricezione fatture elettroniche fornitori, Conservazione dei documenti emessi e ricevuti in modalità conformi vediamo come emettere le fatture elettroniche:

 1) Software dell’Agenzia delle Entrate:  Utilizzando il software dell’agenzia delle entrate si può creare il file xml, firmarlo digitalmente e trasmetterlo a fatture e corrispettivi previa registrazione all’agenzia delle entrate.

 

UTILIZZO DI SOFTWARE TERZE PARTI: In commercio esistono vari software di predisposizione ed invio della fattura elettronica. 

Il nostro studio ha testato vari software e tra tutti quello che ha il miglio rapporto qualità prezzo è : DANEA EASY FATT

Potete visionare la demo al seguente link:danea easy fatt 

 

 

 

Acconto iva 2018

Come di consueto, entro il prossimo 27 dicembre va effettuato il versamento dell’acconto IVA per l’anno in corso utilizzando alternativamente uno dei seguenti metodi:

STORICO88% dell’ultima liquidazione Iva dell’anno precedente
PREVISIONALE88% del fatturato dell’ultimo mese o trimestre dell’anno in corso
OPERAZIONI EFFETTUATE100% dell’IVA a debito sulle operazioni effettuate fino al 20/12 dell’anno in corso

METODO STORICO

Con il “metodo storico” il contribuente determina l’acconto in misura pari all’88% della base di riferimento (saldo a debito) individuata secondo la periodicità di liquidazione adottata; in particolare:

CONTRIBUENTEBASE DI RIFERIMENTO 
MensileSaldo a debito liquidazione dicembre anno precedente
 
Mensile “posticipato”Saldo a debito liquidazione dicembre anno precedente effettuata sulla base delle operazioni di novembre anno precedente
Trimestrale “speciale”Saldo a debito liquidazione 4° trimestre anno precedente
Trimestrale(saldo a debito)Debito da dichiarazione annuale IVA relativa all’anno precedente (saldo + acconto)Non vanno considerati gli interessi dell’1% applicati in sede di dichiarazione annuale (Risoluzione n. 157/E del 2004 ).
Trimestrale(saldo a credito)Saldo a debito senza considerare il maggior acconto anno precedente (ossia quanto dovuto per l’anno precedente, pari alla differenza tra l’acconto versato e il credito IVA annuale) 

1) Un contribuente mensile presenta il saldo della liquidazione IVA del mese di dicembre anno x-1, al lordo dell’acconto , pari a euro 5.320.
L’acconto IVA per l’anno x è pari a euro 4.681,60 (5.320 x 88%).

2) Un contribuente trimestrale ha versato con il modello IVA anno x un importo pari a euro 1.717 (di cui euro 1.700 saldo IVA a debito + euro 17 interessi 1%), avendo versato euro 1.230 a titolo di acconto. Considerato che l’IVA dovuta per il 2015 è pari a euro 2.950 (1.717 – 17+ 1.250) l’acconto IVA per l’anno x ammonta a euro 2.596 (2.950 x 88%).

3) Un distributore di carburante presenta il saldo della liquidazione IVA del 4° trimestre anno x-1, al lordo dell’acconto, pari a euro 7.680.
L’acconto IVA per l’anno x è pari a euro 6.758,40 (7.680 x 88%).

CASI PARTICOLARI

Adeguamento parametri/studi di settore

Per il soggetto che nell’anno precedente si è adeguato ai parametri/studi di settore, la determinazione dell’acconto IVA non è influenzata da tale scelta (detto adeguamento è stato, infatti, effettuato “fuori dichiarazione”).

Contabilità separate

Per i soggetti che adottano il regime di contabilità separata (ex art. 36, D.P.R. n. 633/1972):

  • per opzione: il volume d’affari è determinato in modo unitario e pertanto le liquidazioni periodiche IVA sono cumulative per tutte le attività;
  • per obbligo (con diversa periodicità di liquidazione): l’acconto va commisurato all’importo dovuto in sede di:
  • liquidazione dicembre anno precedente: per le attività “mensili” e “trimestrali speciali”;
  • dichiarazione IVA relativa all’anno precedente: per le attività “trimestrali”.

Variazione regime liquidazione periodica

Qualora un contribuente, a seguito della variazione del volume d’affari, abbia adottato nell’anno un diverso regime di liquidazione periodica rispetto all’anno precedente, sono previste particolari modalità di determinazione della base imponibile; in particolare:

Passaggio da regime trimestralea mensileSe il soggetto Iva è passato dal regime trimestrale nell’anno precedente a quello mensile nell’anno precedente, dovrà confrontare il “dato previsionale” dell’anno in corso con il “dato storico”, costituito da:1/3 dell’imposta versata in sede di dichiarazione IVA dell’anno in corso;1/3 dell’IVA versata per il 4° trimestre dell’anno precedente(trimestrali “speciali”).
Passaggio da regime mensilea trimestraleSe il soggetto IVA è passato dal regime mensile nell’anno precedente al regime trimestrale nell’anno in corso, dovrà confrontare il “dato previsionale” dell’anno in corso con il “dato storico” rappresentato dalla somma dei versamenti Iva dei mesi di ottobre – novembre – dicembre anno precedente al netto dell’eventuale eccedenza detraibile risultante dalla liquidazione di dicembre anno precedente.

4) Supponiamo che la ditta Verdi, trimestrale nell’anno x-1, diventi mensile nell’anno x; se l’IVA dovuto in sede di dichiarazione relativa all’anno x-1 risulta pari a euro 6.600 avremo che:
– la base imponibile per l’anno x è pari a euro 2.200 (6.600/3)
– l’acconto èer l’anno x sarà pari a euro 1.936 (2.200 x 88%).

5) Supponiamo che la ditta Neri, mensile nell’anno x-1, diventi trimestrale nell’anno x; tenuto conto dei saldi delle seguenti liquidazioni periodiche:

ottobre anno x-1euro 2.850
novembre anno x-1euro 1.780
dicembre anno x-1(acconto + saldo)euro 2.240
euro 6.870


L’ammontare dell’acconto dovuto per l’anno x sarà pari a euro 6.045,60 (6.870 x 88%).

Soggetti ex minimi/forfetari

Il soggetto (ex minimo o forfetario) che nell’anno in corso ha adottato il regime Iva ordinario con effettuazione delle liquidazioni IVA mensili/trimestrali, non avendo una base di riferimento per l’anno precedente non è tenuto al versamento dell’acconto Iva.

Operazioni straordinarie

In occasione delle seguenti operazioni:

  • cessione
  • conferimento d’azienda
  • successione o donazione
  • fusione/scissione/ trasformazione

si verifica, in generale, una situazione di continuità tra i soggetti partecipanti all’operazione (se l’atto non esclude il subentro nel debito/credito Iva).

Pertanto, laddove si sia in presenza di “passaggio” del debito/credito Iva, il beneficiario subentra per “continuità” in tutte le posizioni attive e passive del “dante causa”, ivi incluso l’obbligo di versare l’acconto Iva sulla base della situazione esistente nell’anno precedente.

È, tuttavia, possibile utilizzare anche uno dei metodi di calcolo successivamente esaminati.

METODO PREVISIONALE

In alternativa al metodo storico, è possibile adottare il c.d. “metodo previsionale; in tal caso, l’acconto è calcolato in base ad una stima delle operazioni che verranno effettuate entro la chiusura del periodo di riferimento.

A tal fine è necessario:

  • che l’acconto non risulti inferiore all’88% di quanto effettivamente dovuto;
  • fare una corretta stima delle fatture da emettere/ricevere entro fine anno.

Il contribuente che applica tale criterio rischia di effettuare un versamento inferiore al dovuto; in tal caso potrà procedere al ravvedimento operoso per insufficiente versamento entro il termine di presentazione della dichiarazione Iva.

METODO DELLE OPERAZIONI EFFETTUATE

In alternativa al metodo storico e a quello previsionale, è previsto un ulteriore criterio basato sulla determinazione dell’ “effettivo” ammontare dell’acconto tenuto conto delle operazioni effettuate al 20 dicembre (ai sensi dell’art. 6 del D.P.R. n. 633/72) e non solo di quelle fatturate e registrate.

Come precisato dalla Circolare n. 40/1993, tale metodo, al fine di determinare l’IVA relativa alle operazioni effettuate, tiene conto non solo dell’imposta afferente le operazioni registrate nel periodo, ma anche di quella afferente le operazioni per le quali si siano verificati i presupposti che determinano il momento impositivo (consegna/spedizione, pagamento dei corrispettivi, emissione di fattura, ecc.).

In pratica, l’importo da versare, nella misura del 100% (e non all’88%), emerge dalla somma algebrica dei seguenti elementi:


ELEMENTISOMMA ALGEBRICA TRA:
con segno +– l’IVA a debito relativa alle operazioni annotate (o che avrebbero dovuto essere annotate) nel periodo:1/12 – 20/12, per i contribuenti mensili1/10 – 20/12, per i contribuenti trimestrali- l’IVA a debito relativa alle operazioni effettuate fino al 20/12, ma non ancora annotate non essendo decorsi i termini di emissione della fattura o di registrazione. A tal fine dovranno essere considerate:le cessioni tramite DDT fino al 20/12 per le quali non è stata emessa la relativa fattura differita;le fatture emesse per il ricevimento di acconti fino al 20/12, non ancora annotate;le fatture emesse fino al 20/12 (anche se non incassate), non ancora annotate.Le fatture differite emesse entro il 15/12 se mensili ovvero entro il 15/10 se trimestrali, relative a consegne/spedizioni effettuate a novembre (o settembre se trimestrali), non rilevano nel calcolo dell’acconto.
con segno –– l’IVA a credito relativa ad acquisti e importazioni annotati (registro acquisti) nel periodo:1/12 – 20/12, per i contribuenti mensili1/10 – 20/12, per i contribuenti trimestrali- l’IVA a credito relativa ad operazioni intracomunitarie, la cui IVA a debito è stata già considerata (per effetto della doppia registrazione);- l’eventuale IVA a credito riportata dalla liquidazione relativa al periodo precedente (novembre o 3° trimestre ).

Contabilità presso terzi

Il contribuente che affida a terzi la tenuta della contabilità può (facoltà) determinare l’acconto in misura pari a 2/3 dell’IVA dovutasulla base delle operazioni registrate nel mese di novembre che daranno luogo alla liquidazione di dicembre 2016.

Autotrasporto

Gli autotrasportatori che (art. 74, D.P.R. n. 633/72) :

  • annotano le fatture emesse entro il trimestre successivo a quello di emissione;
  • ai fini del calcolo dell’acconto utilizzano il metodo delle “operazioni effettuate”;

determinano l’IVA a debito mediante la somma:

  • delle fatture emesse nel 3° trimestre annotate nel periodo 1/10 – 20/12
  • delle fatture emesse dal 1/10-20/12 anche se registrate nel primo trimestre dell’anno successivo.


Per tali soggetti è consigliato applicare il metodo “previsionale”, in quanto è possibile determinare con certezza l’IVA dovuta per il quarto trimestre 2016, così come “suggerito” anche dal Ministero delle Finanze nella circolare n. 328 del 20 dicembre 1995.

Liquidazione Iva “per cassa”

Per i contribuenti che adottano la liquidazione Iva “per cassa” (art. 32-bis , DL 83/2012):

  • l’Iva a debito relativa alle cessioni di beni / prestazioni di servizi effettuate diviene esigibile nel momento di pagamento dei relativi corrispettivi; in particolare, l’imposta è esigibile decorso 1 anno dall’effettuazione dell’operazione (art.6, DPR 633/72), a meno che l’acquirente o il committente, prima di tale termine, non sia stato assoggettato a procedure concorsuali
  • l’Iva a credito relativa agli acquisti è detraibile al pagamento dei relativi corrispettivi e comunque decorso 1 anno dal momento in cui l’operazione si considera effettuata.

Ai fini dell’acconto Iva, i soggetti che utilizzano il regime in esame devono applicare le regole “ordinarie”; in particolare, l’applicazione del metodo delle operazioni effettuate consente di non tener conto dell’IVA relativa alle operazioni attive non incassate effettuate nel periodo 1/12 – 20/12 o 1/10 – 20/12, ferma restando l’impossibilità di considerare l’IVA relativa alle operazioni passive annotate nel medesimo periodo ma non ancora pagate.

SOGGETTI ESCLUSI DALL’ACCONTO

Sono esonerati dal versamento dell’acconto Iva i soggetti passivi che:


INIZIO ATTIVITÀhanno iniziato l’attività nel corso dell’anno
CESSAZIONE
ATTIVITÀ
contribuenti mensili: hanno cessato l’ attività entro il 30/11contribuenti trimestrali: hanno cessato l’ attività entro il 30/09
CON CREDITO
IVA NELL’ANNO PRECEDENTE
nel dicembre dell’anno precedente , avevano un credito IVA di cui possono o meno aver richiesto il rimborso (contribuenti mensili)nella liquidazione relativa al 4° trimestre dell’anno precedente presentavano un credito IVA (contribuenti trimestrali)dalla dichiarazione relativa all’anno precedente erano a credito IVA (trimestrali “per opzione”)prevedono di evidenziare un credito IVAnella dichiarazione annuale per l’anno in corso (trimestrali “per opzione”)prevedono di chiudere l’ultima liquidazione dell’anno in corso con un’ eccedenza detraibile d’imposta
IMPRESE AGRICOLE
produttori agricoli esonerati (art. 34, comma 6, D.P.R. n. 633/72)
INTRATTENIMENTOesercitano attività di intrattenimento (art. 74 del D.P.R. n. 633/72)
FORFETTARIapplicano il regime forfetario ( legge n. 398/91)
MINIMI
hanno adottato il regime dei minimi (art. 27, commi 1 e 2, D.L. n. 98/2011)sono usciti dal regime dei minimi/forfetari con applicazione del regime “ordinario”
FORFETTARIOhanno adottato il nuovo regime forfetario (legge n. 190/2014).
OPERAZIONI ESENTI O NON IMPONIBILIhanno effettuato esclusivamente operazioni esenti o non imponibili agli effetti dell’IVA.

SCOMPUTO DELL’ACCONTO

L’importo versato può essere scomputato alla prima “occasione utile”, ovvero:

CONTRIBUENTEUTILIZZO DELL’ACCONTO
Mensile (anche “presso terzi”)liquidazione di dicembre 
(16/01 anno seguente)
Trimestrale specialeliquidazione del 4° trimestre (16/02 anno seguente)
Trimestraledichiarazione IVA 
(16/03 anno seguente)
Attività separate in regime di liquidazione IVA mistaliquidazione di dicembreliquidazione 4° trimestredichiarazione IVA(16/01 anno seguente)(16/02 anno seguente)(16/03 anno seguente)

TERMINI E MODALITÀ DI VERSAMENTO

Come di consueto, il versamento dell’acconto IVA va effettuato:

  • entro il 27 dicembre
  • mediante F24 telematico, direttamente o tramite un intermediario abilitato
  • utilizzando i seguenti codici tributo:
    • 6013” (contribuente mensile)
    • 6035” (contribuente trimestrale)
  • indicando quale periodo di riferimento l’anno per il quale si versa l’acconto.

Se l’importo da versare risulta inferiore ad euro 103,29 non si effettua alcun versamento.

Si rammenta, inoltre, che il suddetto acconto IVA:

  • non può essere rateizzato (art. 20 del D.Lgs. n. 241/1997);
  • è compensabile con i crediti tributari e/o contributivi ancora disponibili;
  • non prevede la maggiorazione dell’1% per i contribuenti con liquidazioni trimestrali “per opzione” (Circolare n. 40/1993); questi, devono applicare la maggiorazione a titolo di interessi solo sui versamenti relativi ai primi 3 trimestri nonché su quelli effettuati a conguaglio, in sede di dichiarazione annuale.

Annotazione dell’acconto versato

Come noto, non vi è più l’obbligo di annotazione sui registri Iva delle liquidazioni periodiche; tuttavia, la scelta di annotare l’importo versato a titolo di acconto IVA nel registro delle fatture emesse/corrispettivi o delle annotazioni di liquidazione può rivelarsi utile in caso di controlli.

Acconto Iva e dichiarazione annuale

L’acconto IVA ed il relativo metodo di calcolo dovranno essere indicati nella dichiarazione annuale Iva.

SANZIONI E RAVVEDIMENTO OPEROSO

In caso di mancato o insufficiente versamento dell’acconto IVA, è applicabile la sanzione del 30%. Tuttavia, il contribuente può ricorrere all’istituto del ravvedimento operoso per sanare la propria posizione; in particolare, la violazione può essere regolarizzata con il versamento della seguente sanzione ridotta:

Sanzione ridotta(codice tributo “8904”)Termine entro il quale si effettua il versamento
dallo 0,1% al 1,4%Entro 14 giorni dalla scadenza, tenendo presente che per ogni giorno di ritardo va applicato lo 0,1%.
1,5%Tra il 15° e il 30° giorno dalla scadenza.
1,67%Entro 90 giorni dalla scadenza.
3,75%Oltre 90 giorni ed entro il termine di presentazione della dichiarazione relativa all’anno della violazione.

Si rammenta che, in sede di regolarizzazione, oltre all’importo dovuto e alla sanzione ridotta, occorre versare anche gli interessi nella misura dello 0,2% annuo (codice tributo “1991”).

OMESSO VERSAMENTO IVA

Per il reato di omesso versamento Iva la soglia di punibilità è fissata a 250 mila euro per ciascun periodo d’imposta.

Pertanto, è punito con la reclusione da 6 mesi a 2 anni “chiunque”, entro il termine per il versamento dell’acconto relativo al periodo d’imposta successivo:

  • omette il versamento dell’IVA dovuta sulla base della dichiarazione annuale
  • se di ammontare superiore a € 250.000 per ciascun periodo d’imposta.

Il reato si realizza, quindi,  se la violazione si protrae oltre il termine di versamento dell’acconto relativo all’anno successivo. Entro il 27 dicembre anno x è opportuno monitorare l’omesso versamento risultante dal mod. IVA anno x.

decreto fiscale

DECRETO FISCALE APPROVATO

L’Aula della Camera, nella seduta del 13 dicembre, ha approvato in via definitiva la conversione in legge del decreto fiscale n. 119/2018 collegato alla Manovra, che nei giorni scorsi aveva incassato il via libera del Senato. Ricordiamo le principali disposizioni in materia fiscale in una prima sintesi del provvedimento, che nelle prossime ore approderà in Gazzetta Ufficiale. Numerose le novità in ambito tributario: dalla “pace fiscale” alla definizione agevolata delle controversie fiscali pendenti, alle nuove norme sulla fatturazione elettronica e in materia di detrazione Iva. Rispetto al testo originario, approvato dal Consiglio dei Ministri ed entrato in vigore lo scorso 24 ottobre, scompare la dichiarazione integrativa speciale di cui all’art. 9 del decreto, mentre nella “pace fiscale” entra la possibilità di definire le violazioni di natura formale.

 
 
 

 

INTERPELLO sui NUOVI INVESTIMENTI (ART. 01)

RIDUZIONE della SOGLIA

In sede di conversione è stata introdotta una norma che riduce da 30 a 20 milioni l’ammontare degli investimenti per i quali è possibile effettuare l’istanza di interpello prevista dall’art. 2 del “decreto internazionalizzazione” (D.Lgs. 14 settembre 2015, n. 147). La regola si applica agli interpelli presentati a decorrere dal 1° gennaio 2019.

 

Disciplina dell’interpello

La norma richiamata ha introdotto la possibilità per le imprese che intendono effettuare investimenti in Italia, di presentare all’Agenzia delle Entrate un’istanza di interpello in merito al trattamento fiscale del loro piano di investimento e delle eventuali operazioni straordinarie che si ipotizzano per la sua realizzazione. La norma precisa inoltre quanto segue:

  1. gli investimenti devono essere di importo pari ad almeno 30 milioni di euro ed avere ricadute occupazionali “significative in relazione all’attività in cui avviene l’investimento”;
  2. l’Amministrazione fiscale è tenuta a fornire una risposta entro 120 giorni, prorogabili di altri 90 giorni nel caso in cui sia necessario acquisire ulteriori informazioni (il secondo termine decorre dalla data di acquisizione di dette informazioni);
  3. tale risposta dev’essere scritta e motivata, e vincola il Fisco finché restano invariate le circostanze di fatto e di diritto sulla base delle quali è stata resa;
  4. si applica comunque il principio del silenzio-assenso.

 

 

La “ROTTAMAZIONE-TER” (ART. 3)

AMBITO APPLICATIVO

La definizione sarà ammessa per i carichi affidati agli agenti della riscossione dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre  2017.

DOMANDA

Dovrà essere presentata entro il 30 aprile 2019, utilizzando i seguenti modelli (ai quali va allegato un documento di identità):

  • DA-2018, per la definizione agevolata dei carichi affidati alla riscossione dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2017;
  • DA-2018-D, per la definizione agevolata dei debiti affidati alla riscossione a titolo di risorse proprie dell’Unione europea.

Nella dichiarazione il debitore dovrà assumere l’impegno a rinunciare ai giudizi pendenti relativi ai carichi che intende definire.

 

Effetti della domanda

La presentazione della dichiarazione di adesione determina:

  • la sospensione dei termini di prescrizione e decadenza;
  • la sospensione – fino alla scadenza della prima o unica rata delle somme dovute – degli obblighi di pagamento derivanti da precedenti dilazioni in essere alla data di tale presentazione;
  • l’inibizione all’iscrizione di nuovi fermi amministrativi e ipoteche, fatti salvi quelli già iscritti alla predetta data;
  • il divieto di avviare nuove procedure esecutive e di proseguire quelle già avviate in precedenza, a meno che non si sia già tenuto il primo incanto con esito positivo;
  • la condizione di “non inadempienza” (e, perciò, di “regolarità”) del debitore nell’ambito della procedura di erogazione dei rimborsi d’imposta ex art. 28-ter del D.P.R. n. 602/1973, nonché ai fini della verifica della morosità da ruolo, per un importo superiore a 5mila euro, all’atto del pagamento – da parte della P.A. e delle società pubbliche – di somme di ammontare pari almeno allo stesso importo (art. 48-bis del D.P.R. n. 602/1973 e D.M. n. 40/2008).

 

Durc

Anche ai fini della “rottamazione-ter”, in caso di definizione agevolata dei ruoli per debiti contributivi (di cui all’art. 6 del D.L. 22 ottobre 2016, n. 193, convertito con modifiche dalla Legge 1° dicembre 2016, n. 225), il Documento unico di regolarità contributiva potrà essere rilasciato con la semplice dichiarazione di adesione da parte del contribuente. Lo prevede una disposizione introdotta in sede di conversione.

Il Durc non è quindi subordinato all’avvenuto pagamento dell’importo dovuto ai fini della definizione medesima. In caso di mancato, insufficiente o tardivo versamento dell’unica rata o di una rata successiva, il Durc nel frattempo rilasciato dovrà essere annullato.

PROCEDURA

Entro il 30 giugno 2019 l’agente della riscossione comunicherà ai debitori che hanno aderito alla definizione l’ammontare complessivo di quanto dovuto, nonché, in caso di scelta del pagamento dilazionato, il giorno e il mese di scadenza di ciascuna rata.

PAGAMENTO

Importi dovuti e non dovuti

VOCE

OBBLIGO di VERSAMENTO con la DEFINIZIONE

Capitale

SI

Interessi iscritti a ruolo

SI

Aggio

SI

Diritti di notifica della cartella di pagamento

SI

Spese esecutive eventualmente maturate

SI

Sanzioni incluse nei carichi

NO

Interessi di mora

NO

“Sanzioni civili”, accessorie ai crediti di natura previdenziale

NO

 

Rate

Il pagamento delle somme dovute dovrà essere effettuato:

  • in un’unica soluzione, entro il 31 luglio 2019;
  • nel numero massimo di 18 rate consecutive, la prima e la seconda delle  quali, ciascuna di importo pari al 10 per cento delle somme complessivamente dovute, scadenti rispettivamente il 31 luglio e il 30 novembre 2019; le restanti, di pari ammontare, scadenti il 28 febbraio, il 31 maggio, il 31 luglio e il 30 novembre di ciascun anno a decorrere dal 2020.

La scelta per il versamento rateale dovrà essere manifestata dal contribuente nella dichiarazione di adesione alla definizione agevolata.

 

“Lieve ritardo”

In caso di tardivo versamento delle rate non superiore a 5 giorni, non si produce l’effetto di inefficacia della definizione, e non sono dovuti interessi: lo prevede una norma introdotta in sede di conversione del decreto-legge.

 

Interessi per i versamenti rateali

Si applicheranno – a decorrere dal 1° agosto 2019 – nella misura del 2 per cento annuo.

Non si applica l’art. 19 del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602.

 

Compensazione

È ammessa la compensazione con i crediti non prescritti, certi liquidi ed esigibili, per somministrazioni, forniture, appalti e servizi, anche professionali, maturati nei confronti della P.A..

 

Procedure esecutive avviate prima dell’adesione alla definizione

Saranno estinte con il versamento della prima o unica rata.

MODALITÀ di PAGAMENTO

Il pagamento delle somme dovute può essere effettuato:

  • mediante domiciliazione sul conto corrente eventualmente indicato dal debitore in dichiarazione;
  • mediante bollettini precompilati, che l’agente della riscossione è tenuto ad allegare alla comunicazione;

presso gli sportelli dell’agente della riscossione. In tal caso, si applicano l’art. 12, comma 7-bis, del D.L. 23 dicembre 2013, n. 145, convertito con modifiche dalla Legge 21 febbraio 2014, n. 9, e il D.M. 24 settembre 2014.

ESCLUSIONI

Sono esclusi dalla definizione agevolata in commento gli importi relativi a:

  • recuperi di aiuti di Stato, ai sensi dell’art. 16 del Regolamento Ue 13 luglio 2015, n. 2015/1589;
  • crediti derivanti da pronunce di condanna della Corte dei Conti;
  • multe, ammende e sanzioni pecuniarie dovute a seguito di provvedimenti e sentenze penali di condanna;
  • sanzioni diverse da quelle irrogate per violazioni tributarie o per violazione degli obblighi relativi ai contributi e ai premi dovuti agli enti previdenziali.

MULTE STRADALI

La sanatoria si applicherà limitatamente agli interessi, comprese le maggiorazioni di cui all’art. 27, comma 6, della Legge n. 689/1981.

RAPPORTO con le PRECEDENTI “ROTTAMAZIONI”

I debitori che hanno aderito alla definizione agevolata di cui all’art. 1 del D.L. n. 148/2018 e che entro il 7 dicembre 2018 effettuano il pagamento delle rate dovute ai fini di tale definizione – in scadenza nei mesi di luglio, settembre e ottobre 2018 – potranno usufruire del differimento automatico del versamento delle restanti somme dovute ai medesimi fini. Tale versamento dovrà essere effettuato in 10 rate consecutive di pari importo, con scadenza il 31 luglio e il 30 novembre di ciascun anno a decorrere dal 2019, con interessi calcolati al tasso dello 0,3 per cento annuo a partire dal 1° agosto 2019.

È precluso l’accesso alla nuova definizione agevolata ai soggetti che non provvederanno a versare le rate dovute per la definizione di cui all’art. 1 del D.L. n. 148/2017, che dovranno essere pagate entro il 7 dicembre 2018.

Relativamente ai debiti risultanti dai singoli carichi affidati agli agenti della riscossione dal 1° gennaio 2000 al 30 settembre 2017, i soggetti di cui all’art. 6, comma 13-ter , del D.L. 22 ottobre 2016, n. 193, convertito con modifiche dalla Legge 1° dicembre 2016, n. 225, sono tenuti ad effettuare il pagamento delle residue somme dovute ai fini delle definizioni agevolate previste dallo stesso art. 6 del D.L. n. 193/2016 e dall’art. 1, comma 4, del D.L. n. 148/2017, in 10 rate consecutive di pari importo, con scadenza il 31 luglio e il 30 novembre di ciascun anno a decorrere dal 2019. Su tali somme sono dovuti – dal 1° agosto 2019 – gli interessi allo 0,3 per cento annuo. A tal fine, entro il 30 giugno 2019 l’agente della riscossione invierà un’apposita comunicazione, unitamente ai bollettini precompilati.

Possono essere definiti anche i debiti relativi ai carichi già oggetto di precedenti “rottamazioni”, per le quali il debitore non ha perfezionato la definizione con l’integrale, tempestivo pagamento delle somme dovute a tal fine.

 

MICRO-CARTELLE (ART. 4)

AMBITO di APPLICAZIONE

La norma prevede l’annullamento automatico – alla data del 31 dicembre 2018 – dei debiti di importo residuo non superiore a 1.000, calcolato alla data del 24 ottobre 2018 e comprensivo di capitale, interessi per ritardata iscrizione a ruolo e sanzioni, risultanti dai singoli carichi affidati agli agenti della riscossione dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2010.

SOMME GIÀ VERSATE

La norma dispone inoltre quanto segue:

  • le somme versate anteriormente al 24 ottobre 2018 restano definitivamente acquisite;
  • le somme versate dal 24 ottobre 2018 sono imputate alle rate da corrispondersi per altri debiti eventualmente inclusi nella definizione agevolata anteriormente al versamento, oppure, in mancanza, a debiti scaduti o in scadenza e, in assenza anche di questi ultimi, sono rimborsate, ai sensi dell’art. 22, commi 1-bis, 1-ter e 1-quater, del D.Lgs. 13 aprile 1999, n. 112.

 

DEFINIZIONE AGEVOLATA delle LITI PENDENTI: CARATTERISTICHE (ART. 6)

AMBITO APPLICATIVO

Si deve trattare di controversie tributarie:

  • nelle quali sia parte l’Agenzia delle Entrate;
  • abbiano ad oggetto atti impositivi, pendenti in ogni stato e grado del giudizio, compreso quello in cassazione e anche a seguito di rinvio;
  • in cui il ricorso in primo grado sia stato notificato alla controparte entro il 24 ottobre 2018 e per le quali alla data della presentazione della domanda il processo non si sia concluso con pronuncia definitiva.

LITI ESCLUSE

Sono escluse dalla definizione le controversie:

  • relative ad atti privi di natura impositiva;
  • concernenti, anche solo in parte, le risorse proprie tradizionali Ue, l’Iva riscossa all’importazione e le somme dovute a titolo di recupero di aiuti di Stato.

DOMANDA

Dev’essere presentata dal soggetto che ha proposto l’atto introduttivo del giudizio o di chi vi è subentrato o ne ha comunque la legittimazione.

IMPORTI DOVUTI

In sede di conversione sono cambiate le misure dovute dal contribuente che intende accedere alla definizione agevolata delle liti fiscali pendenti. Si veda in particolare il seguente prospetto:

ADEMPIMENTO

VERSIONE del decreto pubblicata in Gazzetta Ufficiale (1)

VERSIONE del decreto approvata dal Senato (e quindi definitiva)

PERFEZIONAMENTO della DEFINIZIONE

Pagamento di un importo pari al valore della controversia; sono esclusi gli interessi, le sanzioni e gli altri accessori.

Identico.

Se l’Agenzia delle Entrate è soccombente nell’ultima o unica pronuncia giurisdizionale non cautelare depositata alla data del 24 ottobre 2018, la definizione può avvenire con il pagamento:

del 50 per cento del valore della controversia in caso di soccombenza nella pronuncia di primo grado

del 40 per cento del valore della controversia in caso di soccombenza nella pronuncia di primo grado

di 1/5 del valore, in caso di soccombenza nella pronuncia di secondo grado

del 15 per cento del valore, in caso di soccombenza nella pronuncia di secondo grado

Ricorso pendente iscritto nel primo grado

La controversia può essere definita con il pagamento del 90 per cento del valore della controversia

Accoglimento parziale del ricorso o comunque di soccombenza

ripartita tra il contribuente e l’Agenzia delle Entrate

L’importo del tributo al netto degli interessi e delle eventuali sanzioni è dovuto:

  • per intero relativamente alla parte di atto confermata dalla pronuncia giurisdizionale;
  • in misura ridotta per la parte di atto annullata.

Controversie tributarie pendenti innanzi alla Corte di Cassazione alla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto, per le quali l’Agenzia delle Entrate risulti soccombente in tutti i precedenti gradi di giudizio

Possono essere definite con il pagamento di un importo pari al 5 per cento del valore della controversia

(1) Ed entrata in vigore il 24 ottobre 2018.

 

 

VALORE della CONTROVERSIA

Il valore della controversia è stabilito ai sensi dell’art. 12, comma 2, del D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546.

LITI sulle SANZIONI NON COLLEGATE al TRIBUTO

Per le controversie riguardanti esclusivamente sanzioni non collegate al tributo, occorre il pagamento del:

  • 15 per cento del valore della controversia in caso di soccombenza dell’Agenzia nell’ultima o unica pronuncia giurisdizionale non cautelare sul merito o sull’ammissibilità dell’atto introduttivo del giudizio, depositata alla data del 24 ottobre 2018;
  • 40 per cento negli altri casi (soccombenza del contribuente, mancanza di una pronuncia, ecc.).

LITI sulle SANZIONI COLLEGATE al TRIBUTO

Per le controversie riguardanti esclusivamente sanzioni collegate al tributo cui si riferiscono, per la definizione non è dovuto alcun importo relativo alle sanzioni qualora il rapporto relativo ai tributi sia stato definito anche con modalità diverse dalla definizione in esame.

RATEIZZAZIONE

È ammessa fino a 20 rate trimestrali per importi sopra i 1.000 euro.

Il termine di pagamento delle rate successive alla prima scade il 31 agosto, 30 novembre, 28 febbraio e 31 maggio di ciascun anno a partire dal 2019.

Sulle rate successive alla prima, si applicano gli interessi legali calcolati dal 1° giugno 2019 alla data del versamento.

COMPENSAZIONE

Non è ammessa.

TERMINI

Le somme dovute per la definizione o la prima rata dovranno essere versate entro il 31 maggio 2019.

CONTROVERSIE AUTONOME

Occorre presentare una distinta domanda di definizione, entro il 31 maggio 2019, esente dall’imposta di bollo.

Per controversia autonoma, si intende quella relativa a ciascun atto impugnato.

ASSENZA di IMPORTI da VERSARE

Qualora non vi siano importi da versare, la definizione si perfeziona con la sola presentazione della domanda.

SOSPENSIONE delle LITI

Le controversie definibili sono sospese solo a seguito di apposita istanza al giudice nella quale il richiedente dichiara di volersi avvalere delle disposizioni in commento; in tal caso, il processo è sospeso fino al 10 giugno 2019.

Con il deposito, entro tale data, di copia della domanda di definizione e del versamento degli importi dovuti o della prima rata, si determina l’ulteriore sospensione del processo fino al 31 dicembre 2020.

SOSPENSIONE dei TERMINI di IMPUGNAZIONE

Per le controversie definibili, sono sospesi per 9 mesi i termini di impugnazione, anche incidentale, delle pronunce giurisdizionali e di riassunzione che scadono dal 24 ottobre 2018 al 31 luglio 2019.

RAPPORTI con la “ROTTAMAZIONE”

Qualora le somme interessate dalle controversie definibili siano oggetto di “rottamazione” ex art. 1, comma 4, del D.L. 16 ottobre 2017, n. 148, convertito con modifiche dalla Legge 4 dicembre 2017, n. 172, il perfezionamento della definizione della lite è subordinato al versamento entro il 7 dicembre 2018.

DINIEGO della DEFINIZIONE

Dovrà essere notificato entro il 31 luglio 2020 e potrà essere impugnato entro 60 giorni.

Il processo si estingue in mancanza di un’istanza di trattazione presentata entro il 31 dicembre 2020 dalla parte che ne ha interesse.

ENTI LOCALI

Entro il 31 marzo 2019 gli enti locali possono applicare la definizione agevolata in esame alle controversie nelle quali sono parte.

COOBLIGATI

La definizione che sia stata perfezionata dal coobbligato, produce effetti anche per gli altri, compresi quelli per i quali la controversia non sia più pendente.

 

DEFINIZIONE AGEVOLATA dei PVC (PROCESSI VERBALI di CONSTATAZIONE) (ART. 1)

CONDIZIONI

È possibile definire solo i verbali per i quali, alla data del 24 ottobre 2018, non è stato ancora notificato un avviso di accertamento o ricevuto un invito al contraddittorio di cui all’art. 5, comma 1, del D.Lgs. 19 giugno 1997, n. 218.

TERMINI

Sono definibili i processi verbali di constatazione notificati entro il 24 ottobre 2018, attraverso la presentazione – entro il 31 maggio 2019 – di una dichiarazione integrativa o della prima dichiarazione, e il versamento – entro il 31 maggio 2019 – in unica soluzione  o della prima rata delle imposte autoliquidate.

 

Rateazione

È ammesso il versamento in un numero massimo di 20 rate. In sede di conversione è stato previsto che le rate successive alla prima debbano essere versate entro l’ultimo giorno di ciascun trimestre. Sull’importo delle rate successive alla prima sono dovuti gli interessi legali calcolati dal giorno successivo al termine per il versamento della prima rata.

Fatta eccezione per quanto disposto sopra con riferimento agli interessi legali, non devono essere versati altri interessi e sanzioni.

COMPENSAZIONE

È esclusa.

TERMINI DI ACCERTAMENTO

Con riferimento ai periodi d’imposta fino al 31 dicembre 2015, oggetto dei processi verbali di constatazione di cui sopra, sono prorogati di due anni i termini di cui all’art. 43 del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, all’art. 57del D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633 e all’art. 20, comma 1, del D.Lgs. 18 dicembre 1997, n. 472.

 

DEFINIZIONE AGEVOLATA degli ATTI del PROCEDIMENTO di ACCERTAMENTO (ART. 2)

ATTI DEFINIBILI

La norma prevede la possibilità di accedere alla definizione agevolata anche per i seguenti atti, se notificati entro il 24 ottobre 2018 (semprechè non vengano impugnati e siano ancora impugnabili alla stessa data):

  • avvisi di accertamento;
  • avvisi di rettifica e di liquidazione;
  • atti di recupero.

 

Disciplina

In materia è intervenuto il Provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate 9 novembre 2018, n. 298724.

IMPORTI DOVUTI

La definizione agevolata si perfeziona con il versamento delle somme dovute per le sole imposte, senza le sanzioni, gli interessi e gli eventuali accessori, entro il 23 novembre 2018 o, se più ampio, entro il termine di cui all’art. 15, comma 1, del D.Lgs. 19 giugno 1997, n. 218, che residua dopo la medesima data.

INVITI al CONTRADDITTORIO

Le somme contenute negli inviti al contraddittorio di cui agli articoli 5, comma 1, lettera c), e 11, comma 1, lettera b-bis), del D.Lgs. n. 218/1997, notificati entro il 24 ottobre 2018, potevano essere definiti con il pagamento delle somme dovute per le sole imposte, senza le sanzioni, gli interessi e gli eventuali accessori, entro il 23 novembre 2018.

ACCERTAMENTI con ADESIONE

Gli accertamenti con adesione sottoscritti entro il 24 ottobre 2018 potevano essere perfezionati con il pagamento, entro il termine di cui all’art. 8, comma 1, del D.Lgs. n. 218/1997, delle sole imposte, senza le sanzioni, gli interessi e gli eventuali accessori.

PAGAMENTO RATEALE

Per tutte le definizioni di cui sopra è possibile optare per il versamento rateale, fino a 20 rate trimestrali di pari importo.

COMPENSAZIONE

È vietata.

VOLUNTARY DISCLOSURE

Gli atti emessi nell’ambito della procedura di collaborazione volontaria di cui all’art. 5-quater del D.L. 28 giugno 1990, n. 167, convertito con modifiche dalla Legge 4 agosto 1990, n. 227, sono esclusi dalla definizione agevolata.

 

DICHIARAZIONE INTEGRATIVA SPECIALE (ART. 9)

Nel corso dei lavori parlamentari è stata soppressa la norma che consentiva la presentazione di una dichiarazione integrativa speciale per le annualità pregresse.

 

DEFINIZIONE delle IRREGOLARITÀ FORMALI (ART. 9)

AMBITO APPLICATIVO

In sede di conversione del decreto è stato riscritto l’art. 9: la norma prevede ora la possibilità di accedere alla definizione agevolata delle violazioni di natura formale, che:

  • non rilevano sulla determinazione della base imponibile ai fini delle imposte sui redditi, dell’Iva e dell’Irap e sul pagamento dei tributi;
  • sono state commesse fino al 24 ottobre 2018.

 

Disciplina attuativa

Sarà contenuta in un apposito provvedimento.

VERSAMENTO

200 euro per ciascun periodo d’imposta cui si riferiscono le violazioni.

 

Rateazione

Il versamento dovrà essere effettuato in due rate di pari importo, entro il 31 maggio 2019 e il 2 marzo 2020.

VOLUNTARY DISCLOSURE

Sono esclusi dalla sanatoria gli atti di contestazione o irrogazione delle sanzioni emessi nell’ambito della voluntary disclosure (di cui all’art. 5-quater del D.L. 28 giugno 1990, n. 167, convertito con modifiche dalla Legge 4 agosto 1990, n. 227).

ATTIVITÀ ESTERE

La norma preclude inoltre l’accesso alla definizione agevolata per l’emersione di attività finanziarie e patrimoniali costituite o detenute all’estero.

VIOLAZIONI GIÀ CONTESTATE

Sono escluse dalla sanatoria in esame le violazioni che risultino già contestate in atti divenuti definitivi alla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto.

NOTIFICA della CONTESTAZIONE

Per le violazioni commesse fino al 31 dicembre 2015, oggetto di pvc, sono prorogati di 2 anni i termini per la notifica della contestazione (di cui all’art. 20, comma 1, del D.Lgs. 18 dicembre 1997, n. 472).

 

DEFINIZIONE AGEVOLATA per SOCIETÀ ed ASSOCIAZIONI SPORTIVE DILETTANTISTICHE (ART. 7)

DEFINIZIONE AGEVOLATA degli ATTI del PROCEDIMENTO di ACCERTAMENTO (1)

Sono ammesse anche le società ed associazioni sportive dilettantistiche che risultino iscritte al Coni alla data del 31 dicembre 2017: a tal fine occorre versare un importo pari al:

  • 50 per cento delle maggiori imposte accertate (per l’Iva si veda sotto);
  • 5 per cento delle sanzioni irrogate e degli interessi dovuti.

L’Iva è però dovuta per intero.

DEFINIZIONE AGEVOLATA delle LITI PENDENTI (1)

Si perfeziona con il versamento di un importo pari al:

  • 40 per cento del valore della lite e al 5 per cento delle sanzioni e degli interessi accertati nel caso in cui, alla data del 24 ottobre 2018, questa penda ancora nel primo grado di giudizio;
  • 10 per cento del valore della lite e al 5 per cento delle sanzioni e degli interessi accertati, in caso di soccombenza in giudizio del Fisco nell’ultima o unica pronuncia giurisdizionale resa e non ancora definitiva alla data del 24 ottobre 2018;
  • 50 per cento del valore della lite e al 10 per cento delle sanzioni e interessi accertati in caso di soccombenza in giudizio della società o associazione sportiva nell’ultima o unica pronuncia giurisdizionale resa e non ancora definitiva al 24 ottobre 2018.

 

DEFINIZIONE AGEVOLATA di IVA e DAZI all’IMPORTAZIONE (ART. 5)

AMBITO APPLICATIVO

Possono essere oggetto di definizione agevolata i carichi affidati dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli alla riscossione dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2017 a titolo di risorse proprie dell’Unione europea (quindi dazi) e di Iva riscossa all’importazione.

TERMINE per la DOMANDA di ADESIONE

30 aprile 2019

 

MODELLO

DA-2018-D

MODALITÀ di PRESENTAZIONE dell’ISTANZA

La domanda può essere:

  • consegnata agli sportelli di Agenzia delle Entrate-Riscossione

oppure

  • inviata tramite pec insieme alla fotocopia del documento di identità, all’indirizzo pec della Direzione regionale di riferimento. (1)

ADEMPIMENTI dell’AGENZIA delle ENTRATE-RISCOSSIONE

Entro il 31 luglio 2019 saranno inviati la “Comunicazione delle somme dovute” e i bollettini di pagamento con le singole scadenze.

IMPORTI DOVUTI

Il contribuente è tenuto a pagare:

  • il capitale, e quindi il tributo;
  • gli interessi per ritardata iscrizione a ruolo;
  • le spese sostenute dall’agente della riscossione;
  • un importo a titolo di interessi di mora. (2)

TERMINI di VERSAMENTO

Queste le scadenze:

  • I o unica rata: 30 settembre 2019
  • II rata: 30 novembre 2019
  • Versamenti successivi: (3) 31 luglio e 30 novembre di ciascun anno.

MODALITÀ di PAGAMENTO

Sono le medesime viste sopra.

(1) Il cui elenco è pubblicato a pag. 4 del modello DA-2018-D e pubblicato sul portale web.
(2) Che sarà determinato dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli.
(3) Massimo altre 8 rate; quindi in totale 5 anni.

 

NOVITÀ in MATERIA di FATTURAZIONE

FATTURA ELETTRONICA – SANZIONI (ART. 10)

Esclusa l’applicazione di sanzioni per il primo semestre del periodo d’imposta 2019 in caso di emissione della fattura elettronica oltre il termine, ma comunque nei termini relativi alla liquidazione periodica Iva (mensile o trimestrale): così dispone il nuovo art. 1, comma 6, del D.Lgs. 5 agosto 2015, n. 127.

Si applicano invece le sanzioni nella misura del 20 per cento se la fattura emessa tardivamente partecipa alla liquidazione periodica del mese o trimestre successivo. 

In sede di conversione in legge è stato previsto che per i contribuentiche effettuano la liquidazione periodica Iva con cadenza mensile tale norma si applica fino al 30 settembre 2019.

 

Cessionario

Se il cessionario ha detratto l’imposta in assenza di una fattura elettronica, nei confronti del medesimo non si applicano le sanzioni qualora il documento venga emesso entro i termini della propria liquidazione periodica.

FATTURA ELETRONICA – ESCLUSIONI – TERZO SETTORE (ART. 10)

In sede di conversione in legge è stato previsto che sono esonerati dall’obbligo di fatturazione elettronica i soggetti passivi che hanno esercitato l’opzione di cui agli articoli 1 e 2 della Legge 16 dicembre 1991, n. 398, e che nel periodo d’imposta precedente hanno conseguito dall’esercizio di attività commerciali proventi per un importo non superiore a 65mila euro (art. 1, comma 3, D.Lgs. 5 agosto 2015, n. 127). La norma precisa inoltre che detti soggetti, se nel periodo d’imposta precedente hanno conseguito dall’esercizio di attività commerciali proventi per un importo superiore a 65mila euro, sono tenuti ad assicurare che la fattura sia emessa per loro conto dal cessionario o committente soggetto passivo Iva.

Gli obblighi di fatturazione e registrazione relativi a contratti di sponsorizzazione e pubblicità in capo a soggetti di cui agli articoli 1 e 2 della Legge n. 398/1991, nei confronti di soggetti passivi stabiliti in Italia, sono adempiuti dai cessionari.

FATTURA ELETTRONICA – CONSERVAZIONE – SOGEI (ART. 10)

La disposizione, introdotta in sede di conversione in legge, prevede che per il servizio di conservazione gratuito delle fatture elettroniche, reso disponibile dall’Agenzia delle Entrate, Sogei S.p.a. non può avvalersi di soggetti terzi (art. 1, comma 6-bis, D.Lgs. 5 agosto 2015, n. 127).

FATTURA ELETTRONICA – OPERATORI SANITARI (ART. 10-BIS)

La norma – introdotta in sede di conversione in legge – prevede che per il periodo d’imposta 2019, sono esonerati dagli obblighi di fatturazione elettronica i soggetti tenuti all’invio dei dati al Sistema tessera sanitaria (Sts), ai fini della dichiarazione dei redditi precompilata. L’esonero, peraltro, è limitato alle fatture i cui dati sono inviati al Sistema tessera sanitaria.

FATTURA ELETTRONICA – OPERATORI che OFFRONO SERVIZI di PUBBLICA UTILITA’ (ART. 10-TER)

La norma – introdotta in sede di conversione – demanda ad un successivo provvedimento dell’Agenzia delle Entrate la definizione delle regole tecniche per l’emissione delle fatture elettroniche tramite il Sistema di interscambio (SdI) da parte dei soggetti passivi Iva che forniscono servizi disciplinati dai DD.MM. 24 ottobre 2000, n. 366, e 24 ottobre 2000, n. 370, nei confronti dei soggetti persone fisiche che non operano nell’ambito di attività d’impresa, arte e professione (art. 1, comma 6-quater, D.Lgs. 5 agosto 2015, n. 127).

Tali regole tecniche, peraltro, si applicheranno esclusivamente per le fatture elettroniche emesse nei confronti dei consumatori finali con i quali sono stati stipulati contratti prima del 1° gennaio 2005 e dei quali non è stato possibile identificare il codice fiscale.

EMISSIONE delle FATTURE (ART. 11)

Dal 1° luglio 2019, le fatture potranno essere emesse entro 10 giorni dall’effettuazione dell’operazione (art. 21, comma 4, del D.P.R. n. 633/1972).

REGISTRAZIONE delle FATTURE EMESSE (ART. 12)

Tutte le fatture emesse devono essere annotate entro il giorno 15 del mese successivo a quello di effettuazione dell’operazione (art. 23, comma 1, del D.P.R. n. 633/1972).

È peraltro confermata la deroga contenuta nell’art. 21, comma 4, terzo periodo, lettera b), del D.P.R. n. 633/1972.

NUMERAZIONE PROGRESSIVA delle FATTURE (ART. 13)

Viene abrogata (art. 25, comma 1, del D.P.R. n. 633/1972).

DETRAZIONE IVA (ART. 14)

Il diritto alla detrazione può essere esercitato per tutte le fatture ricevute ed annotate entro il giorno 15 del mese successivo a quello di effettuazione dell’operazione (art. 1, comma 1, del D.P.R. 23 marzo 1998, n. 100).

La medesima facoltà non è ammessa con riferimento alle operazioni effettuate in un anno di imposta le cui fatture di acquisto sono ricevute nell’anno successivo.

REGISTRI IVA – SEMPLIFICAZIONI ed ESONERI (ART. 15)

A partire dalle operazioni Iva 2020, l’Agenzia delle Entrate metterà a disposizione di tutti i soggetti passivi Iva residenti e stabiliti in Italia, in un’apposita area riservata del proprio sito internet, le bozze dei seguenti documenti:

  • registri delle fatture emesse e degli acquisti (di cui agli articoli 23 e 25 del D.P.R. n. 633/72);
  • liquidazione periodica Iva;
  • dichiarazione annuale Iva.

 

Esoneri

Per i soggetti passivi Iva che – anche tramite gli intermediari di cui all’art. 3, comma 3, del D.P.R. 22 luglio 1998, n. 322 – convalidano o integrano i dati contenuti in tali bozze, viene meno l’obbligo di tenuta dei citati registri di cui agli articoli 23 e 25 del decreto Iva, fatta salva la tenuta del registro dei ricavi dei soggetti in contabilità semplificata (ex art. 18, comma 2, del D.P.R. n. 600/1973).

Permane comunque l’obbligo di tenere i registri Iva per i soggetti che optano per la tenuta dei registri secondo le modalità di cui all’art. 18, comma 5, del D.P.R. 600/1973 (art. 4, D.Lgs. 5 agosto 2015, n. 127).

INVIO dei CORRISPETTIVI (ART. 17)

Viene introdotto l’obbligo generalizzato di memorizzazione e trasmissione telematica dei corrispettivi. Viene quindi superato l’attuale regime opzionale di memorizzazione e trasmissione telematica dei corrispettivi (art. 2, D.Lgs. 5 agosto 2015, n. 127).

 A tal fine gli operatori dovranno dotarsi di strumenti hardware e software (i cosiddetti Registratori Telematici – RT).

 

Decorrenza

Tale obbligo entrerà in vigore:

  • dal 1° luglio 2019 per i soggetti con un volume d’affari superiore a 400 mila euro;
  • dal 1° gennaio 2020, per tutti gli altri.

“LOTTERIA dei CORRISPETTIVI” (ART. 18)

Partirà dal 1° gennaio 2020.

Si ricorda che l’iniziativa è prevista dall’art. 1, commi da 537 a 544, della Legge 11 dicembre 2016, n. 232 (Legge di Bilancio 2017).

 

REVERSE CHARGE “FACOLTATIVO” (ART. 2, COMMA 2-BIS)

PROROGA

Disposta la proroga al 30 giugno 2022 dell’applicazione del reverse charge “facoltativo”. La norma, in particolare, modifica l’art. 17, comma 8, del D.P.R. n. 633/1972, il quale attualmente dispone che l’inversione contabile “facoltativa” Iva per alcune operazioni specifiche si applichi fino al 31 dicembre 2018.

Al riguardo si ricorda che:

  • per le operazioni di cui all’art. 199 della Direttiva 2006/112/CE, l’applicazione dell’inversione contabile può essere adottata dagli Stati membri senza la necessità di un’autorizzazione preventiva, essendo sufficiente una semplice comunicazione al Comitato Iva di cui all’art. 398 della medesima Direttiva;
  • il successivo art. 199-bis della Direttiva 2006/112/CE ha individuato ulteriori fattispecie rispetto alle quali gli Stati membri possono decidere di applicare il meccanismo del reverse charge (previa comunicazione al Comitato Iva);
  • l’art. 17, comma 6, lettere b), c), d-bis), d-ter) e d-quater), del decreto Iva, indica le categorie di beni e servizi per le quali l’Italia ha inteso far uso della deroga. Si tratta delle seguenti attività:
    1. cessioni di telefoni cellulari, esclusi componenti e accessori;
    2. cessioni di dispositivi a circuito integrato, quali microprocessori e unità centrali di elaborazione, effettuate prima della loro installazione in prodotti destinati al consumatore finale (sono peraltro esclusi i computer e i loro accessori);
    3. cessioni di console da gioco, tablet PC e laptop;
    4. trasferimenti di quote di emissioni di gas a effetto serra trasferibili;
    5. trasferimenti di altre unità utilizzabili dai gestori per conformarsi alla citata Direttiva 2003/87/CE e di certificati relativi al gas e all’energia elettrica;
    6. cessioni di gas e di energia elettrica a un soggetto passivo-rivenditore.

 

ASSEGNI PRIVI della CLAUSOLA di NON TRASFERIBILITÀ (ART. 9-BIS)

SANZIONI

In sede di conversione è stata introdotta una norma che – attraverso l’inserimento del comma 1-bis all’art. 63 del D.Lgs. 21 novembre 2007, n. 231 – modifica la disciplina sanzionatoria relativa all’emissione di assegni privi della clausola di non trasferibilità. Si prevede in particolare che per tale violazione, se l’importo è inferiore a 30mila euro, l’entità della sanzione minima è pari al 10 per cento dell’importo trasferito.

La regola si applica:
• qualora ricorrano le circostanze di minore gravità della violazione, accertate ai sensi dell’art. 67 del richiamato D.Lgs. n. 231/2007;
• anche ai procedimenti amministrativi in corso al 24 ottobre 2018.

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